giovedì 9 aprile 2026

Interreligious Dialogue between Realism and Responsibility: A Reflection for Our Time.Dialogo interreligioso tra realismo e responsabilità: una riflessione per il nostro tempo.



Interreligious Dialogue between Realism and Responsibility: A Reflection for Our Time.

Within the framework of its activities promoting intercultural and interreligious dialogue, the European Muslims League (EML) is pleased to host a contribution by Professor Pasquale Hamel, historian and essayist, developed also in the context of recent international academic encounters, including a significant exchange held at the University of Oxford.
This text is part of the contemporary debate on dialogue among the major monotheistic traditions — Judaism, Christianity, and Islam — and aims to offer a constructive and thoughtful reflection. It does not represent an official position of the EML, but rather an academic contribution intended to enrich discussion, in full respect of all faiths and with the conviction that authentic dialogue must be grounded in truth, clarity, and mutual respect.
Statement by the President of EML
The President of the European Muslims League, Alfredo Maiolese, stated:
“Interreligious dialogue today represents a shared responsibility that requires seriousness, respect, and depth. We welcome academic contributions that encourage genuine reflection, with the awareness that dialogue among the great religious traditions cannot be based on simplifications, but must rest on sincere and responsible mutual understanding.
The European Muslims League is committed to promoting a dialogue that unites, while respecting differences, and that contributes concretely to peace, coexistence, and the dignity of every human being.”
Establishing an authentic interreligious dialogue among Judaism, Christianity, and Islam is today both a necessary and a complex challenge. For such dialogue to be meaningful and not merely rhetorical, it is essential to move beyond certain simplifications that, in various contexts, risk undermining its credibility and effectiveness.
In recent decades, part of Christian thought has shown a tendency to emphasize what unites, sometimes leaving deeper differences in the background. Although inspired by positive intentions, this approach may prove insufficient. The risk is to build dialogue on partial foundations, avoiding precisely those issues that require greater clarity and responsibility.
One of the recurring challenges in contemporary debate lies in the tendency to consider religions as homogeneous realities, without adequately taking into account their historical, theological, and cultural specificities. Each religious tradition has developed over time also in relation to its social and institutional context. Understanding these dimensions is essential in order to avoid misunderstandings and to build dialogue based on genuine and informed knowledge.
Another important aspect concerns the difficulty, sometimes present in different contexts, of addressing complex issues with openness and balance, such as the relationship between religion and society, freedom of conscience, or the distinction between spiritual and public spheres. Out of concern for tensions, these topics are often treated in a general way. Yet a dialogue that does not engage with real issues risks losing depth and credibility.
At the same time, it is important to avoid any imbalance in historical and cultural judgment. All major religious traditions, throughout their history, have experienced moments of complexity, interaction with power, and internal evolution. Recognizing this reality in a balanced way is a fundamental step toward a more mature and sincere dialogue.
This does not mean ignoring the richness and internal plurality present within each religious tradition. On the contrary, this plurality is a valuable resource. Identifying credible interlocutors who are open to engagement is essential for promoting a meaningful dialogue capable of producing concrete outcomes in society.
A serious and responsible interreligious dialogue must be grounded in clearly shared principles: the rejection of violence, respect for human dignity, freedom of conscience, and the promotion of peaceful coexistence. These elements cannot be taken for granted; they must form the explicit foundation upon which lasting relationships are built.
Finally, it is essential to remember that dialogue does not imply the elimination of differences, but their mutual understanding. Only through an honest, respectful, and prejudice-free exchange can diversity become an opportunity for shared growth.
In a world marked by tensions and profound transformations, dialogue among religions is not an option but a common responsibility. For this reason, it requires realism, balance, and a constant openness to truth.
Titolo:
Dialogo interreligioso tra realismo e responsabilità: una riflessione per il nostro tempo
