sabato 15 agosto 2026

OLTRE IL VELO – 9 di 9 SI PUÒ VIVERE SENZA DIO?



Due prospettive sulla vita, sulla morale, sulla morte e sull’Aldilà

“Oltre il velo” è una serie di nove approfondimenti promossa dalla European Muslims League (EML) per affrontare, senza pregiudizi, alcune delle grandi domande sulla donna, sull’uomo, sulla famiglia, sulla libertà, sulla responsabilità e, infine, sul significato stesso della nostra esistenza.

Siamo arrivati all’ultimo episodio.

Abbiamo iniziato parlando di una donna con il velo.

Abbiamo parlato di hijab e bikini, Afghanistan e Indonesia, ʿĀʾisha, matrimonio e adulterio, famiglia e poligamia, libertà e responsabilità.

Ma dietro ognuna di queste questioni ne abbiamo incontrata un’altra.

Perché scegliamo?

Perché esistono dei limiti?

Perché dovremmo essere giusti quando potremmo ottenere un vantaggio comportandoci ingiustamente?

Perché rimanere fedeli quando nessuno potrebbe scoprire un tradimento?

Perché fare il bene?

E soprattutto:

perché siamo qui?

A questo punto siamo andati veramente “oltre il velo”.

Non quello che può coprire il capo di una donna.

Ma quello che separa ciò che vediamo dalla domanda su ciò che potrebbe esistere oltre la nostra vita.


SI PUÒ VIVERE SENZA CREDERE IN DIO?

Certamente sì.

Milioni di esseri umani lo fanno.

Una persona atea può amare profondamente.

Può essere fedele al proprio coniuge.

Può sacrificarsi per i propri figli.

Può assistere un malato.

Può aiutare uno sconosciuto.

Può difendere la giustizia.

Può dedicare la propria vita alla scienza, alla medicina, alla pace o agli altri esseri umani.

Può possedere principi morali profondissimi.

Sarebbe quindi scorretto sostenere che senza fede non possa esistere moralità.

Il credente non possiede il monopolio della bontà.

E il semplice fatto di dichiararsi credente non rende automaticamente buona una persona.

La storia ci ha mostrato uomini religiosi capaci di commettere ingiustizie e persone senza fede capaci di straordinaria generosità.

La domanda interessante è dunque un’altra.


DA DOVE VIENE IL SIGNIFICATO?

Per una persona non credente, il significato della vita può nascere dalla vita stessa.

Dall’amore.

Dalla famiglia.

Dalla conoscenza.

Dall’amicizia.

Dalla solidarietà.

Dalla costruzione di qualcosa che rimarrà dopo di noi.

Dal contribuire al benessere dell’umanità.

Dal lasciare ai nostri figli un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto.

È una prospettiva che merita rispetto.

Ma il credente pone un’altra domanda:

tutto questo esaurisce veramente il significato della nostra esistenza?


SE TUTTO FINISCE CON LA MORTE

Immaginiamo per un momento che non esista nulla dopo la morte.

Nasciamo.

Viviamo alcuni decenni.

Amiamo.

Soffriamo.

Costruiamo.

Perdiamo persone che amiamo.

Invecchiamo.

E moriamo.

Possiamo lasciare figli, opere, ricordi e idee.

Ma un giorno moriranno anche coloro che ci hanno conosciuto.

Questa constatazione non dimostra che una vita senza Dio sia priva di significato.

Molti filosofi sostengono precisamente il contrario.

Ma pone una domanda inevitabile:

esiste un significato ultimo che supera la durata della nostra esistenza?


E LE INGIUSTIZIE CHE NON VENGONO MAI PUNITE?

Esiste poi una domanda ancora più difficile.

Non tutte le vittime ricevono giustizia.

Esistono uomini che commettono atrocità e muoiono senza essere condannati.

Esistono innocenti che soffrono senza ricevere riparazione.

Esistono bambini che muoiono senza avere avuto la possibilità di vivere veramente.

Se la morte rappresenta la conclusione definitiva di tutto, alcune ingiustizie rimarranno semplicemente senza risposta.

La fede introduce una prospettiva radicalmente differente.

Dice che la giustizia umana è necessaria, ma non è l’ultima giustizia.

Che il tribunale degli uomini non è l’ultimo tribunale.

Che nessun bene viene definitivamente perduto.

E che nessuna ingiustizia viene definitivamente dimenticata.


LA PROSPETTIVA DEL CREDENTE

Per il musulmano, l’essere umano non è il prodotto di un’esistenza priva di finalità.

Allah dice nel Corano:

“Pensavate che vi avessimo creati invano e che non sareste stati ricondotti a Noi?”
Corano 23:115

Da questa prospettiva la vita non è un incidente privo di significato.

