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giovedì 20 agosto 2026

EML: "Ebrei, cristiani e musulmani uniti: nessuno invochi Dio per giustificare le uccisioni"


La European Muslims League richiama le comunità religiose a una voce comune contro antisemitismo, odio anticristiano, islamofobia ed estremismo politico e religioso.

La European Muslims League (EML), intervenendo sulle recenti dichiarazioni del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir riguardanti Gaza riportate dalla stampa internazionale, rivolge un appello alle comunità religiose affinché respingano insieme ogni linguaggio che possa giustificare o normalizzare l’uccisione di esseri umani.

Chiediamo ai nostri fratelli ebrei e cristiani di unirsi a noi in una voce comune. La grande maggioranza dei credenti rifiuta l’odio, l’estremismo e la violenza. Combattiamo insieme l’antisemitismo, l’odio anticristiano e l’islamofobia, così come ogni forma di discriminazione e persecuzione religiosa. Nessun ebreo deve essere perseguitato perché ebreo, nessun cristiano perché cristiano, nessun musulmano perché musulmano. La dignità e la vita umana non cambiano secondo la fede, dichiara Alfredo Maiolese, Presidente della European Muslims League.

Conosco e sono amico di molti ebrei, persone di pace che nulla hanno a che vedere con l’estremismo politico. Proprio per questo rifiuto che l’Ebraismo venga identificato con le dichiarazioni di un singolo ministro, così come rifiuto che il Cristianesimo o l’Islam vengano identificati con le azioni di singoli estremisti. I popoli e le religioni non possono essere chiamati a rispondere delle parole o delle azioni dei singoli.

La EML ha sempre condannato terrorismo, uccisioni, odio, intolleranza e persecuzioni, indipendentemente dall’identità, dalla religione o dalla nazionalità delle vittime e dei responsabili.

Non possiamo avere due pesi e due misure. La vita di un bambino palestinese ha lo stesso valore della vita di un bambino israeliano. La sofferenza di una madre non cambia valore secondo la sua religione, nazionalità o provenienza. Lo stesso principio deve valere ovunque nel mondo quando a essere perseguitati sono ebrei, cristiani, musulmani o appartenenti a qualsiasi altra comunità.

Maiolese richiama inoltre la necessità di non confondere immigrazione, criminalità e religione.

Un migrante che commette un reato risponde personalmente davanti alla legge e non rappresenta la propria religione. Allo stesso modo, un cittadino autoctono che commette un crimine risponde delle proprie azioni e non rappresenta una fede o un’intera comunità. Le leggi esistono e devono essere applicate a tutti, senza trasformare una responsabilità individuale in una colpa religiosa o collettiva.

La European Muslims League richiama inoltre la responsabilità della politica, in ogni Paese e senza distinzioni, rispetto al linguaggio utilizzato.

Dobbiamo respingere il linguaggio di quei politici che cercano consenso o visibilità alimentando paura, odio e contrapposizione tra popoli e religioni. Non importa se siano israeliani, palestinesi, europei o di qualsiasi altra nazionalità. Nessuno dovrebbe utilizzare la fede, l’origine di un popolo o la paura dell’altro come strumento politico.

Ebrei, cristiani e musulmani credono nell’unico Dio. Abbiamo differenze nelle nostre fedi, ma queste differenze non possono mai trasformarsi in una giustificazione per perseguitare, discriminare o uccidere.

La European Muslims League invita quindi le comunità ebraiche, cristiane e musulmane, insieme alle istituzioni e alla società civile, a costruire una posizione comune contro l’antisemitismo, l’odio anticristiano e l’islamofobia, e contro ogni forma di persecuzione religiosa.

Non permettiamo agli estremisti di parlare a nome delle nostre fedi.

Non in nome dell’Ebraismo, non in nome del Cristianesimo, non in nome dell’Islam.

