sabato 15 agosto 2026

OLTRE IL VELO – 7 di 9 NÉ PROPRIETÀ DELL’UOMO NÉ OGGETTO DELLA SOCIETÀ



Dignità, libertà e responsabilità: oltre gli stereotipi sulla donna musulmana e occidentale

“Oltre il velo” è una serie di nove approfondimenti promossa dalla European Muslims League (EML) per affrontare, senza pregiudizi e con il supporto del Corano, delle fonti storiche e dei dati internazionali, alcune delle domande più controverse sulla donna nell’Islam e nelle società contemporanee.

Nel precedente approfondimento abbiamo applicato all’Occidente lo stesso metro utilizzato parlando delle società musulmane.

Abbiamo riconosciuto le grandi conquiste delle donne occidentali, senza nascondere femminicidio, violenza, doppio carico familiare, pressione estetica e commercializzazione del corpo.

E siamo arrivati a una frase:

“Non abbiamo bisogno di difendere la donna musulmana contro quella occidentale. Abbiamo bisogno di difendere la donna.”

Partiamo da qui.


ABBIAMO CERCATO DUE DONNE CHE NON ESISTONO

Per troppo tempo abbiamo parlato della “donna musulmana” e della “donna occidentale” come se esistessero due figure universali.

Ma non esistono.

Una professionista musulmana di Kuala Lumpur, una madre di Kabul, una studentessa di Jakarta, una donna del Cairo, una musulmana italiana e una donna del Golfo possono condividere la stessa fede e vivere realtà profondamente differenti.

Allo stesso modo, una dirigente di Milano, una madre disoccupata, una giovane studentessa di Parigi e una donna vittima di violenza domestica vivono tutte in Occidente, ma non condividono automaticamente la stessa libertà.

Il passaporto non misura l’emancipazione.

E neppure la religione, da sola, può raccontare l’intera vita di una donna.


IL VELO NON CI DICE CHI ABBIAMO DAVANTI

Durante questa serie siamo tornati molte volte sull’abbigliamento perché proprio il velo è diventato uno dei simboli più potenti dello scontro culturale.

Una donna con l’hijab viene talvolta considerata automaticamente oppressa.

Una donna poco vestita può essere giudicata, in altri ambienti, automaticamente priva di pudore o dignità.

Sono due errori speculari.

Non sappiamo se una donna sia libera semplicemente guardandola.

Una donna costretta a coprirsi non è libera nella propria scelta.

Ma neppure una donna costretta a scoprirsi lo è.

Il Corano prescrive il pudore e si rivolge sia agli uomini sia alle donne.

Prima delle indicazioni rivolte alle donne, ordina agli uomini credenti di abbassare lo sguardo e custodire la propria castità (Corano 24:30-31).

Il pudore islamico non dovrebbe quindi essere trasformato in una responsabilità esclusivamente femminile.


DUE DONNE SULLA STESSA SPIAGGIA

Torniamo all’immagine utilizzata nel secondo episodio.

Due donne arrivano sulla stessa spiaggia.

Una indossa il bikini.

L’altra il burkini.

Quale delle due è libera?

Dopo questo percorso possiamo rispondere con maggiore consapevolezza.

Non lo sappiamo semplicemente guardandole.

Se entrambe hanno scelto liberamente, entrambe stanno esercitando una libertà.

Se una delle due è stata costretta, allora dietro due immagini apparentemente opposte troviamo lo stesso problema:

qualcun altro ha deciso per lei.

Ecco perché la libertà non si misura in centimetri di stoffa.


ISLAM: RICONOSCERE I PRINCIPI SENZA NASCONDERE I PROBLEMI

Essere musulmani non significa sostenere che tutto ciò che avviene nel mondo musulmano sia giusto.

Sarebbe un errore.

Esistono discriminazioni.

Esistono violenze.

Esistono tradizioni patriarcali.

Esistono interpretazioni estremamente restrittive.

