mercoledì 2 settembre 2026

COME IL CORANO È GIUNTO FINO A NOI. DA ABŪ BAKR A ʿUTHMĀN

Quando il Profeta Muhammad* morì nel 632 il Corano non era qualcosa che la comunità musulmana doveva ancora scoprire o comporre. La Rivelazione era stata recitata dal Profeta* memorizzata da numerosi Compagni e parti di essa erano state messe per iscritto durante la sua vita.

La questione che si pose dopo la sua morte fu un'altra. Come preservarne con la massima sicurezza la trasmissione alle generazioni future?

Secondo la tradizione islamica un momento decisivo arrivò dopo la battaglia di al-Yamāma durante il califfato di Abū Bakr al-Ṣiddīq. In quella battaglia morirono diversi musulmani che conoscevano il Corano a memoria.

ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb comprese il pericolo. Se altri conoscitori del Corano fossero morti nelle guerre successive era necessario fare qualcosa per preservare anche per iscritto ciò che era stato trasmesso.

Abū Bakr inizialmente esitò. Si domandava come potesse fare qualcosa che il Profeta Muhammad* non aveva ordinato esplicitamente di fare in quella forma.

ʿUmar continuò a sostenerne la necessità fino a quando Abū Bakr si convinse.

ZAYD IBN THĀBIT E LA RACCOLTA

L'incarico fu affidato a Zayd ibn Thābit uno degli scribi della Rivelazione.

Anche Zayd inizialmente esitò davanti ad una responsabilità così grande. La tradizione riportata in Ṣaḥīḥ al-Bukhārī racconta il lavoro compiuto per raccogliere il Corano attraverso quanto era stato scritto e quanto era stato conservato nella memoria dei Compagni.

I fogli raccolti rimasero presso Abū Bakr. Successivamente passarono a ʿUmar e dopo la sua morte a sua figlia Ḥafṣa bint ʿUmar vedova del Profeta Muhammad*.

Questo passaggio è fondamentale. Abū Bakr e ʿUmar non stavano scrivendo un nuovo Corano. Stavano raccogliendo e preservando ciò che era già stato trasmesso dal Profeta Muhammad*.

ʿUTHMĀN E LE COPIE DEL CORANO

Con l'espansione dell'Islam in territori sempre più vasti nacquero differenze nella recitazione tra musulmani provenienti da regioni e tradizioni linguistiche differenti.

Durante il califfato di ʿUthmān ibn ʿAffān il Compagno Ḥudhayfa ibn al-Yamān manifestò la propria preoccupazione per queste divergenze.

ʿUthmān chiese allora a Ḥafṣa di mettere a disposizione i fogli della raccolta precedente.

Fu costituita una commissione composta da Zayd ibn Thābit insieme ad ʿAbd Allāh ibn al-Zubayr Saʿīd ibn al-ʿĀṣ e ʿAbd al-Raḥmān ibn al-Ḥārith ibn Hishām.

Furono preparate copie ufficiali e inviate nei principali centri del mondo islamico.

ʿUthmān ordinò inoltre che gli altri materiali coranici non conformi alla copia ufficiale fossero eliminati.

Questo episodio viene utilizzato ancora oggi da alcuni per affermare che esistevano molti Corani differenti e che successivamente sarebbe stato realizzato una sorta di miscuglio dal quale sarebbe nato il Corano attuale.

Ma la stessa tradizione islamica che racconta l'eliminazione degli altri materiali racconta anche da dove proveniva il testo utilizzato dalla commissione. Dai fogli conservati da Ḥafṣa e provenienti dalla raccolta realizzata sotto Abū Bakr.

Non vennero quindi presi molti Corani per crearne uno nuovo. Si volle preservare e uniformare la trasmissione del Corano ricevuto dal Profeta Muhammad* evitando che differenze di recitazione o copie personali potessero creare divisioni con l'espansione dell'Islam.

LE DIVERSE LETTURE

Esistono le qirāʾāt. Tra le tradizioni di recitazione più conosciute troviamo Ḥafṣ ʿan ʿĀṣim e Warsh ʿan Nāfiʿ.

Non abbiamo motivo di nasconderlo.

Ma l'esistenza di differenti letture non significa automaticamente che siano esistiti molti Corani completamente differenti e che qualcuno abbia successivamente deciso quale fosse quello autentico.