Difendere la vita dell’altro significa difendere anche la nostra.

sabato 28 febbraio 2026

EML- Un Calcio alla Guerra: religione, sport e diplomazia civile per la costruzione della pace

La European Muslims League (EML), promotrice dell’iniziativa internazionale “Un Calcio alla Guerra” con l’Alto Patrocinio della World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), condivide l’analisi pubblicata 


La European Muslims League (EML) è lieta di condividere l’analisi pubblicata a firma di Marco Baragli dal titolo “La religione e lo sport: la diplomazia pacificatrice”, dedicata al valore della diplomazia civile e del dialogo interreligioso nella costruzione della pace.
L’articolo richiama l’esperienza maturata nell’ambito dell’iniziativa internazionale “Un Calcio alla Guerra – Kick War Away”, promossa dalla EML con l’Alto Patrocinio della World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), e sottolinea il ruolo dello sport come linguaggio universale capace di unire comunità, istituzioni e tradizioni religiose diverse.
La riflessione proposta evidenzia come la cooperazione interreligiosa e l’impegno dal basso rappresentino strumenti concreti di diplomazia preventiva, contribuendo alla stabilità sociale e alla costruzione di fiducia reciproca. In questa prospettiva, il dialogo tra culture e fedi si conferma una risorsa strategica per il futuro delle nostre società.
Di seguito l’immagine dell’articolo e il testo integrale.
LA RELIGIONE E LO SPORT:
LA DIPLOMAZIA PACIFICATRICE
di Marco Baragli
Negli ultimi anni, il mondo ha mostrato quanto la diplomazia civile e il dialogo interreligioso siano diventati strumenti indispensabili per affrontare le tensioni globali. Come Padre Marco Baragli, sacerdote della Comunione Anglicana – e adesso anche come consigliere per la Cooperazione della World organization of States (Wos) – ho potuto osservare come la costruzione della pace passi sempre più attraverso iniziative dal basso, capaci di coinvolgere direttamente le comunità.
La mia esperienza mi ha insegnato che la pace non nasce soltanto da accordi politici, ma da un lavoro quotidiano fatto di educazione, cultura e relazioni umane. Per questo considero fondamentale la collaborazione tra istituzioni, realtà religiose e società civile. In questo percorso, lavoro accanto all’Ambasciatore Alfredo Maiolese, Segretario Generale e Ambasciatore at large della Wos-Ipsp e Presidente della European Muslims League (Eml), il cui impegno nel dialogo interreligioso rappresenta un punto di riferimento riconosciuto. Uno degli strumenti più efficaci che ho visto emergere negli ultimi anni è lo sport, capace di parlare un linguaggio universale.
L’iniziativa internazionale Un calcio alla guerra – Kick war away, sostenuta anche dalla Wos, ne è una dimostrazione concreta. La seconda edizione, svoltasi a Genova il 28 dicembre 2025, ha riunito giovani, istituzioni e comunità di diversa provenienza culturale e religiosa, trasformando un evento sportivo in un vero spazio di dialogo e responsabilità condivisa. Credo fermamente che progetti come questo rafforzino la diplomazia preventiva, perché intervengono prima che le tensioni possano degenerare. La partecipazione attiva delle comunità locali, insieme al coinvolgimento delle istituzioni, crea un terreno fertile per la convivenza pacifica e per la costruzione di fiducia reciproca.
Allo stesso tempo, considero essenziale il dialogo interreligioso inteso come pratica continuativa. In diversi contesti europei e mediterranei ho visto come la collaborazione tra comunità di fedi diverse possa contribuire alla stabilità sociale e alla prevenzione dei conflitti. Il lavoro condiviso con l’Ambasciatore Maiolese e con altre realtà impegnate in questo ambito conferma che la cooperazione interreligiosa è una risorsa preziosa per il futuro delle nostre società.
Guardando avanti, posso annunciare con soddisfazione che la prossima edizione di Un calcio alla guerra – Kick war away si terrà nuovamente a Genova, nel mese di settembre. Sarà un nuovo momento di incontro e di testimonianza concreta del valore della diplomazia civile.
In un sistema internazionale sempre più complesso, sono convinto che il contributo delle iniziative dal basso continuerà a crescere. Le esperienze maturate negli ultimi anni mostrano chiaramente che la pace si costruisce insieme, attraverso progetti condivisi e un impegno costante sul piano culturale, educativo e sociale. È in questa direzione che intendo proseguire il mio servizio, mettendo a disposizione competenze e visione per favorire un futuro di dialogo, cooperazione e convivenza pacifica.
consigliere per la cooperazione della World organization of States, International Parliament for Safety and Peace WOS-IPSP