Esistono donne alle quali vengono negate opportunità che altre donne musulmane possiedono normalmente in altri Paesi.

Riconoscere questi problemi non significa attaccare l’Islam.

Significa distinguere la fede dalle azioni degli esseri umani.

Il Corano afferma:

“I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri.”
Corano 9:71

Uomini e donne vengono qui descritti non come nemici né come concorrenti, ma come persone che condividono responsabilità morali.


OCCIDENTE: RICONOSCERE LE CONQUISTE SENZA DICHIARARE CONCLUSA LA STORIA

Dobbiamo utilizzare esattamente lo stesso criterio con l’Occidente.

Le conquiste femminili occidentali sono enormi e devono essere riconosciute.

Istruzione.

Voto.

Lavoro.

Autonomia economica.

Partecipazione politica.

Tutela giuridica.

Libertà personale.

Ma abbiamo anche visto che milioni di donne europee continuano a subire violenza.

Abbiamo parlato di femminicidio, violenza domestica e sessuale.

Abbiamo osservato il doppio carico che molte donne sostengono tra professione e famiglia.

E ci siamo chiesti se il corpo femminile, liberato da antiche imposizioni, possa talvolta essere trasformato in strumento commerciale, immagine da vendere o modello al quale conformarsi.

Dire questo non significa rifiutare la modernità.

Significa ricordare che nessuna civiltà può proclamarsi arrivata alla fine del proprio cammino.


NÉ PROPRIETÀ DELL’UOMO...

Per secoli, in molte parti del mondo e all’interno di culture differenti, la donna è stata considerata subordinata all’autorità maschile.

Questo modello deve essere superato.

Un marito non possiede sua moglie.

Il matrimonio non è un contratto di proprietà.

L’autorità familiare non autorizza violenza, umiliazione o appropriazione dei beni della donna.

Nel diritto islamico, come abbiamo visto nei precedenti episodi, il patrimonio della moglie conserva una propria autonomia.

Ma i diritti scritti nei testi devono diventare realtà nella vita quotidiana.

Non basta proclamare la dignità della donna.

Bisogna rispettarla.


...NÉ OGGETTO DELLA SOCIETÀ

Ma liberare la donna dall’essere proprietà dell’uomo non significa consegnarla a un altro padrone.

Il mercato.

La moda.

La pubblicità.

L’approvazione sociale.

Gli algoritmi.

L’ossessione per il corpo perfetto.

La necessità di apparire sempre giovane, desiderabile e disponibile allo sguardo altrui.

Non ogni donna che sceglie di mostrare il proprio corpo è sfruttata.

Sostenerlo sarebbe paternalistico e contrario allo stesso principio di libertà che stiamo difendendo.

Ma non possiamo neppure fingere che pubblicità, social network e modelli estetici non esercitino alcuna pressione.

Una donna non dovrebbe dover appartenere né a un uomo né al giudizio della società.


LA FAMIGLIA NON DEVE ESSERE UN CAMPO DI BATTAGLIA

Un altro errore consiste nel trasformare continuamente uomo e donna in avversari.

Chi comanda?

Chi guadagna di più?

Chi mantiene chi?

Chi deve occuparsi dei figli?

Chi ha più diritti?

Una famiglia non dovrebbe essere costruita come una competizione.

Nella visione islamica, uomo e donna possono avere diritti e responsabilità che non sono necessariamente identici in ogni aspetto, ma entrambi possiedono dignità e responsabilità morale.

Il Corano descrive inoltre il matrimonio attraverso un’immagine straordinariamente delicata:

“Ha posto tra voi amore e misericordia.”
Corano 30:21

Forse dovremmo ricordare più spesso queste due parole:

amore e misericordia.


ALLORA CHI È LA DONNA VERAMENTE EMANCIPATA?

Possiamo finalmente provare a rispondere.

È la donna che può studiare.

Che può conoscere.

Che può esprimere la propria opinione.

Che può possedere i propri beni.

Che può lavorare.