Un musulmano che utilizza la lettura Ḥafṣ e un musulmano del Nord Africa che utilizza Warsh non seguono due religioni e non possiedono due Corani con storie e messaggi differenti.

ALLAH HA PROMESSO DI PROTEGGERLO

Per noi musulmani esiste poi un elemento fondamentale che appartiene alla fede.

Allah dice nel Corano.

"In verità Noi abbiamo fatto scendere il Monito e certamente Noi ne siamo i custodi."

Corano 15:9

Crediamo quindi che Allah abbia protetto il Corano dalle modificazioni.

Questo non significa negare la storia. Abū Bakr ʿUmar Zayd ʿUthmān la memorizzazione dei Compagni e la diffusione delle copie fanno parte della storia stessa della preservazione del Corano.

Per un credente anche gli uomini possono essere gli strumenti attraverso i quali Allah realizza ciò che ha promesso.

E LA TORAH E IL VANGELO?

Anche su questo punto è necessario essere chiari perché spesso la posizione islamica viene semplificata dicendo che i musulmani "non credono nella Bibbia".

Non è esatto.

Noi musulmani crediamo nella Tawrāt (Torah) rivelata da Allah a Mūsā (Mosè) e crediamo nell'Injīl (Vangelo) rivelato da Allah a ʿĪsā (Gesù). Mosè e Gesù pace su di loro sono per noi grandi Profeti e Messaggeri di Allah.

Credere nelle Rivelazioni precedenti fa parte della nostra fede.

Ciò che l'Islam non afferma è che i testi della Bibbia giunti fino a noi corrispondano integralmente e senza modificazioni alle Rivelazioni originali date da Allah ai Suoi Profeti.

Questa è una differenza fondamentale.

Il musulmano quindi non disprezza la Torah o il Vangelo originali. Al contrario crede nella loro origine divina. Ma distingue la Rivelazione originaria dalla storia successiva della sua trasmissione e dei testi che oggi possediamo.

Il Corano per il musulmano rappresenta invece l'ultima Rivelazione e Allah stesso ne ha promesso la protezione.

Possiamo discutere di manoscritti di storia e di differenti tradizioni religiose. È giusto farlo. Ma bisogna distinguere i fatti dalle interpretazioni.

La ricerca non deve fare paura alla fede e la fede non deve impedire la ricerca.

Il dialogo serio nasce quando musulmani cristiani e credenti di altre religioni possono confrontarsi senza offendere ciò che per l'altro è sacro.

European Muslims League – EML

sabato 29 agosto 2026

EML – ARTICOLI, APPROFONDIMENTI E FACT-CHECKING



Una raccolta permanente di articoli e approfondimenti pubblicati dalla European Muslims League (EML) su Islam, dialogo interreligioso, società, integrazione e corretta comprensione delle fonti.

Questa pagina viene aggiornata con le nuove pubblicazioni.

ISLAM, CRISTIANESIMO E DIALOGO INTERRELIGIOSO

EML-01 | Il Cristianesimo è amore e l’Islam?

EML-02 | Mosè chiese a Dio il Suo nome: perché non “Allah”?

EML-03 | Ebrei, Cristiani e Musulmani uniti

ISLAM, SOCIETÀ E INTEGRAZIONE

EML-04 | Islam, immigrazione e integrazione

EML-05 | Libero arbitrio e volontà di Allah

EML-06 | Lo specchio: Islam, Occidente e pudore

EML-07 | La fede non si giudica dagli errori

VERIFICA, PREGIUDIZI E DISINFORMAZIONE

EML-08 | Quando la critica diventa falsificazione

EML-09 | Jihad significa davvero guerra?

OLTRE IL VELO

Una serie della European Muslims League dedicata alle domande, ai pregiudizi e alle questioni più frequentemente sollevate sull'Islam e sulla condizione della donna musulmana.

SERIE COMPLETA | Oltre il Velo

OV-01 | La donna musulmana

OV-02 | Hijab, Burqa, Bikini

OV-03 | Afghanistan

OV-04 | Aisha: oltre una narrazione superficiale

OV-05 | Il denaro della donna

OV-06 | La donna

OV-08 | Matrimonio

OV-09 | Si può vivere senza...?

European Muslims League – EML
Dialogo • Conoscenza • Verifica • Convivenza

La raccolta viene aggiornata periodicamente con nuovi articoli e approfondimenti.

