mercoledì 22 luglio 2026

Inclusione o privilegio? Il dibattito sulle piscine riservate merita equilibrio, non contrapposizioni



Articolo ANSA che ha originato il dibattito:

Negli ultimi giorni ha suscitato ampio dibattito la notizia relativa alla decisione del Lido di Salorno, in Alto Adige, di mettere a disposizione, una volta alla settimana e dopo il normale orario di chiusura, la piscina per un'ora alle donne musulmane appartenenti a un'associazione locale.

Il confronto è legittimo e rappresenta un elemento essenziale di una società democratica. Tuttavia, affinché sia realmente costruttivo, deve partire dai fatti e dal rispetto dei diritti fondamentali.

Occorre innanzitutto ricordare che l'iniziativa si svolge dopo la normale chiusura della piscina, senza sottrarre ore di apertura agli altri utenti. Non viene imposto alcun cambiamento alle abitudini della collettività né viene limitata la libertà di chi desidera frequentare la piscina negli orari ordinari.

La questione merita però una riflessione più ampia sul significato della libertà religiosa e della libertà personale.

Nella tradizione islamica, così come in altre tradizioni religiose, esistono persone che scelgono liberamente uno stile di abbigliamento improntato al pudore. Lo stesso avviene per numerose religiose cristiane, come le suore, e per molte donne ebree osservanti, che adottano un abbigliamento conforme alle proprie convinzioni religiose. Si tratta di scelte personali che riguardano la propria coscienza e il proprio modo di vivere la fede.

Chi osserva una religione non impone queste regole agli altri: le applica innanzitutto a sé stesso. Nessuno pretende che tutte le donne indossino un velo, un abito religioso o un determinato costume, così come nessuno dovrebbe pretendere che tutte si conformino a un unico modello di abbigliamento.

In una società libera convivono sensibilità diverse. C'è chi sceglie il bikini, chi preferisce un costume intero, chi indossa un burkini e chi, per motivi religiosi, desidera maggiore riservatezza. La libertà consiste proprio nel permettere a ciascuno di vivere secondo la propria coscienza, nel rispetto delle leggi e senza arrecare danno agli altri.

Paradossalmente, alcune critiche rischiano di produrre l'effetto opposto rispetto a quello dichiarato. Se una donna, per convinzione religiosa o personale, rinuncia a frequentare una piscina perché non si sente a proprio agio in un contesto misto, offrirle una possibilità alternativa non limita la libertà delle altre donne: amplia la sua.

È inoltre legittimo osservare che il gestore di una piscina, al termine dell'orario di apertura, possa utilizzare l'impianto per attività riservate a gruppi organizzati, traendone anche un beneficio economico. Questo avviene abitualmente in numerose strutture sportive che ospitano corsi, associazioni o eventi privati fuori dall'orario ordinario. Se ciò non limita i diritti degli altri utenti, è difficile sostenere che rappresenti un problema solo perché i destinatari sono donne musulmane.

La vera domanda dovrebbe essere questa: chi subisce concretamente un danno da un'iniziativa che si svolge dopo l'orario di chiusura della piscina e che non modifica i diritti degli altri cittadini?

Una società pluralista non tutela soltanto la libertà di chi sceglie uno stile di vita conforme alla maggioranza, ma anche quella di chi, per motivi religiosi o di coscienza, compie scelte differenti.

La European Muslims League ritiene che l'integrazione non si costruisca chiedendo alle persone di rinunciare alla propria identità religiosa, ma creando condizioni che consentano a tutti di partecipare alla vita sociale nel rispetto delle leggi, della dignità della persona e dei diritti reciproci.

Una democrazia matura non chiede ai cittadini di essere tutti uguali. Chiede invece che ciascuno rispetti la libertà dell'altro. Ed è proprio questa la forza dell'Europa: garantire che nessuno debba scegliere tra la propria fede e la possibilità di partecipare pienamente alla vita della società.

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