Che può scegliere, quando le condizioni lo permettono, di dedicare parte della propria vita alla famiglia senza essere considerata inferiore.

Che può diventare madre senza vedere cancellata la propria identità.

Che può professare la propria fede.

Che può indossare un hijab senza essere automaticamente considerata oppressa.

Che viene protetta dalla violenza.

Che possiede una voce.

Che può dire sì.

E soprattutto che può dire no.


MA LA SCELTA È SEMPRE VERAMENTE LIBERA?

Abbiamo utilizzato molte volte una parola:

scelta.

Ma anche questa parola richiede prudenza.

Non tutte le scelte avvengono nel vuoto.

La famiglia può esercitare pressione.

La religione può essere utilizzata impropriamente per esercitare pressione.

Ma anche il denaro può farlo.

La pubblicità.

Il gruppo sociale.

I social network.

La necessità di essere accettati.

I modelli estetici.

Per questo la libertà autentica richiede qualcosa di più della semplice possibilità formale di scegliere.

Richiede istruzione, consapevolezza, sicurezza, dignità e responsabilità.


NON DOBBIAMO SCEGLIERE UNA VINCITRICE

Non proclameremo vincitrice né la donna musulmana né quella occidentale.

Perché sarebbe proprio questo l’errore che questa serie vuole superare.

Non esiste una gara.

Una donna musulmana può insegnare qualcosa a una donna occidentale.

Una donna occidentale può insegnare qualcosa a una donna musulmana.

Entrambe possono imparare l’una dall’altra senza rinunciare alla propria identità.

Il dialogo interculturale non significa stabilire chi debba arrendersi.

Significa avere abbastanza sicurezza nella propria identità da riuscire ad ascoltare quella dell’altro.


OLTRE IL VELO

Abbiamo chiamato questa serie “Oltre il velo”.

Ma forse il velo del titolo non è soltanto quello indossato da alcune donne musulmane.

Esistono molti veli.

Il velo del pregiudizio.

Il velo dell’ignoranza.

Il velo dello stereotipo.

Il velo della propaganda.

Sono questi i veli più difficili da rimuovere.

Perché spesso non coprono il volto di chi abbiamo davanti.

Coprono i nostri occhi.


DALLA LIBERTÀ ALLA RESPONSABILITÀ

Ma il nostro percorso non è ancora terminato.

Se diciamo che una donna e un uomo devono essere liberi di scegliere, dobbiamo affrontare una seconda domanda:

che cosa accade dopo la scelta?

Perché scegliere significa anche assumersi delle responsabilità.

Amare qualcuno può significare promettere fedeltà.

Creare una famiglia significa assumere doveri.

Avere dei figli significa accettare responsabilità che continuano anche quando diventano difficili.

Ed è qui che dobbiamo affrontare un altro tema sul quale Islam e società contemporanea spesso dialogano, ma anche si confrontano:

il matrimonio.

L’adulterio.

La convivenza.

La poligamia.

Le differenti concezioni delle relazioni affettive.

Non per stabilire chi sia moralmente superiore.

Ma per porre una domanda:

la libertà consiste nell’assenza di ogni vincolo oppure può consistere anche nella capacità di assumere liberamente un impegno e rimanervi fedeli?


NEL PROSSIMO EPISODIO DI “OLTRE IL VELO”

8 di 9 – MATRIMONIO, ADULTERIO E CONVIVENZA: LIBERTÀ O RESPONSABILITÀ?

Parleremo del matrimonio nell’Islam, della fedeltà richiesta tanto all’uomo quanto alla donna, delle coppie di fatto, delle unioni tra persone dello stesso sesso e della poligamia.

Senza nascondere le differenze.

Senza insultare chi compie scelte differenti.

E senza confondere libertà con assenza di responsabilità.

Perché forse la domanda non è soltanto:

“Che cosa sono libero di fare?”

Ma anche:

“Di che cosa sono disposto ad assumermi la responsabilità?”


Alfredo Maiolese
Presidente – European Muslims League (EML)


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