sabato 22 agosto 2026

EML Launches Islamophobia Watch: Monitoring, Verifying and Responding with Facts


The European Muslims League (EML) has launched EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit, a new initiative dedicated to monitoring Islamophobia, disinformation and the manipulation of information concerning Islam and Muslims across media, websites, blogs and social networks.

The digital environment has dramatically accelerated the circulation of information. A misleading headline, an inaccurate quotation or a religious text taken out of context can reach thousands — sometimes millions — of people within hours.

This is why monitoring alone is not enough.

Information must be verified.

EML Islamophobia Watch will identify significant cases and examine the sources behind them.

When the Qur’an is quoted, the original text, translation and context will be checked.

When a hadith — a narration reporting words, actions or teachings attributed to the Prophet Muhammad — is used, its authenticity and context will be examined.

When reference is made to the Sunnah — the Prophetic tradition that constitutes, together with the Qur’an, a fundamental reference in Islam —, the relevant sources will be verified.

Historical claims, statistics and public statements will likewise be compared with available evidence.

Not every criticism is Islamophobia

The purpose of this initiative is not to label every disagreement or criticism concerning Islam as Islamophobia.

Nor is it intended to create lists of enemies or restrict freedom of expression.

If a statement is correct, we will acknowledge it.
If it is false or manipulated, we will show the sources.

The same principle applies internally: EML will continue to oppose those who misuse Islam to justify extremism, terrorism, religious hatred or the rejection of peaceful coexistence.

Credibility requires consistency.

Monitor. Verify. Document. Respond.

The work of EML Islamophobia Watch will be based on four principles:

MONITOR — observe media, websites, blogs and social networks.

VERIFY — examine facts, religious texts, translations, historical context and original sources.

DOCUMENT — preserve evidence and provide transparent references.

RESPOND — answer misinformation through facts, knowledge, culture and dialogue.

The European Muslims League has worked since 2010 in intercultural and interreligious dialogue and conflict prevention. Today, that commitment extends more strongly into the digital sphere.

Islamophobia is not solely a Muslim issue.

When misinformation and generalisations target a religious community, what is at stake is also the quality of public information, social cohesion and our ability to live together without fear of one another.

For this reason, EML Islamophobia Watch welcomes cooperation with institutions, universities, researchers, journalists, religious organisations and civil society — Muslim and non-Muslim alike.

We do not intend to answer propaganda with propaganda.

We will monitor.
We will verify.
We will document.
We will respond.

Not with hatred. With sources.

We counter ideas with ideas.

European Muslims League – EML
EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

Read the official announcement

The full presentation of the initiative is available on the official European Muslims League website:

EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

https://www.eml.fm/eml-islamophobia-watch-is-launched/?utm_source=chatgpt.com

Quando la critica diventa falsificazione


Criticare una religione è legittimo. Inventare ciò che dicono i suoi testi sacri non lo è.

Nell'immagine che sta circolando vengono indicati alcuni versetti del Corano accompagnandoli con frasi che, in diversi casi, quei versetti semplicemente non contengono.

Il Corano contiene versetti relativi alla guerra e al combattimento. Negarlo sarebbe intellettualmente scorretto. Ma altrettanto scorretto è trasformare passi riferiti a combattimenti, nemici e circostanze determinate in ordini universali contro tutti i non musulmani.

Corano 9:111 – “72 vergini per chi uccide i non musulmani”

Nel versetto non compaiono né il numero 72 né un ordine di uccidere i non musulmani in cambio di vergini. Il testo parla dei credenti che offrono ad Allah le proprie vite e i propri beni in cambio del Paradiso e menziona il combattimento sulla via di Allah. Attribuirgli la frase pubblicata nell'immagine significa fargli dire qualcosa che non dice.

Corano 2:217 – “Ucciderete chi abbandona l'Islam”

Anche questa frase non compare nel versetto. Il testo parla del combattimento nel mese sacro e afferma che chi abbandona la propria religione e muore nella miscredenza vedrà vanificate le proprie opere. Non contiene l'ordine: “uccidete chi abbandona l'Islam”.

Corano 8:12 e 47:4 – “Decapiterete i non musulmani”

Sono passi con un linguaggio di guerra duro e non abbiamo alcuna necessità di nasconderlo. Ma riguardano il combattimento contro un nemico, non l'esistenza pacifica dei non musulmani. In particolare 47:4 prosegue parlando dei prigionieri e della possibilità di liberarli gratuitamente o dietro riscatto, fino alla cessazione della guerra. Citare soltanto alcune parole e trasformare “il nemico in battaglia” in “tutti i non musulmani” altera il significato.