Nel quadro delle attività di promozione del dialogo interculturale e interreligioso, la European Muslims League (EML) è lieta di ospitare un contributo del Professor Pasquale Hamel, storico e saggista, maturato anche nel contesto di recenti incontri accademici internazionali, tra cui un’importante occasione di confronto presso l’Università di Oxford.
Il presente testo si inserisce nel dibattito contemporaneo sul dialogo tra le grandi tradizioni monoteiste — ebraismo, cristianesimo e islam — con l’obiettivo di offrire una riflessione critica e costruttiva. Esso non rappresenta una posizione ufficiale dell’EML, ma un contributo accademico volto ad arricchire il confronto, nel pieno rispetto di tutte le fedi e nella convinzione che un dialogo autentico debba fondarsi sulla verità, sulla chiarezza e sul rispetto reciproco.
Dichiarazione del Presidente EML
Il Presidente della European Muslims League, Alfredo Maiolese, ha dichiarato:
“Il dialogo interreligioso rappresenta oggi una responsabilità condivisa che richiede serietà, rispetto e profondità. Accogliamo con interesse contributi accademici che stimolano una riflessione autentica, nella consapevolezza che il confronto tra le grandi tradizioni religiose non può fondarsi su semplificazioni, ma su una conoscenza reciproca sincera e responsabile.
La European Muslims League è impegnata a promuovere un dialogo che unisca, nel rispetto delle differenze, e che contribuisca concretamente alla pace, alla convivenza e alla dignità di ogni essere umano.”
L’instaurazione di un autentico dialogo interreligioso tra ebraismo, cristianesimo e islam rappresenta oggi una sfida tanto necessaria quanto complessa. Affinché tale dialogo sia significativo e non meramente retorico, è però essenziale superare alcune semplificazioni che, in diversi contesti, rischiano di comprometterne la credibilità e l’efficacia.
Negli ultimi decenni, una parte del pensiero cristiano ha mostrato una forte inclinazione verso un approccio orientato a privilegiare ciò che unisce, talvolta lasciando in secondo piano le differenze più profonde. Sebbene animato da intenzioni positive, questo approccio può rivelarsi talvolta insufficiente. Il rischio è quello di costruire un dialogo su basi parziali, evitando proprio quelle questioni che richiederebbero maggiore chiarezza e responsabilità.
Una delle criticità più ricorrenti nel dibattito contemporaneo riguarda la tendenza a considerare le religioni come realtà omogenee, senza tener conto delle loro specificità storiche, teologiche e culturali. Ogni tradizione religiosa, infatti, si è sviluppata nel tempo anche in relazione al contesto sociale e istituzionale di riferimento. Comprendere queste dimensioni è essenziale per evitare fraintendimenti e per costruire un dialogo fondato su una conoscenza autentica e non superficiale.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la difficoltà, talvolta presente in diversi contesti, di affrontare con serenità e apertura temi complessi, come il rapporto tra religione e società, la libertà di coscienza o la distinzione tra sfera spirituale e dimensione pubblica. Per timore di alimentare tensioni, questi argomenti vengono spesso trattati in modo generico. Tuttavia, un dialogo che non si confronta con le questioni reali rischia di perdere profondità e credibilità.
Allo stesso tempo, è importante evitare ogni forma di squilibrio nel giudizio storico e culturale. Tutte le grandi tradizioni religiose, nel corso della loro storia, hanno conosciuto momenti di complessità, di interazione con il potere e di evoluzione interna. Riconoscere questa realtà in modo equilibrato rappresenta un passo fondamentale verso un dialogo più maturo e sincero.
Ciò non significa ignorare la ricchezza e la pluralità presenti all’interno di ciascuna tradizione religiosa. Al contrario, proprio questa pluralità costituisce una risorsa preziosa. Individuare interlocutori aperti, credibili e disponibili al confronto è essenziale per promuovere un dialogo autentico, capace di produrre effetti concreti nella società.
Un dialogo interreligioso serio e responsabile deve fondarsi su principi condivisi e chiaramente esplicitati: il rifiuto della violenza, il rispetto della dignità umana, la libertà di coscienza e la promozione della convivenza pacifica. Questi elementi non possono essere dati per scontati, ma devono rappresentare la base comune su cui costruire relazioni solide e durature.
Infine, è fondamentale ricordare che il dialogo non implica l’annullamento delle differenze, ma la loro comprensione reciproca. Solo attraverso un confronto onesto, rispettoso e privo di pregiudizi è possibile trasformare le diversità in un’opportunità di crescita condivisa.
In un mondo segnato da tensioni e trasformazioni profonde, il dialogo tra le religioni non è un’opzione, ma una responsabilità comune. E proprio per questo esso richiede realismo, equilibrio e una costante apertura alla verità.


