mercoledì 2 settembre 2026

COME IL CORANO È GIUNTO FINO A NOI. DA ABŪ BAKR A ʿUTHMĀN

Quando il Profeta Muhammad* morì nel 632 il Corano non era qualcosa che la comunità musulmana doveva ancora scoprire o comporre. La Rivelazione era stata recitata dal Profeta* memorizzata da numerosi Compagni e parti di essa erano state messe per iscritto durante la sua vita.

La questione che si pose dopo la sua morte fu un'altra. Come preservarne con la massima sicurezza la trasmissione alle generazioni future?

Secondo la tradizione islamica un momento decisivo arrivò dopo la battaglia di al-Yamāma durante il califfato di Abū Bakr al-Ṣiddīq. In quella battaglia morirono diversi musulmani che conoscevano il Corano a memoria.

ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb comprese il pericolo. Se altri conoscitori del Corano fossero morti nelle guerre successive era necessario fare qualcosa per preservare anche per iscritto ciò che era stato trasmesso.

Abū Bakr inizialmente esitò. Si domandava come potesse fare qualcosa che il Profeta Muhammad* non aveva ordinato esplicitamente di fare in quella forma.

ʿUmar continuò a sostenerne la necessità fino a quando Abū Bakr si convinse.

ZAYD IBN THĀBIT E LA RACCOLTA

L'incarico fu affidato a Zayd ibn Thābit uno degli scribi della Rivelazione.

Anche Zayd inizialmente esitò davanti ad una responsabilità così grande. La tradizione riportata in Ṣaḥīḥ al-Bukhārī racconta il lavoro compiuto per raccogliere il Corano attraverso quanto era stato scritto e quanto era stato conservato nella memoria dei Compagni.

I fogli raccolti rimasero presso Abū Bakr. Successivamente passarono a ʿUmar e dopo la sua morte a sua figlia Ḥafṣa bint ʿUmar vedova del Profeta Muhammad*.

Questo passaggio è fondamentale. Abū Bakr e ʿUmar non stavano scrivendo un nuovo Corano. Stavano raccogliendo e preservando ciò che era già stato trasmesso dal Profeta Muhammad*.

ʿUTHMĀN E LE COPIE DEL CORANO

Con l'espansione dell'Islam in territori sempre più vasti nacquero differenze nella recitazione tra musulmani provenienti da regioni e tradizioni linguistiche differenti.

Durante il califfato di ʿUthmān ibn ʿAffān il Compagno Ḥudhayfa ibn al-Yamān manifestò la propria preoccupazione per queste divergenze.

ʿUthmān chiese allora a Ḥafṣa di mettere a disposizione i fogli della raccolta precedente.

Fu costituita una commissione composta da Zayd ibn Thābit insieme ad ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr Saʿīd ibn al-ʿĀṣ e ʿAbd al-Raḥmān ibn al-Ḥārith ibn Hishām.

Furono preparate copie ufficiali e inviate nei principali centri del mondo islamico.

ʿUthmān ordinò inoltre che gli altri materiali coranici non conformi alla copia ufficiale fossero eliminati.

Questo episodio viene utilizzato ancora oggi da alcuni per affermare che esistevano molti Corani differenti e che successivamente sarebbe stato realizzato una sorta di miscuglio dal quale sarebbe nato il Corano attuale.

Ma la stessa tradizione islamica che racconta l'eliminazione degli altri materiali racconta anche da dove proveniva il testo utilizzato dalla commissione. Dai fogli conservati da Ḥafṣa e provenienti dalla raccolta realizzata sotto Abū Bakr.

Non vennero quindi presi molti Corani per crearne uno nuovo. Si volle preservare e uniformare la trasmissione del Corano ricevuto dal Profeta Muhammad* evitando che differenze di recitazione o copie personali potessero creare divisioni con l'espansione dell'Islam.

LE DIVERSE LETTURE

Esistono le qirāʾāt. Tra le tradizioni di recitazione più conosciute troviamo Ḥafṣ ʿan ʿĀṣim e Warsh ʿan Nāfiʿ.

Non abbiamo motivo di nasconderlo.

Ma l'esistenza di differenti letture non significa automaticamente che siano esistiti molti Corani completamente differenti e che qualcuno abbia successivamente deciso quale fosse quello autentico.

Un musulmano che utilizza la lettura Ḥafṣ e un musulmano del Nord Africa che utilizza Warsh non seguono due religioni e non possiedono due Corani con storie e messaggi differenti.

ALLAH HA PROMESSO DI PROTEGGERLO

Per noi musulmani esiste poi un elemento fondamentale che appartiene alla fede.

Allah dice nel Corano.

"In verità Noi abbiamo fatto scendere il Monito e certamente Noi ne siamo i custodi."

Corano 15:9

Crediamo quindi che Allah abbia protetto il Corano dalle modificazioni.

Questo non significa negare la storia. Abū Bakr ʿUmar Zayd ʿUthmān la memorizzazione dei Compagni e la diffusione delle copie fanno parte della storia stessa della preservazione del Corano.

Per un credente anche gli uomini possono essere gli strumenti attraverso i quali Allah realizza ciò che ha promesso.

E LA TORAH E IL VANGELO?

Anche su questo punto è necessario essere chiari perché spesso la posizione islamica viene semplificata dicendo che i musulmani "non credono nella Bibbia".

Non è esatto.

Noi musulmani crediamo nella Tawrāt (Torah) rivelata da Allah a Mūsā (Mosè) e crediamo nell'Injīl (Vangelo) rivelato da Allah a ʿĪsā (Gesù). Mosè e Gesù pace su di loro sono per noi grandi Profeti e Messaggeri di Allah.

Credere nelle Rivelazioni precedenti fa parte della nostra fede.

Ciò che l'Islam non afferma è che i testi della Bibbia giunti fino a noi corrispondano integralmente e senza modificazioni alle Rivelazioni originali date da Allah ai Suoi Profeti.

Questa è una differenza fondamentale.

Il musulmano quindi non disprezza la Torah o il Vangelo originali. Al contrario crede nella loro origine divina. Ma distingue la Rivelazione originaria dalla storia successiva della sua trasmissione e dei testi che oggi possediamo.

Il Corano per il musulmano rappresenta invece l'ultima Rivelazione e Allah stesso ne ha promesso la protezione.

Possiamo discutere di manoscritti di storia e di differenti tradizioni religiose. È giusto farlo. Ma bisogna distinguere i fatti dalle interpretazioni.

La ricerca non deve fare paura alla fede e la fede non deve impedire la ricerca.

Il dialogo serio nasce quando musulmani cristiani e credenti di altre religioni possono confrontarsi senza offendere ciò che per l'altro è sacro.

European Muslims League – EML

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