Il matrimonio con il Profeta Muhammad ﷺ, il contesto storico e la donna che divenne una delle maggiori autorità dell'Islam
"Oltre il velo" è una serie di sette approfondimenti promossa dalla European Muslims League (EML) per affrontare, senza pregiudizi e con il supporto del Corano, delle fonti storiche e di dati internazionali, alcune delle domande più controverse sulla donna nell'Islam e nelle società contemporanee.
Nel precedente approfondimento abbiamo parlato di Afghanistan, matrimoni precoci e mutilazioni genitali femminili, cercando di distinguere religione, cultura, storia e politica.
Ma parlando di matrimonio in giovane età, inevitabilmente emerge una delle domande più controverse rivolte ai musulmani:
quanti anni aveva ʿĀʾisha (ra) quando sposò il Profeta Muhammad ﷺ?
È una domanda legittima.
E proprio perché è delicata non dovrebbe ricevere né una risposta aggressiva né una risposta costruita per nascondere ciò che riportano le fonti.
Che cosa riportano le fonti tradizionali?
Le più conosciute raccolte sunnite di hadith, tra cui Ṣaḥīḥ al-Bukhārī e Ṣaḥīḥ Muslim, riportano narrazioni secondo le quali il contratto matrimoniale fu concluso quando ʿĀʾisha era molto giovane e la vita coniugale ebbe inizio successivamente.
La versione tradizionalmente più conosciuta riporta sei anni al momento del contratto e nove all'inizio della vita matrimoniale.
Questo dato appartiene alla tradizione sunnita classica e sarebbe intellettualmente scorretto cancellarlo soltanto perché oggi suscita interrogativi.
Esistono tuttavia studiosi contemporanei che hanno proposto ricostruzioni cronologiche differenti, sostenendo un'età maggiore, e la stessa formazione storica delle narrazioni sull'età di ʿĀʾisha è stata oggetto di recente ricerca accademica.
Non sarebbe corretto trasformare queste ricostruzioni alternative in una nuova certezza.
Dobbiamo quindi distinguere ciò che la tradizione classica tramanda da ciò che la ricerca contemporanea discute.
Possiamo giudicare il VII secolo con le categorie del XXI?
Qui nasce il problema più difficile.
Il matrimonio ebbe luogo nell'Arabia di circa quattordici secoli fa.
Le strutture familiari, le consuetudini matrimoniali, il concetto sociale dell'età, le condizioni di vita e il passaggio dall'infanzia all'età adulta erano profondamente differenti da quelli delle società contemporanee.
Matrimoni in età che oggi giudicheremmo precoci non costituiscono una peculiarità della storia islamica.
Sono esistiti, in forme differenti, in numerose civiltà e società del passato.
Questo non significa affermare che "una volta si faceva, quindi oggi è giusto farlo".
Significa una cosa molto diversa:
per comprendere un avvenimento storico dobbiamo prima collocarlo nel tempo in cui è avvenuto.
Perché i contemporanei non ne fecero la polemica di oggi?
C'è poi un elemento che merita attenzione.
Muhammad ﷺ ebbe avversari durissimi.
Fu accusato, contestato e combattuto.
Eppure nelle principali fonti antiche non emerge che l'età di ʿĀʾisha sia diventata per i suoi avversari contemporanei l'accusa morale che rappresenta in alcune polemiche moderne.
Questo non costituisce da solo una prova morale.
È però un'importante indicazione storica: una società deve essere compresa anche attraverso le categorie e le consuetudini della propria epoca.
Ciò che oggi provoca immediatamente una determinata reazione non necessariamente veniva percepito nello stesso modo in una società del VII secolo.
"Pedofilia": possiamo utilizzare questa parola?
Anche qui occorre grande prudenza.
“Pedofilia” non è semplicemente un sinonimo moderno di “matrimonio avvenuto in giovane età”.
Nella medicina e nella psicologia contemporanee il termine indica una specifica condizione relativa all'attrazione sessuale verso bambini prepuberi.
Utilizzare automaticamente una categoria clinica contemporanea come diagnosi retrospettiva di una persona vissuta nel VII secolo, sulla sola base di un matrimonio tramandato dalle fonti, non costituisce un metodo storico rigoroso.
Questo non impedisce a una persona contemporanea di provare disagio leggendo quelle narrazioni.
Quel disagio può essere compreso e discusso.
Ma un giudizio storico serio richiede qualcosa di più di una parola utilizzata come insulto.
Ma chi era veramente ʿĀʾisha?
Ed è qui che la discussione cambia completamente prospettiva.
Se conosciamo ʿĀʾisha soltanto attraverso la domanda sulla sua età matrimoniale, conosciamo una piccolissima parte della sua storia.
ʿĀʾisha bint Abī Bakr (ra), figlia di Abū Bakr, uno dei più stretti Compagni del Profeta e futuro primo Califfo, sopravvisse a Muhammad ﷺ per molti decenni.
E divenne una delle figure intellettuali più importanti dell'Islam delle origini.