mercoledì 25 marzo 2026

Islam, verità e narrazioni distorte: una risposta necessaria nel tempo della disinformazione

Nel dibattito pubblico europeo, sempre più spesso emergono narrazioni sull’Islam basate su semplificazioni, paure e, talvolta, su evidenti distorsioni. Non si tratta soltanto di un confronto tra religioni, ma di una questione più profonda che riguarda il rapporto tra verità, conoscenza e responsabilità sociale.
L’Islam viene talvolta descritto attraverso episodi isolati, immagini provocatorie o interpretazioni estreme, ignorando una tradizione millenaria fondata su principi di giustizia, equilibrio e responsabilità morale.
Nel Qur'an si afferma chiaramente che Dio non proibisce ai musulmani di essere giusti e benevoli verso coloro che non li combattono per la religione (60:8). Questo principio non è teorico, ma ha trovato applicazione concreta nella storia islamica.
Il Profeta Muhammad* ha stabilito un principio fondamentale: chiunque faccia torto a una persona non musulmana sotto protezione sarà suo avversario nel Giorno del Giudizio. Questo insegnamento rappresenta una base etica chiara nei rapporti tra comunità diverse.
Un esempio storico significativo riguarda Umar ibn al-Khattab, secondo Califfo che incontrando un anziano ebreo in difficoltà dispose che ricevesse un sostegno economico pubblico. Non si trattava di tolleranza passiva, ma di responsabilità attiva verso ogni essere umano.
I segni scientifici del Corano rivelati 1400 anni fa
Uno degli aspetti più rilevanti del Qur'an è la presenza di riferimenti alla creazione e ai fenomeni naturali espressi in un’epoca in cui non esistevano le conoscenze scientifiche moderne né strumenti tecnologici avanzati.
Questi versetti non costituiscono un manuale scientifico, ma segni che invitano l’essere umano alla riflessione. Tuttavia, molti di essi risultano coerenti con scoperte emerse secoli dopo.
Per quanto riguarda l’origine dell’universo, il Corano afferma:
“Non vedono forse i miscredenti che i cieli e la terra erano uniti in una massa compatta e Noi li abbiamo separati…” (21:30).
Questo passaggio è spesso messo in relazione, in chiave riflessiva, con i modelli cosmologici moderni sull’origine dell’universo.
Il Corano afferma inoltre:
“In verità, siamo Noi che abbiamo costruito il cielo con potenza, e siamo Noi che lo espandiamo.” (51:47).
L’idea di un universo in espansione è stata riconosciuta dalla scienza solo nel XX secolo.
Per quanto riguarda lo sviluppo umano:
“Poi creammo la goccia in un’aderenza, poi l’aderenza in un grumo, poi il grumo in ossa, e rivestimmo le ossa di carne…” (23:12-14).
La descrizione in fasi successive viene oggi messa in relazione con le conoscenze moderne di embriologia.
Sulle montagne si legge:
“Non abbiamo fatto della terra una distesa, e delle montagne dei pali?” (78:6-7).
La geologia moderna evidenzia come le montagne abbiano radici profonde e contribuiscano alla stabilità della crosta terrestre.
Infine, riguardo ai mari:
“Ha fatto confluire i due mari, che si incontrano. Tra loro vi è una barriera che non oltrepassano.” (55:19-20).
Questo fenomeno è osservabile in natura, dove acque con diversa salinità e densità mantengono caratteristiche distinte.
Questi elementi non devono essere letti come dimostrazioni scientifiche nel senso moderno, ma come segni. La loro presenza in un contesto storico privo di conoscenze avanzate continua a suscitare riflessione.
Per il credente, essi rafforzano la convinzione che il messaggio trasmesso dal Profeta Muhammad* abbia origine divina.
Il problema della generalizzazione e della disinformazione
Uno degli errori più gravi nel dibattito contemporaneo è attribuire a una religione intera i comportamenti di singoli individui o gruppi.
Il terrorismo è un fenomeno complesso, spesso legato a dinamiche geopolitiche, instabilità e manipolazione ideologica. Ridurlo all’Islam significa ignorare la realtà e contribuire, paradossalmente, alla propaganda estremista.
Allo stesso modo, è scorretto giudicare una civiltà intera sulla base di immagini provocatorie o casi isolati diffusi sui social. Ogni società, inclusa quella occidentale, affronta sfide morali, sociali e culturali.
Islam e convivenza: una realtà storica
L’idea che l’Europa diventerà islamica e che i cristiani saranno oppressi non trova fondamento nella realtà né nei principi islamici.
Il Corano afferma chiaramente: “Non vi è costrizione nella religione” (2:256).
La storia islamica offre numerosi esempi di convivenza. Le minoranze religiose hanno vissuto per secoli sotto protezione, con diritti riconosciuti e spazi di autonomia.
La grande maggioranza dei musulmani in Europa oggi vive nel rispetto delle leggi, contribuendo alla società attraverso lavoro, studio e partecipazione civile.
La vera sfida: valori e società
La questione centrale non è uno scontro tra Islam e Occidente, ma una crisi più ampia che riguarda valori e modelli sociali.
Materialismo, individualismo estremo, diffusione delle droghe, crisi della famiglia e perdita di riferimenti etici sono fenomeni globali.
Ridurre tutto a uno scontro religioso impedisce di affrontare le vere problematiche della società contemporanea.
Conclusione
Criticare è legittimo. Diffondere disinformazione no.
Un confronto serio sull’Islam richiede studio, rispetto e onestà intellettuale. Senza questi elementi, il dibattito si trasforma in propaganda e contribuisce ad alimentare divisioni.
Oggi più che mai, la responsabilità è costruire ponti basati sulla conoscenza e sul rispetto reciproco.
Dichiarazione
“L’Islam non teme il confronto, ma chiede che sia fondato sulla verità e non sulla distorsione. La European Muslims League lavora per una società fondata su giustizia, rispetto e responsabilità condivisa. Le narrazioni basate sulla paura non rappresentano né l’Europa né i valori autentici delle religioni.”
Alfredo Maiolese
Presidente European Muslims League