"Il cristianesimo è amore". E l'Islam?

Quando si parla del cristianesimo, una parola ritorna continuamente: amore.

"Dio è amore."

"Ama il prossimo."

"Ama i tuoi nemici."

È comprensibile. L'amore occupa un posto centrale nel messaggio cristiano e ha lasciato un'impronta profonda nella cultura europea.

Ma allora nasce una domanda: perché quando si parla dell'Islam la parola "amore" viene pronunciata così raramente?

L'Islam non conosce forse l'amore?

L'Islam non deve togliere amore al cristianesimo

Un musulmano non deve diminuire Gesù* per valorizzare Muhammad* e non deve negare la bellezza del messaggio cristiano sull'amore per spiegare l'Islam.

Gesù*, nell'Islam, è il Messia ed è uno dei grandi messaggeri di Dio.

Possiamo quindi riconoscere serenamente la forza con cui il cristianesimo parla dell'amore.

La domanda è un'altra: che cosa dice l'Islam?

L'amore nel Corano

Il Corano utilizza differenti parole per esprimere dimensioni che nella nostra lingua vengono spesso riunite sotto la parola "amore".

C'è l'amore, c'è l'affetto profondo e soprattutto c'è la misericordia, una delle dimensioni fondamentali attraverso le quali l'Islam descrive il rapporto di Dio con il Creato.

Il Corano afferma:

"Egli li amerà ed essi Lo ameranno." (5:54)

E parlando del rapporto tra gli sposi:

"Ha posto tra voi amore e misericordia." (30:21)

Amore e misericordia non sono quindi concetti estranei all'Islam. Sono dentro il suo messaggio.

Un Dio misericordioso

Quasi ogni capitolo del Corano comincia ricordando Dio come il Compassionevole, il Misericordioso.

Il musulmano ripete queste parole continuamente: nella preghiera e prima di molte azioni della vita quotidiana.

Il Corano afferma:

"La Mia misericordia abbraccia ogni cosa." (7:156)

Questo non significa che nell'Islam esista soltanto misericordia e non esistano responsabilità, giustizia o giudizio.

Significa che non è possibile raccontare correttamente l'Islam cancellando la misericordia.

Muhammad*: misericordia per il Creato

Il Corano dice rivolgendosi a Muhammad*:

"Non ti abbiamo inviato se non come misericordia per i mondi." (21:107)

Ma la misericordia non può rimanere soltanto una parola.

Deve diventare comportamento.

Come ci comportiamo con i genitori?

Con i figli?

Con il coniuge?

Con il vicino?

Con il povero, l'orfano, il malato e chi è più debole?

E persino con gli animali?

La misericordia verso gli animali

La tradizione profetica contiene due racconti particolarmente significativi.

Muhammad* raccontò di una donna punita per aver rinchiuso una gatta senza darle da mangiare e senza lasciarla libera di cercare il proprio nutrimento.

In un'altra celebre narrazione, una prostituta vide un cane che soffriva terribilmente per la sete vicino a un pozzo. Prese dell'acqua servendosi della propria calzatura e gli diede da bere.

Per quell'atto di misericordia, Dio la perdonò.

Da una parte la crudeltà verso un animale viene condannata.

Dall'altra una donna che molti avrebbero giudicato soltanto per la sua vita riceve il perdono di Dio per un gesto di compassione verso un cane assetato.

Il messaggio è semplice: davanti a Dio anche un gesto di misericordia verso una creatura che non potrà restituirci nulla può avere un valore enorme.

Anche un albero ha valore

Questa responsabilità comprende anche la natura.

Muhammad* insegnò che quando una persona pianta un albero o coltiva qualcosa e un essere umano, un uccello o un animale ne mangia, ciò che viene consumato viene considerato una forma di carità.

Esiste inoltre una bellissima immagine nella tradizione islamica: anche se arrivasse l'Ora e una persona avesse tra le mani una piantina, se avesse ancora il tempo di piantarla dovrebbe farlo.

Piantare, nutrire, proteggere, non distruggere inutilmente.

L'uomo non è padrone assoluto del Creato. Ne porta anche la responsabilità.

E chi non è musulmano?

La bontà non può essere riservata soltanto a chi appartiene alla propria religione.