Corano 8:60 – “Terrorizzerete i non musulmani”

Il versetto parla della preparazione della forza nei confronti del nemico, cioè di deterrenza in un contesto di conflitto. “Nemico” e “non musulmano” non sono sinonimi. Sostituire una categoria con l'altra produce un significato che il testo non contiene.

Corano 3:28 e 16:106 – “Mentirai per rafforzare l'Islam”

Questa frase non esiste nei due versetti. Il secondo, 16:106, riguarda la persona costretta sotto minaccia a pronunciare parole contrarie alla propria fede mentre il suo cuore rimane saldo. Trasformarlo in un'autorizzazione generale a mentire per promuovere l'Islam è una falsificazione del contenuto.

Ma esiste una questione ancora più importante.

Prima di condividere un'accusa contro la religione di milioni di persone, abbiamo il dovere morale di verificarla.

Questo principio non appartiene soltanto all'Islam.

Il Corano ammonisce:

“O voi che credete, se un malvagio vi porta una notizia, verificatela...”
(Corano 49:6)

E ammonisce anche:

“Non seguire ciò di cui non hai conoscenza.”
(Corano 17:36)

La stessa responsabilità morale attraversa anche la tradizione ebraica e quella cristiana. Il comandamento biblico “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” appartiene al patrimonio religioso condiviso da ebrei e cristiani.

Per un credente, dunque, diffondere consapevolmente una falsità contro un'altra comunità religiosa non è semplicemente un comportamento scorretto sui social: è una responsabilità morale e religiosa davanti a Dio.

E allora una domanda è inevitabile.

Quando qualcuno dedica sistematicamente tempo ed energie a raccogliere e diffondere contenuti contro una determinata religione, senza verificare nemmeno se le frasi attribuite al suo Libro sacro esistano realmente, siamo ancora davanti a una ricerca della verità?

Oppure qualcuno ha interesse a trasformare la paura in ostilità?

Non possiamo conoscere le intenzioni di chi pubblica e non intendiamo attribuirgliene. Possiamo però giudicare ciò che viene pubblicato.

La critica all'Islam è legittima.

La discussione sui versetti difficili del Corano è legittima.

Il confronto storico e teologico è legittimo.

La falsificazione non lo è.

Se vogliamo discutere dell'Islam, discutiamone apertamente. Prendiamo il Corano, leggiamo i versetti integralmente, studiamone il contesto e confrontiamoci anche sui passaggi più difficili.

Combattiamo le idee con le idee.

Non con frasi inventate attribuite a un Libro sacro.

European Muslims League – EML

#EuropeanMuslimsLeague #Islam #Corano #FakeNews #DialogoInterreligioso #LibertàReligiosa #ControLaDisinformazione

giovedì 20 agosto 2026

La fede non si giudica dagli errori degli uomini.



Cristiani e musulmani davanti alla storia senza paura della verità

La storia delle religioni è anche una storia di uomini e gli uomini possono sbagliare persino quando affermano di agire nel nome di Dio

La storia dei cristiani copti d Egitto ne è un esempio importante

Dopo il Concilio di Calcedonia del 451 le divergenze tra la Chiesa copta e Costantinopoli provocarono anche persecuzioni e forti pressioni da parte del potere cristiano bizantino contro i cristiani egiziani non calcedoniani

Quando nel settimo secolo le forze arabe musulmane guidate da Amr ibn al As conquistarono l Egitto trovarono quindi una società già profondamente divisa sul piano religioso e politico

Sotto il nuovo governo i cristiani conservarono la propria fede le proprie comunità e i propri luoghi di culto all interno dello status di dhimmi

Tra gli obblighi vi era la jizya una forma di imposizione fiscale prevista per determinate categorie di non musulmani

È importante collocarla nel sistema dell epoca e non presentarla semplicemente come una punizione per essere cristiani

Ogni organizzazione statale necessita di entrate per sostenere l amministrazione la sicurezza e i servizi e anche i musulmani erano soggetti a propri obblighi economici e religiosi tra cui la zakat

Ciò non significa che quel sistema garantisse l uguaglianza giuridica nel significato moderno del termine ma neppure che il pagamento della jizya equivalesse automaticamente a una conversione forzata