domenica 22 marzo 2026

Educare attraverso il suono: contenuti islamici per bambini

In un mondo sempre più digitale, anche l’educazione dei bambini passa attraverso i contenuti online. Per molte famiglie musulmane in Europa, in particolare per le madri che parlano italiano, trovare materiali educativi che siano allo stesso tempo coinvolgenti e coerenti con i valori islamici rappresenta una sfida concreta.
Negli ultimi anni sono emerse iniziative indipendenti che propongono nasheed e video educativi per bambini capaci di trasmettere, con semplicità e bellezza, valori fondamentali come la fede, il rispetto e il buon comportamento. Si tratta spesso di progetti realizzati con grande impegno personale e senso di responsabilità verso la comunità.
In questo contesto, la European Muslims League (EML) segnala il progetto “Din Din” come esempio di contenuto serio, professionale e orientato all’educazione dei più piccoli.
Questi contenuti rappresentano uno strumento utile nella quotidianità, aiutando i bambini a sviluppare un legame naturale con la propria fede anche in contesti multiculturali.
Alcuni esempi sono disponibili ai seguenti link:
Non si tratta di promozione, ma di valorizzazione di buone pratiche educative che possono offrire un contributo positivo alla crescita delle nuove generazioni.
Nota EML
La presente segnalazione ha finalità esclusivamente culturali ed educative. La European Muslims League non intrattiene rapporti commerciali con i soggetti citati e intende unicamente valorizzare iniziative ritenute utili per la comunità e per l’educazione dei bambini.

martedì 10 marzo 2026

Roma: Ambasciatore di Pace EML Amir Maiolese riceve il riconoscimento “Giovani Ponte del Dialogo”