Il Corano afferma:

"Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti verso coloro che non vi hanno combattuto a causa della religione e che non vi hanno espulso dalle vostre case." (60:8)

Essere musulmani non significa quindi considerare automaticamente nemico chi appartiene a un'altra religione.

Cristiani, ebrei, musulmani e persone senza religione possono essere vicini, colleghi, amici e cittadini della stessa comunità.

Forse utilizziamo parole differenti

Cristianesimo e Islam non sono la stessa religione.

Esistono differenze teologiche profonde e sarebbe sbagliato nasconderle in nome del dialogo.

Ma riconoscere le differenze non significa essere incapaci di riconoscere ciò che avvicina gli esseri umani.

Il cristianesimo parla potentemente di amore.

L'Islam parla di amore, misericordia, compassione, perdono, generosità e responsabilità verso il prossimo e il Creato.

Forse, allora, la domanda non dovrebbe essere:

"Quale religione parla di più dell'amore?"

Dovremmo chiederci:

"Quanto amore riusciamo a trasformare in comportamento?"

Perché possiamo pronunciare migliaia di volte la parola "amore".

Ma alla fine saranno il vicino, il povero, l'orfano, il debole, l'animale che dipende da noi e persino la terra sulla quale viviamo a mostrare se quelle parole sono diventate realtà.

Questo è amore.

E anche l'Islam è amore.

European Muslims League

* L'asterisco accanto ai nomi di Gesù e Muhammad indica "la pace sia su di lui".

Islam, immigrazione e integrazione: rispondere alle domande difficili


Il dibattito sull'immigrazione in Europa diventa sempre più spesso anche un dibattito sull'Islam.

Una domanda ricorre frequentemente: una persona profondamente musulmana può integrarsi pienamente nella società europea mantenendo la propria fede?

È una domanda legittima e merita una risposta seria, senza propaganda e senza negare i problemi.

Integrazione non significa rinunciare alla propria identità

La European Muslims League ritiene che chi sceglie di vivere stabilmente in un Paese europeo debba rispettarne le leggi, le istituzioni democratiche, la sicurezza pubblica, la dignità della persona e i diritti degli altri.

La religione non può essere utilizzata per giustificare criminalità, violenza o coercizione.

Questo vale per tutti.

Ma integrazione non significa cancellazione dell'identità religiosa.

Un musulmano può essere pienamente italiano, francese o tedesco senza cessare di essere musulmano, esattamente come un cittadino appartenente a qualsiasi altra religione può conservare la propria fede.

Islam e cultura araba, inoltre, non sono sinonimi. L'Islam è nato nella Penisola Arabica e il Corano è in lingua araba, ma la maggioranza dei musulmani del mondo non è araba.

Esistono interpretazioni dell'Islam incompatibili con la democrazia?

Sì.

Negarlo sarebbe sbagliato.

Esistono interpretazioni estremiste e politico-religiose incompatibili con alcuni principi fondamentali delle democrazie contemporanee.

Devono essere riconosciute e contrastate.

Ma dall'esistenza dell'estremismo non deriva che ogni musulmano sia estremista o che l'Islam renda inevitabilmente impossibile l'integrazione.

Un musulmano può rispettare la Costituzione, le leggi dello Stato, la libertà religiosa degli altri e vivere pacificamente con cristiani, ebrei, credenti di altre religioni e non credenti senza rinunciare alla propria fede.

Da'wa: conquista o responsabilità?

Anche la parola da'wa viene talvolta presentata come la prova di un progetto di conquista religiosa.

La da'wa esiste nell'Islam e sarebbe scorretto negarlo. Significa invitare, far conoscere, testimoniare la propria fede.

Ma invitare non significa costringere.

Il Corano afferma: "Non c'è costrizione nella religione" (2:256).

Esiste inoltre una dimensione della da'wa che riguarda innanzitutto gli stessi musulmani.

Prima di pretendere di cambiare gli altri, una comunità dovrebbe migliorare se stessa.

Il Profeta Muhammad ﷺ disse: "Al-din al-nasiha", la religione è sincero consiglio.

Richiamare un musulmano ad abbandonare droga, spaccio, furto, violenza e criminalità e invitarlo all'onestà, alla responsabilità, al rispetto del vicino e delle leggi rappresenta un beneficio per l'intera società.

Se un giovane viene sottratto allo spaccio, ne beneficia anche il suo vicino non musulmano.

Se una persona abbandona la criminalità, ne beneficia la città.