È un passaggio.

Una responsabilità.

Una prova.

Il Corano afferma:

“Colui che ha creato la morte e la vita per mettervi alla prova e vedere chi di voi meglio opera.”
Corano 67:2

Questo cambia radicalmente il modo di guardare alla vita.

Se questa esistenza è tutto ciò che possediamo, la morte chiude la nostra storia.

Se invece esiste un Aldilà, la morte non rappresenta la cancellazione della persona.

Rappresenta un passaggio.


ESSERE OSSERVATI QUANDO NESSUNO CI VEDE

Nel precedente episodio abbiamo posto una domanda:

se nessuno ci vede, siamo ancora responsabili?

È forse qui che la fede manifesta una delle sue conseguenze più profonde.

Posso ingannare un giudice.

Posso mentire alla mia famiglia.

Posso nascondere denaro.

Posso tradire senza essere scoperto.

Posso costruire un’immagine pubblica completamente diversa dalla mia vita privata.

Ma se credo in Dio, esiste uno spazio nel quale non posso nascondermi:

la mia coscienza davanti al Creatore.

Per il credente la morale non comincia quando arriva la polizia.

Non termina quando nessuno sta guardando.

La responsabilità continua anche nella solitudine.


MA ALLORA IL CREDENTE FA IL BENE SOLTANTO PER PAURA?

No.

Se la religione fosse soltanto paura della punizione, avremmo ridotto la fede a un sistema di sorveglianza.

Nell’Islam esistono timore, speranza e amore.

Il credente teme di commettere ingiustizia.

Spera nella misericordia di Allah.

Ma cerca anche il bene perché riconosce che il bene possiede valore davanti al Creatore.

Fare il bene soltanto per ottenere una ricompensa rappresenterebbe una comprensione molto povera della spiritualità.

La fede dovrebbe trasformare il comportamento anche quando nessuno applaude.


E SE DIO NON ESISTESSE?

È una domanda che un credente non dovrebbe avere paura di ascoltare.

L’ateo può dire:

non ho bisogno di una ricompensa eterna per amare mio figlio.

Non ho bisogno del Paradiso per aiutare un uomo che soffre.

Non ho bisogno della paura dell’Inferno per sapere che uccidere un innocente è sbagliato.

È un’obiezione seria.

E merita una risposta seria.

Il punto della fede non è affermare che l’ateo sia incapace di riconoscere il bene.

La domanda del credente è differente:

perché esistono il bene e il male come qualcosa che pretende di andare oltre il nostro interesse personale?

E soprattutto:

la nostra capacità di riconoscere il bene è soltanto il risultato della nostra storia biologica e sociale oppure indica qualcosa di più profondo?

Qui non esiste una frase capace di chiudere migliaia di anni di filosofia.

Esistono due prospettive che continuano a interrogarsi.


E SE DIO ESISTESSE?

Ma anche il non credente può concedersi, almeno per un istante, la domanda opposta.

E se Dio esistesse?

E se la coscienza non fosse soltanto materia?

E se la morte non fosse la fine?

E se ogni persona incontrata avesse una dignità che supera persino la propria esistenza biologica?

E se ogni ingiustizia dovesse un giorno essere giudicata?

E se ogni gesto di bene, anche quello che nessuno ha visto, avesse un valore eterno?

Il Corano afferma:

“Chi avrà fatto anche solo il peso di un atomo di bene lo vedrà.

E chi avrà fatto anche solo il peso di un atomo di male lo vedrà.”
Corano 99:7-8

Per il credente questa è una delle risposte più potenti al problema dell’apparente inutilità del bene nascosto.

Nulla è inutile.

Nulla è dimenticato.


LA FEDE NON CANCELLA LE DOMANDE

Credere non significa possedere tutte le risposte.

Anche il credente si domanda perché esista la sofferenza.

Perché muoiano i bambini.

Perché Dio permetta alcune tragedie.

Perché una preghiera sembri non ricevere risposta.

Perché alcune persone buone soffrano mentre altre, ingiuste, prosperino.

La fede non elimina automaticamente queste domande.

Offre una prospettiva dalla quale affrontarle.

Allo stesso modo, il non credente deve confrontarsi con altre domande:

perché esiste qualcosa invece del nulla?

Da dove nasce la coscienza?

Esiste una morale oggettiva?

Che cosa significa veramente morire?

Nessuna delle due prospettive dovrebbe essere caricaturizzata.


NON CREDENTE NON SIGNIFICA NEMICO DI DIO

Questo punto è particolarmente importante per una organizzazione impegnata nel dialogo.