In occasione delle iniziative svoltesi a Roma nell’ambito del Tavolo del Ramadan – Iftar, importante momento di dialogo tra religioni e culture, Amir Maiolese, Ambasciciatore di Pace della European Muslims League (EML) www.eml.fm tra i giovani, ha ricevuto il riconoscimento “Giovani Ponte del Dialogo”.
La cerimonia si è svolta il 9 marzo 2026 alla presenza di circa quarantotto ambasciatori accreditati presso lo Stato italiano e la Santa Sede, insieme a rappresentanti del mondo religioso, culturale e diplomatico. Tra i presenti anche il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede.
Nel momento della premiazione, Amir Maiolese è stato insignito del riconoscimento dall’Ambasciatore del Sultanato dell’Oman e dall’Ambasciatrice della Repubblica dello Yemen, come visibile nella fotografia della cerimonia, alla presenza di numerosi rappresentanti diplomatici e istituzionali.
Il riconoscimento sottolinea il ruolo sempre più importante dei giovani nella promozione del dialogo, del rispetto reciproco e della comprensione tra culture e religioni diverse.
Nel ricevere il premio, Amir Maiolese ha dichiarato:
“Ho avuto l’onore di ricevere il riconoscimento ‘Giovani Ponte del Dialogo’, conferito a Roma il 9 marzo 2026 nell’ambito delle iniziative del Ramadan, alla presenza di 48 Ambasciatori e del Segretario di Stato della Santa Sede, S.E. Cardinale Pietro Parolin.
Questo attestato rappresenta un significativo riconoscimento dell’impegno dei giovani nella promozione del dialogo, del rispetto reciproco e della comprensione tra culture e religioni diverse, valori fondamentali per la costruzione di una società più inclusiva, solidale e orientata alla pace.”
Per la European Muslims League (EML) il coinvolgimento delle nuove generazioni nelle iniziative di dialogo interreligioso e cooperazione culturale rappresenta un elemento fondamentale per rafforzare i ponti tra comunità diverse e promuovere una cultura della pace fondata sul rispetto, sulla convivenza e sulla solidarietà.
Video drll' evento

sabato 7 marzo 2026

Peace as a Moral Responsibility: Reflections from the Abrahamic Traditions

In a time marked by geopolitical tensions and conflicts in different parts of the world, the question of peace has once again become central to the conscience of humanity. Wars do not only represent political or military crises; they also raise deep moral and spiritual questions about the responsibility of individuals, societies and nations.
Across history, the great religious traditions of humanity have emphasized that peace is not simply the absence of war. Rather, it is a condition based on justice, dignity and mutual respect among peoples and cultures.
In the Qur’an, peace is a fundamental concept. The very word “Islam” is connected to the idea of peace and security. The Qur’an reminds humanity:
“God invites to the Home of Peace and guides whom He wills to a straight path.”
(Qur’an 10:25)
This message highlights that peace is not only a political objective but also a spiritual value guiding relations between individuals and societies.
In Jewish tradition, the concept of shalom represents harmony, justice and well-being among communities. The Scriptures encourage believers to actively seek peace:
“Seek peace and pursue it.”
(Psalm 34:14)
Similarly, in the Christian tradition the Gospel calls upon believers to promote reconciliation and peace among people and nations.
These teachings demonstrate that the great Abrahamic traditions share a common principle: peace requires moral responsibility and sincere commitment to dialogue and coexistence.
In today’s interconnected world, dialogue between cultures and religions plays an essential role in preventing misunderstandings and tensions. Civil society organizations and interreligious initiatives can help build bridges of trust among communities.
The European Muslims League (EML) continues to promote dialogue, cooperation and mutual understanding between Muslim and non-Muslim communities, contributing to the development of a culture of peace and shared responsibility.
Read the geopolitical analysis published by the World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP).
Read the analysis:
https://www.wostates.eu⁠
Peace, in the vision of the great religious traditions, remains a shared responsibility of all humanity.

sabato 28 febbraio 2026

EML- Un Calcio alla Guerra: religione, sport e diplomazia civile per la costruzione della pace

La European Muslims League (EML), promotrice dell’iniziativa internazionale “Un Calcio alla Guerra” con l’Alto Patrocinio della World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), condivide l’analisi pubblicata 


