sabato 15 agosto 2026

OLTRE IL VELO – 3 di 9 Afghanistan, matrimoni precoci e infibulazione: Islam o cultura?

Quando religione, tradizione, storia e politica vengono confuse

“Oltre il velo” è una serie di sette approfondimenti promossa dalla European Muslims League (EML) per affrontare, senza pregiudizi e con il supporto del Corano, delle fonti storiche e di dati internazionali, alcune delle domande più controverse sulla donna nell'Islam e nelle società contemporanee.

Nei primi due approfondimenti abbiamo posto due domande.

La donna musulmana è necessariamente sottomessa?

E la quantità di corpo che una donna decide di mostrare o coprire può realmente essere utilizzata per misurare la sua libertà?

Adesso entriamo in un terreno ancora più delicato.

Quando si discute dell'Islam vengono frequentemente citati Afghanistan, matrimonio delle bambine e mutilazioni genitali femminili.

Sono questioni reali e dolorose.

Nasconderle sarebbe sbagliato.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato attribuire automaticamente all'Islam tutto ciò che viene praticato in una società musulmana.

Afghanistan: descrivere i fatti senza giudicare la fede

L'Afghanistan è diventato, nell'immaginario occidentale, quasi il simbolo universale della condizione della donna musulmana.

Ma l'Afghanistan è un Paese.

L'Islam è una religione mondiale.

Sono due realtà che non possono essere sovrapposte.

Dopo il ritorno al potere delle autorità de facto talebane nell'agosto 2021, sono state introdotte numerose restrizioni riguardanti l'istruzione femminile, il lavoro e la partecipazione delle donne alla vita pubblica.

UN Women documenta che le ragazze non possono proseguire normalmente l'istruzione oltre il livello primario e che le possibilità lavorative e di partecipazione pubblica delle donne sono state fortemente limitate.

Secondo i dati pubblicati da UN Women, nel 2024 circa il 77,6% delle donne afghane tra 18 e 29 anni risultava fuori dall'istruzione, dal lavoro e dalla formazione, contro il 20,2% degli uomini.

Sono dati che meritano attenzione.

Ma descrivere questi fatti non significa giudicare la fede personale dei Talebani né stabilire chi sia o non sia musulmano.

La European Muslims League ritiene invece necessario distinguere rispettosamente tra Islam, interpretazioni dell'Islam, tradizioni locali e decisioni assunte da un'autorità politica.

Il mondo musulmano stesso presenta posizioni e realtà molto differenti sull'istruzione e sulla partecipazione sociale delle donne.

Indonesia, Malesia, Paesi arabi, Africa, Asia centrale ed Europa ne offrono esempi profondamente diversi.

Utilizzare quindi l'Afghanistan come fotografia di quasi due miliardi di musulmani significa trasformare una realtà nazionale in uno stereotipo universale.

Il burqa afghano è un comandamento del Corano?

Nel precedente approfondimento abbiamo visto che il Corano prescrive il pudore.

Abbiamo ricordato Corano 24:30-31 e 33:59.

Ma abbiamo anche chiarito una distinzione fondamentale:

nel Corano non esiste un versetto che prescriva specificamente il burqa afghano.

Il burqa è una particolare forma di abbigliamento sviluppatasi in un determinato contesto storico e culturale.

Questo non significa giudicare negativamente una donna che desideri indossarlo.

Se una donna adulta lo sceglie liberamente secondo la propria convinzione religiosa o culturale, la sua scelta merita rispetto nei limiti stabiliti dalle leggi del Paese in cui vive.

Il punto è differente:

non possiamo trasformare una particolare forma culturale dell'abbigliamento nel simbolo universale di tutte le donne musulmane.

Il matrimonio delle bambine: un fenomeno esclusivamente islamico?

No.

Ed è importante dirlo attraverso i dati, non attraverso l'apologetica.

UNICEF definisce matrimonio infantile qualsiasi matrimonio o unione, formale o informale, nella quale almeno una delle persone abbia meno di 18 anni.

Il fenomeno è documentato in Africa subsahariana, Asia meridionale, Medio Oriente, America Latina e altre regioni, all'interno di comunità appartenenti a religioni e culture differenti.

Le sue cause sono complesse.

Povertà.

Mancanza di istruzione.

Tradizioni familiari.

Disuguaglianze sociali.

Conflitti.

Insicurezza economica.

Norme culturali tramandate per generazioni.

Presentare quindi il matrimonio infantile come una pratica semplicemente “islamica” non corrisponde alla distribuzione storica e geografica del fenomeno.

Ma questo significa giustificarlo?

Assolutamente no.

Distinguere una pratica culturale dalla religione non significa ignorarne le conseguenze.

UNICEF documenta come il matrimonio precoce possa compromettere l'istruzione, l'autonomia e le opportunità future delle ragazze.

Una bambina deve essere protetta.

Deve poter crescere.

Deve poter studiare.

Deve essere tutelata nella propria salute e nel proprio sviluppo.

E un matrimonio autentico non può essere ridotto a un semplice contratto deciso da altri ignorando la volontà e il benessere della persona interessata.

Nella tradizione islamica esiste inoltre un principio giuridico fondamentale espresso nella massima:

“Lā ḍarar wa lā ḍirār”

Non si deve arrecare danno né ricambiare il danno con il danno.