2.210 hadith
La tradizione islamica attribuisce a ʿĀʾisha 2.210 narrazioni di hadith.
È un numero straordinario.
Ma ancora più importante del numero è ciò che rappresenta.
Attraverso ʿĀʾisha sono state trasmesse informazioni sulla preghiera, sulla purificazione, sulla vita familiare, sul comportamento, sulla spiritualità e sulla vita privata del Profeta ﷺ che difficilmente altri avrebbero potuto conoscere.
ʿĀʾisha non fu quindi soltanto una persona della quale altri raccontarono la storia.
Fu lei stessa una narratrice della storia.
Una donna che insegnava agli uomini
Questo elemento merita particolare attenzione proprio in una serie dedicata alla presunta sottomissione della donna musulmana.
ʿĀʾisha divenne una fonte di conoscenza per le generazioni successive.
Compagni del Profeta e studiosi si rivolgevano a lei per chiarimenti su questioni religiose e giuridiche.
Conosceva la Sunnah, la genealogia, la poesia e aspetti della medicina del suo tempo.
Non rappresentava una presenza muta nella propria casa.
Partecipò alla vita intellettuale e anche agli avvenimenti politici della prima comunità musulmana.
Su alcune questioni corresse persino interpretazioni e narrazioni attribuite ad altri Compagni.
Questo dovrebbe almeno indurci a riflettere quando la donna delle origini islamiche viene rappresentata esclusivamente come una persona alla quale era vietato pensare, insegnare o intervenire nella società.
E il suo rapporto con Muhammad ﷺ?
Le fonti islamiche conservano numerosi racconti della vita quotidiana fra ʿĀʾisha e il Profeta ﷺ.
Vi troviamo dialoghi, momenti di affetto, gelosia, discussioni, insegnamento e vita familiare.
ʿĀʾisha parlò per decenni di Muhammad ﷺ dopo la sua morte e divenne una delle principali fonti attraverso le quali i musulmani hanno conosciuto la sua dimensione privata e familiare.
È importante raccontarlo perché restituisce a ʿĀʾisha qualcosa che spesso le viene sottratto nelle polemiche contemporanee:
la sua voce.
Non dobbiamo parlare soltanto di lei.
Dobbiamo anche ricordare quanto della tradizione islamica sia arrivato fino a noi attraverso di lei.
Comprendere non significa riprodurre
Arriviamo infine alla questione contemporanea.
Può il matrimonio di ʿĀʾisha essere utilizzato oggi per sostenere il matrimonio di bambine?
La risposta richiede di distinguere storia e presente.
Le società contemporanee dispongono di conoscenze sulla crescita fisica e psicologica, sistemi educativi, registri anagrafici, legislazioni di tutela dell'infanzia e strumenti di protezione che appartengono a un contesto completamente differente.
La tutela della minore, la sua salute, la sua istruzione, la sua maturità e il suo consenso autentico devono essere salvaguardati.
Il principio islamico:
“Lā ḍarar wa lā ḍirār”
— non arrecare danno né ricambiare il danno con il danno — rimane un criterio fondamentale.
Perciò possiamo rispettare profondamente Muhammad ﷺ e ʿĀʾisha (ra), riconoscere ciò che tramandano le fonti classiche e contemporaneamente sostenere la protezione delle bambine nelle società di oggi.
Non esiste contraddizione se comprendiamo una distinzione essenziale:
comprendere la storia non significa copiarla.
Restituire ʿĀʾisha alla storia
Forse il problema più grande della polemica contemporanea è che una delle donne più influenti della storia islamica viene ridotta a un numero:
nove.
Ma dopo quel numero vengono decenni di vita.
Vengono 2.210 hadith.
Vengono insegnamento, memoria, diritto, conoscenza, dibattito e partecipazione alla storia della prima comunità musulmana.
Si può discutere della sua età.
Si devono studiare criticamente le fonti.
Si può anche interrogare la storia con la sensibilità dell'uomo contemporaneo.
Ma non possiamo ridurre un'intera donna a un'età matrimoniale.
ʿĀʾisha fu moglie del Profeta Muhammad ﷺ.
Ma fu anche studiosa, trasmettitrice, maestra e protagonista della storia islamica.
Ed è forse proprio questo uno degli insegnamenti più importanti della sua vita:
una donna non dovrebbe mai essere raccontata soltanto attraverso l'uomo che ha sposato.
Dovrebbe essere ricordata anche per ciò che ha conosciuto, ciò che ha insegnato e ciò che ha lasciato alla storia.
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Nel prossimo episodio di “OLTRE IL VELO”
5 di 7 – Il denaro della donna musulmana: chi mantiene chi?
Può una donna musulmana lavorare?
Chi possiede il suo stipendio?
È obbligata a pagare le spese familiari?
E perché in alcune società del Golfo è così diffuso il personale domestico?
Essere mantenuta significa necessariamente essere sottomessa?
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Alfredo Maiolese
Presidente – European Muslims League (EML)
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