La European Muslims League (EML) è lieta di condividere l’analisi pubblicata a firma di Marco Baragli dal titolo “La religione e lo sport: la diplomazia pacificatrice”, dedicata al valore della diplomazia civile e del dialogo interreligioso nella costruzione della pace.
L’articolo richiama l’esperienza maturata nell’ambito dell’iniziativa internazionale “Un Calcio alla Guerra – Kick War Away”, promossa dalla EML con l’Alto Patrocinio della World Organization of States – International Parliament for Safety and Peace (WOS-IPSP), e sottolinea il ruolo dello sport come linguaggio universale capace di unire comunità, istituzioni e tradizioni religiose diverse.
La riflessione proposta evidenzia come la cooperazione interreligiosa e l’impegno dal basso rappresentino strumenti concreti di diplomazia preventiva, contribuendo alla stabilità sociale e alla costruzione di fiducia reciproca. In questa prospettiva, il dialogo tra culture e fedi si conferma una risorsa strategica per il futuro delle nostre società.
Di seguito l’immagine dell’articolo e il testo integrale.
LA RELIGIONE E LO SPORT:
LA DIPLOMAZIA PACIFICATRICE
di Marco Baragli
Negli ultimi anni, il mondo ha mostrato quanto la diplomazia civile e il dialogo interreligioso siano diventati strumenti indispensabili per affrontare le tensioni globali. Come Padre Marco Baragli, sacerdote della Comunione Anglicana – e adesso anche come consigliere per la Cooperazione della World organization of States (Wos) – ho potuto osservare come la costruzione della pace passi sempre più attraverso iniziative dal basso, capaci di coinvolgere direttamente le comunità.
La mia esperienza mi ha insegnato che la pace non nasce soltanto da accordi politici, ma da un lavoro quotidiano fatto di educazione, cultura e relazioni umane. Per questo considero fondamentale la collaborazione tra istituzioni, realtà religiose e società civile. In questo percorso, lavoro accanto all’Ambasciatore Alfredo Maiolese, Segretario Generale e Ambasciatore at large della Wos-Ipsp e Presidente della European Muslims League (Eml), il cui impegno nel dialogo interreligioso rappresenta un punto di riferimento riconosciuto. Uno degli strumenti più efficaci che ho visto emergere negli ultimi anni è lo sport, capace di parlare un linguaggio universale.
L’iniziativa internazionale Un calcio alla guerra – Kick war away, sostenuta anche dalla Wos, ne è una dimostrazione concreta. La seconda edizione, svoltasi a Genova il 28 dicembre 2025, ha riunito giovani, istituzioni e comunità di diversa provenienza culturale e religiosa, trasformando un evento sportivo in un vero spazio di dialogo e responsabilità condivisa. Credo fermamente che progetti come questo rafforzino la diplomazia preventiva, perché intervengono prima che le tensioni possano degenerare. La partecipazione attiva delle comunità locali, insieme al coinvolgimento delle istituzioni, crea un terreno fertile per la convivenza pacifica e per la costruzione di fiducia reciproca.
Allo stesso tempo, considero essenziale il dialogo interreligioso inteso come pratica continuativa. In diversi contesti europei e mediterranei ho visto come la collaborazione tra comunità di fedi diverse possa contribuire alla stabilità sociale e alla prevenzione dei conflitti. Il lavoro condiviso con l’Ambasciatore Maiolese e con altre realtà impegnate in questo ambito conferma che la cooperazione interreligiosa è una risorsa preziosa per il futuro delle nostre società.
Guardando avanti, posso annunciare con soddisfazione che la prossima edizione di Un calcio alla guerra – Kick war away si terrà nuovamente a Genova, nel mese di settembre. Sarà un nuovo momento di incontro e di testimonianza concreta del valore della diplomazia civile.
In un sistema internazionale sempre più complesso, sono convinto che il contributo delle iniziative dal basso continuerà a crescere. Le esperienze maturate negli ultimi anni mostrano chiaramente che la pace si costruisce insieme, attraverso progetti condivisi e un impegno costante sul piano culturale, educativo e sociale. È in questa direzione che intendo proseguire il mio servizio, mettendo a disposizione competenze e visione per favorire un futuro di dialogo, cooperazione e convivenza pacifica.
consigliere per la cooperazione della World organization of States, International Parliament for Safety and Peace WOS-IPSP