Questa non è una "quinta colonna".

È responsabilità sociale.

Fede e ragione: il caso di Noè

Un'altra obiezione riguarda i racconti religiosi.

Il Corano afferma che Noè rimase presso il suo popolo "mille anni meno cinquanta" (29:14).

Il credente musulmano considera il Corano rivelazione di Dio e accetta ciò che esso afferma. Chi non riconosce l'origine divina del Corano è naturalmente libero di non credervi.

Non sarebbe corretto inventare spiegazioni scientifiche per rendere il versetto più accettabile alla sensibilità contemporanea.

La vera divergenza si trova prima: il Corano è oppure non è rivelazione di Dio?

Questa è una questione teologica e filosofica, non qualcosa che possa essere risolto semplicemente deridendo chi crede.

Corano, hadith e tradizione non sono la stessa cosa

Anche nella critica religiosa è indispensabile distinguere le fonti.

Il Corano parla di Adamo, ma non afferma che sia vissuto 960 o 1000 anni. Una tradizione riportata da al-Tirmidhi parla invece di mille anni attribuiti ad Adamo.

Nella Sura al-Kahf il compagno di Mosè viene descritto come "uno dei Nostri servi". Il Corano non lo chiama al-Khidr; questa identificazione è attestata nella tradizione profetica.

Lo stesso rigore è necessario sulle celebri "72".

L'espressione "72 vergini" non compare nel Corano. Esiste però una tradizione riportata da al-Tirmidhi relativa alla ricompensa del martire nella quale vengono menzionate settantadue mogli tra le hur al-'ayn.

Dire che "le 72 sono nel Corano" è quindi inesatto.

Dire che "nella tradizione islamica non esiste alcun riferimento alle 72" sarebbe altrettanto inesatto.

Una critica seria deve partire da fonti correttamente attribuite.

Islam e cristianesimo

Riconoscere il ruolo fondamentale del cristianesimo nella storia e nella cultura europea non indebolisce l'Islam.

Gesù occupa un posto straordinario anche nella fede islamica, pur esistendo profonde differenze teologiche tra cristianesimo e Islam.

Un musulmano non ha bisogno di denigrare il cristianesimo per professare la propria fede.

Allo stesso modo, essere musulmano non impedisce di rispettare e amare la cultura, la storia e il Paese europeo nel quale si vive.

La reciprocità vale per tutti

Su questo i musulmani devono essere altrettanto chiari.

Non possiamo chiedere libertà religiosa per i musulmani in Europa e dimenticare la libertà dei cristiani e delle altre minoranze nei Paesi a maggioranza musulmana.

Se difendiamo il diritto di un musulmano a praticare pacificamente la propria religione in Europa, dobbiamo difendere con la stessa convinzione il diritto di un cristiano, di un ebreo o di qualsiasi altra persona a praticare la propria fede dove costituisce una minoranza.

La dignità umana non cambia attraversando una frontiera.

Prima di chiedere che cosa l'Islam farà all'Europa

Forse dovremmo porre una domanda più concreta.

Un musulmano che rispetta le leggi, lavora onestamente, educa i propri figli al rispetto degli altri, rifiuta droga, criminalità, violenza e terrorismo, aiuta il proprio vicino e partecipa responsabilmente alla vita della propria città rappresenta una minaccia perché crede nel Corano?

La European Muslims League ritiene di no.

Questo non significa sostenere che ogni musulmano sia virtuoso.

Non lo è.

Non significa sostenere che ogni interpretazione dell'Islam sia compatibile con una società democratica.

Non lo è.

E non significa sottrarre l'Islam alla critica.

La critica è legittima.

Ma una cosa è criticare idee, testi e comportamenti. Un'altra è stabilire in anticipo che milioni di persone siano incapaci di integrarsi semplicemente perché musulmane.

Anche le comunità musulmane hanno una responsabilità fondamentale: prima di chiedersi come gli altri guardino all'Islam, devono domandarsi quale Islam gli altri vedano attraverso il comportamento dei musulmani.

La migliore testimonianza non è conquistare qualcuno.

È migliorare se stessi e contribuire al bene della società nella quale viviamo.

European Muslims League

venerdì 28 agosto 2026

Le Dakarois Quotidien: l’European Muslims League en première page au Sénégal


Le 28 août 2026, le quotidien sénégalais Le Dakarois Quotidien (N°810) consacre en première page un rappel à l’European Muslims League (EML) et au lancement de sa nouvelle unité européenne de veille et de fact-checking.