Comprendere ciò che è accaduto nelle società del passato non significa sostenere che debba essere riprodotto nel presente.

La storia si comprende. Non necessariamente si copia.

E allora ʿĀʾisha?

È inevitabile che, parlando di questo argomento, venga posta una domanda:

“E il matrimonio del Profeta Muhammad ﷺ con ʿĀʾisha (ra)?”

Non vogliamo evitare la questione.

Al contrario.

È un tema troppo importante per essere liquidato con una frase polemica, sia da chi attacca l'Islam sia da chi desidera difenderlo.

Le fonti sunnite tradizionali, il contesto matrimoniale dell'Arabia del VII secolo, il dibattito contemporaneo sull'età di ʿĀʾisha e soprattutto la donna straordinaria che ella divenne — una delle maggiori autorità intellettuali della prima comunità musulmana, alla quale vengono attribuite 2.210 narrazioni di hadith — meritano un approfondimento autonomo.

Per questo sarà il tema del quarto episodio di “Oltre il velo”.

Senza nascondere le fonti.

E senza giudicare il VII secolo come se fosse il XXI.

Infibulazione: che cosa dice il Corano?

Un'altra delle associazioni più frequenti è:

Islam = infibulazione.

Anche qui dobbiamo partire da una distinzione molto semplice.

Il Corano non prescrive l'infibulazione.

L'infibulazione costituisce una delle forme più invasive delle mutilazioni genitali femminili, generalmente indicate internazionalmente con la sigla FGM.

La World Health Organization classifica l'infibulazione come Tipo III di mutilazione genitale femminile.

L'OMS afferma che le FGM non producono alcun beneficio per la salute e possono causare emorragie, infezioni, problemi urinari, complicazioni durante il parto e conseguenze psicologiche anche durature.

Secondo le più recenti stime internazionali, oltre 230 milioni di ragazze e donne oggi viventi hanno subito una forma di mutilazione genitale femminile.

È un problema enorme.

Ma è un errore definirlo semplicemente un precetto islamico.

Una pratica antica e presente in comunità differenti

Le mutilazioni genitali femminili sono particolarmente concentrate in determinate aree dell'Africa, del Medio Oriente e dell'Asia.

La loro distribuzione non coincide con quella dell'Islam.

Sono state documentate presso comunità con appartenenze religiose differenti.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che, sebbene alcune comunità possano attribuire alla pratica motivazioni religiose, nessun testo religioso la prescrive.

Questo punto è fondamentale.

Se un musulmano compie qualcosa, ciò che compie non diventa automaticamente Islam.

Esattamente come il comportamento di un cristiano, di un ebreo, di un induista o di una persona non credente non può automaticamente essere attribuito alla sua religione o filosofia.

Cultura non significa innocenza

Dobbiamo però evitare anche l'errore opposto.

Dire:

“È cultura, non religione”

non significa che una pratica debba essere rispettata semplicemente perché tradizionale.

Esistono tradizioni meravigliose.

Ed esistono tradizioni che possono provocare sofferenza.

La cultura cambia.

La conoscenza aumenta.

La medicina ci permette di comprendere conseguenze che generazioni precedenti potevano non conoscere.

La dignità della persona deve rimanere il criterio fondamentale.

Per questo contrastare le mutilazioni genitali femminili non significa combattere l'Islam.

Anzi, distinguere chiaramente queste pratiche dalla religione può aiutare imam, studiosi, famiglie e comunità musulmane a contrastarle con maggiore efficacia.

La domanda che dovremmo porci

Afghanistan.

Burqa.

Matrimoni precoci.

Infibulazione.

Sono parole che suscitano immediatamente emozioni.

Ma se vogliamo veramente comprendere dobbiamo porci, ogni volta, alcune domande:

Lo prescrive il Corano?

Appartiene alla giurisprudenza religiosa o a una determinata interpretazione?

È una tradizione locale?

È una decisione politica?

È una pratica precedente alla religione?

È presente anche in altre culture?

Soltanto dopo possiamo formulare un giudizio informato.

Questo metodo non serve a proteggere l'Islam dalle critiche.

Serve a proteggere la verità dalle generalizzazioni.

E soprattutto serve a proteggere le donne.

Perché una donna non viene aiutata attribuendo alla sua religione una violenza che quella religione non prescrive.

Ma non viene aiutata neppure nascondendo una violenza soltanto perché viene praticata all'interno della nostra comunità.

La dignità viene prima della propaganda.

---

Nel prossimo episodio di “OLTRE IL VELO”

4 di 7 – ʿĀʾisha: bambina, moglie del Profeta o grande studiosa dell'Islam? Comprendere una storia di quattordici secoli fa

Affronteremo una delle questioni più controverse nel confronto contemporaneo sull'Islam.

Che cosa riportano realmente le fonti sunnite sull'età di ʿĀʾisha?

Perché il contesto storico è importante?

Che cosa possiamo realmente affermare e che cosa rimane discusso?

E soprattutto:

chi fu ʿĀʾisha dopo la morte del Profeta Muhammad ﷺ e perché 2.210 hadith sono attribuiti alla sua trasmissione?

---

Alfredo Maiolese
Presidente – European Muslims League (EML)

#EuropeanMuslimsLeague #OltreIlVelo #WomenAndIslam #ChildMarriage #EndFGM #WomensDignity #InterculturalDialogue

Nessun commento:

Posta un commento