Non tutte le persone che non credono in Dio sono militanti contro la religione.

Esistono atei.

Agnostici.

Persone che dubitano.

Persone che hanno perso la fede.

Persone che la stanno cercando.

Persone che semplicemente dicono:

“Non lo so.”

Il dialogo non comincia dicendo loro:

“Tu sei sbagliato.”

Comincia con una domanda:

“Come guardi la vita?”

E con la disponibilità ad ascoltare veramente la risposta.


E IL CREDENTE?

Anche il credente deve interrogarsi.

Perché dire “credo in Dio” è facile.

Molto più difficile è vivere come se davvero ci credessimo.

Che valore ha pregare se poi inganniamo?

Che valore ha parlare di pudore se umiliamo una donna?

Che valore ha parlare di famiglia se tradiamo il coniuge?

Che valore ha digiunare se ignoriamo chi ha fame?

Che valore ha proclamare la grandezza di Allah se utilizziamo la religione per sentirci superiori agli altri?

La fede non dovrebbe essere soltanto qualcosa che pronunciamo.

Dovrebbe essere qualcosa che si vede nel modo in cui trattiamo gli altri.


ALLORA SI PUÒ VIVERE SENZA DIO?

Sì.

Si può vivere senza credere in Dio.

Si può amare.

Si può costruire.

Si può essere moralmente retti.

Si può perfino morire dopo avere vissuto una vita che gli altri ricorderanno con gratitudine.

Ma per il credente la domanda non termina qui.

La domanda diventa:

siamo sicuri che la vita termini con noi?

E se non terminasse?

Se esistesse davvero un Creatore, allora la domanda più importante della nostra esistenza non sarebbe più soltanto:

“Che cosa voglio dalla vita?”

Diventerebbe:

“Perché mi è stata data questa vita e che cosa ne sto facendo?”


OLTRE IL VELO: ALLA FINE ABBIAMO TROVATO UNO SPECCHIO

Siamo partiti dal velo di una donna.

Pensavamo di dover parlare di lei.

Della sua libertà.

Dei suoi diritti.

Del suo corpo.

Della sua famiglia.

Poi abbiamo scoperto che per giudicare la sua libertà dovevamo parlare anche della nostra.

Per parlare della libertà abbiamo dovuto parlare della responsabilità.

Per parlare della responsabilità abbiamo dovuto parlare della coscienza.

E parlando della coscienza siamo arrivati inevitabilmente alla domanda su Dio.

Forse è questo il vero significato del titolo della serie.

Andare “oltre il velo” significa andare oltre ciò che vediamo.

Oltre l’abito.

Oltre l’apparenza.

Oltre l’etichetta “musulmano”, “cristiano”, “ebreo”, “ateo” o “agnostico”.

Fino alla persona.


L’ULTIMA DOMANDA

Non chiediamo al lettore di concludere questa serie pensando esattamente come noi.

Sarebbe contrario allo spirito con il quale l’abbiamo iniziata.

Chiediamo qualcosa di più semplice.

Fermarsi per qualche minuto.

Guardare la propria vita.

Le persone amate.

Le persone ferite.

Il bene compiuto.

Gli errori commessi.

Il tempo trascorso.

Quello che forse rimane.

E porsi, almeno una volta, senza paura, una domanda:

“Se Dio esiste e un giorno dovessi tornare a Lui, che cosa direbbe di come ho utilizzato la vita che mi è stata affidata?”

Per il credente la risposta non è soltanto filosofica.

È il senso stesso dell’esistenza.

Per chi non crede rimane una domanda alla quale è libero di dare un’altra risposta.

Ma forse credenti e non credenti possono incontrarsi almeno in un punto:

questa vita è preziosa.

Il tempo è prezioso.

La dignità dell’altro è preziosa.

E qualunque risposta diamo alla domanda su Dio, abbiamo la responsabilità di non sprecare il tempo che ci è stato dato.


FINE DELLA SERIE “OLTRE IL VELO”

Nove approfondimenti.

Siamo partiti chiedendoci se una donna coperta fosse libera.

Concludiamo chiedendoci che cosa significhi essere veramente liberi.

Forse la libertà più grande non consiste nel poter fare tutto ciò che desideriamo.

Consiste nel comprendere chi siamo, scegliere consapevolmente come vivere e assumere la responsabilità delle nostre scelte.

Per il credente, con una certezza ulteriore:

la morte non avrà l’ultima parola.

Alfredo Maiolese
Presidente – European Muslims League (EML)

#EuropeanMuslimsLeague #OltreIlVelo #Faith #MeaningOfLife #Afterlife #HumanDignity #InterculturalDialogue
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