Sous le titre « Islamophobie en Europe – L’European Muslims League lance une unité de veille et de fact-checking », le journal présente en page 6 l’initiative EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit.

L’article revient sur l’approche adoptée par l’EML : observer, vérifier, documenter et répondre.

Le Président de l’European Muslims League, Dr Alfredo Maiolese, souligne que cette initiative ne vise pas à répondre à la propagande par la contre-propagande, mais à privilégier les faits, la vérification des sources et le dialogue.

Cette publication au Sénégal contribue à donner une dimension internationale à l’initiative et à faire connaître l’engagement de l’EML contre la désinformation, la manipulation des sources, les préjugés et les discours de haine visant l’Islam et les musulmans.

Source : Le Dakarois Quotidien – Sénégal
N°810 – Vendredi 28 août 2026
Article complet : page 6
English 
On 28 August 2026, the Senegalese newspaper Le Dakarois Quotidien (No. 810) featured the European Muslims League (EML) and the launch of its new European monitoring and fact-checking unit on its front page.

Under the headline “Islamophobia in Europe – The European Muslims League launches a monitoring and fact-checking unit”, the newspaper presents the EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit in a full article on page 6.

The article highlights the EML’s approach: Monitor. Verify. Document. Respond.

The President of the European Muslims League, Dr Alfredo Maiolese, stresses that the initiative is not intended to respond to propaganda with counter-propaganda, but rather to promote facts, source verification and dialogue.

This publication in Senegal contributes to the international visibility of the initiative and highlights the EML’s commitment to addressing disinformation, manipulation of sources, prejudice and hate speech targeting Islam and Muslims.

Source: Le Dakarois Quotidien – Senegal
No. 810 – Friday, 28 August 2026
Full article: page 6

giovedì 27 agosto 2026

Senegal: L’Eveil Highlights the Launch of EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

 


L’Eveil del Senegal dedica un articolo alla nuova EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

27 agosto 2026

La European Muslims League (EML) accoglie con soddisfazione la pubblicazione sul quotidiano senegalese L’Eveil di un ampio articolo dedicato alla nascita della EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit, la nuova unità europea di monitoraggio, verifica e fact-checking promossa dalla Lega.

L’articolo, dal titolo “Islamophobie en Europe – L’European Muslims League lance une unité de veille et de fact-checking”, illustra il metodo adottato dalla nuova struttura per individuare e verificare episodi di discriminazione contro i musulmani, disinformazione e manipolazione delle fonti islamiche.

Il quotidiano senegalese richiama anche la posizione del Presidente EML Alfredo Maiolese, sottolineando un principio fondamentale dell’iniziativa: verificare prima di rispondere.

Fonti originali, traduzioni e contesto saranno quindi esaminati prima di assumere una posizione pubblica.

Il metodo operativo della UNIT è sintetizzato nel principio:

“Monitor. Verify. Document. Respond.”

L’obiettivo non è alimentare contrapposizioni, ma contribuire a una comunicazione più corretta, al dialogo interreligioso e alla coesione sociale.

La European Muslims League ringrazia L’Eveil per l’attenzione dedicata all’iniziativa, che dimostra come il tema della corretta informazione e del contrasto alla discriminazione religiosa abbia ormai una dimensione che supera i confini europei.

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 FRANÇAIS

Le quotidien sénégalais L’Eveil consacre un article à la nouvelle EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

27 août 2026

L’European Muslims League (EML) accueille avec satisfaction la publication, dans le quotidien sénégalais L’Eveil, d’un important article consacré au lancement de l’EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit, la nouvelle unité européenne de veille, de vérification et de fact-checking promue par la Ligue.

Publié sous le titre « Islamophobie en Europe – L’European Muslims League lance une unité de veille et de fact-checking », l’article présente la méthode adoptée par la nouvelle structure afin d’identifier et de vérifier les cas de discrimination à l’encontre des musulmans, de désinformation et de manipulation des sources islamiques.

Le quotidien sénégalais rappelle également la position du Président de l’EML, Alfredo Maiolese, en soulignant un principe essentiel de cette initiative : vérifier avant de répondre.

Les sources originales, les traductions et leur contexte seront ainsi examinés avant toute prise de position publique.

La méthode opérationnelle de l’UNIT est résumée par le principe :

« Monitor. Verify. Document. Respond. »

L’objectif n’est pas d’alimenter les confrontations, mais de contribuer à une information plus rigoureuse, au dialogue interreligieux et à la cohésion sociale.

L’European Muslims League remercie L’Eveil pour l’attention accordée à cette initiative, qui démontre que les questions liées à la désinformation et à la discrimination religieuse dépassent désormais largement les frontières européennes.

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ENGLISH

Senegalese Daily L’Eveil Highlights the New EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

27 August 2026

The European Muslims League (EML) welcomes the publication by the Senegalese daily L’Eveil of an extensive article dedicated to the launch of the EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit, the League’s new European monitoring, verification and fact-checking initiative.

Published under the headline “Islamophobie en Europe – L’European Muslims League lance une unité de veille et de fact-checking”, the article presents the methodology adopted by the new Unit to identify and verify cases of anti-Muslim discrimination, misinformation and manipulation of Islamic sources.

The Senegalese newspaper also highlights the position of EML President Alfredo Maiolese, emphasizing one of the initiative’s fundamental principles: verify before responding.

Original sources, translations and context will therefore be examined before any public position is taken.

The UNIT’s operational method is summarized by the principle:

“Monitor. Verify. Document. Respond.”

Its purpose is not to fuel confrontation, but to contribute to accurate information, interreligious dialogue and social cohesion.

The European Muslims League thanks L’Eveil for the attention devoted to this initiative, demonstrating that the issues of misinformation and religious discrimination extend well beyond Europe’s borders.




Mosè chiese a Dio il Suo nome: perché non disse "Io sono Allah"?

Circola sui social una domanda rivolta ai musulmani:

"Quando Mosè chiese il nome di Dio davanti al roveto ardente, perché Dio non disse: “Io sono Allah”?"

La domanda può sembrare provocatoria, ma la risposta si trova direttamente nei testi.

1. L'Esodo è un testo ebraico, non arabo

In Esodo 3:13-15, Mosè domanda a Dio che cosa dovrà dire agli Israeliti quando gli chiederanno il nome di Colui che lo ha mandato.

Il testo ebraico contiene l'espressione Ehyeh Asher Ehyeh e successivamente il Tetragramma YHWH.

Pretendere che un testo ebraico riporti necessariamente la parola araba Allah costituisce quindi un errore linguistico.

Allah (الله) è infatti il termine arabo usato per indicare Dio. Non appartiene esclusivamente al vocabolario dei musulmani: anche i cristiani arabofoni utilizzano normalmente Allah parlando di Dio.

Chiedere perché nell'originale ebraico dell'Esodo non compaia la parola araba Allah sarebbe come chiedere perché non compaiano le parole italiane Dio, inglesi God o francesi Dieu.

2. Ma il Corano racconta l'incontro di Mosè con Dio

Il punto ancora più interessante si trova nel Corano, Sura Ṭā-Hā 20:9-14.

Mosè vede un fuoco e, avvicinandosi, viene chiamato da Dio.

Al versetto 20:14 leggiamo:

إِنَّنِي أَنَا اللَّهُ لَا إِلَٰهَ إِلَّا أَنَا فَاعْبُدْنِي

Innanī anā Allāhu lā ilāha illā anā faʿbudnī.

-In verità, Io sono Allah. Non c'è divinità all'infuori di Me. AdoraMi.-

Pertanto, alla domanda:

Perché Dio non disse a Mosè: "Io sono Allah"?

la risposta dal punto di vista islamico è molto semplice:

Lo disse.

3. Anche la Bibbia araba usa "Allah"

C'è infine un fatto linguistico spesso dimenticato.

Nelle traduzioni arabe della Bibbia, الله – Allah viene utilizzato per indicare Dio.

Questo dimostra perché non sia corretto presentare Allah come se fosse necessariamente il nome di una divinità differente dal Dio di cui parlano ebrei e cristiani.

Verificare prima di condividere

Il confronto religioso è legittimo. Le domande difficili sono legittime. Anche la critica dell'Islam è legittima.

Ma una discussione seria richiede che lingue, testi e contesti vengano verificati prima di trasformare una domanda in una presunta contraddizione.

In questo caso bastava leggere Esodo 3:13-15 e Corano 20:9-14.

La risposta era già lì.