Nel corso dei secoli l Egitto conobbe una progressiva arabizzazione e islamizzazione e vi furono anche periodi nei quali i cristiani subirono discriminazioni pressioni e persecuzioni sotto governanti musulmani

Un musulmano non deve avere paura di riconoscerlo

Ma lo stesso criterio deve essere applicato alla storia cristiana

L Europa cristiana conobbe l Inquisizione persecuzioni religiose e condanne per eresia

Giovanna d Arco fu processata da un tribunale ecclesiastico condannata come eretica e bruciata sul rogo nel 1431 mentre Galileo Galilei fu processato dall Inquisizione e costretto all abiura

Sarebbe però profondamente ingiusto utilizzare questi avvenimenti per affermare che questo sia il Cristianesimo o il messaggio di Gesù Cristo

Allo stesso modo non possiamo attribuire all Islam ogni ingiustizia commessa nei secoli da sovrani o governi musulmani

Esiste inoltre un errore da evitare

Non è corretto rappresentare i copti come gli unici discendenti degli antichi egiziani e gli egiziani musulmani come semplici discendenti degli invasori arabi

La conquista fu araba ma arabizzazione e islamizzazione furono processi durati secoli durante i quali una grande parte della popolazione egiziana cambiò progressivamente lingua cultura e religione

Copti e musulmani condividono quindi una parte profonda della stessa storia egiziana

Oggi il principio deve essere ancora più semplice

Un musulmano che chiede rispetto per una moschea in Europa deve difendere con la stessa forza il diritto di un cristiano ad avere una chiesa in un Paese musulmano

E un cristiano che difende la propria libertà religiosa deve riconoscere quella del musulmano

La European Muslims League ritiene che la libertà religiosa sia indivisibile

Difendere un musulmano discriminato in Europa e un cristiano discriminato in Medio Oriente significa difendere lo stesso principio

La dignità della persona e il diritto di professare liberamente la propria fede

La storia non deve diventare un arma per dividerci

Deve diventare una lezione per non ripetere gli errori degli uomini

European Muslims League – EML

Jihad significa davvero guerra?

Sui social circola un video pubblicato da Ciro Principe nel quale si sostiene che nell’Islam alcuni termini verrebbero presentati ai non musulmani con un significato diverso da quello reale

Nel video vengono citati Taqiyya Kitmān e Tawriya parlando di una presunta manipolazione nell’Islam e viene utilizzato anche il termine jihad sostenendo che significherebbe guerra mentre i musulmani lo presenterebbero come sforzo

È necessario fare chiarezza partendo prima di tutto dalla lingua araba dal Corano e dal contesto

Cosa significa jihad

Nel versetto 9:73 mostrato nel video compare la parola

جَاهِدِ – jāhid

Il termine deriva dalla radice araba ج هـ د – j-h-d che esprime il concetto di sforzarsi impegnarsi lottare

La parola araba per guerra è invece حرب – ḥarb mentre قتال – qitāl indica il combattimento

Questo non significa negare che il jihad possa comprendere in determinate circostanze anche una dimensione armata ma significa riconoscere una cosa molto semplice

Jihad non è sinonimo di guerra

È lo stesso Corano a dimostrarlo

In Corano 25:52 Allah dice

فَلَا تُطِعِ الْكَافِرِينَ وَجَاهِدْهُم بِهِ جِهَادًا كَبِيرًا

Non obbedire dunque ai miscredenti e compi contro di loro per mezzo di esso un grande jihad

L’espressione per mezzo di esso viene tradizionalmente riferita al Corano e quindi alla Rivelazione

Allah ordina al Profeta Muhammad ﷺ di compiere un grande jihad attraverso il Corano attraverso la parola l’argomentazione e la fermezza nella fede

La Sura al Furqān è inoltre generalmente considerata meccana quindi precedente alle battaglie della comunità musulmana

Qui il jihad viene quindi compiuto attraverso la Rivelazione e non attraverso le armi

È lo stesso Corano a dimostrare che jihad non significa automaticamente guerra

Lo sforzo contro il proprio ego

Nella tradizione islamica troviamo anche la mujāhadat al-nafs cioè lo sforzo e la lotta interiore contro il proprio nafs il proprio ego

È l’impegno quotidiano del credente nel controllare egoismo ira passioni tentazioni e tutto ciò che lo allontana dal bene e da Allah

Anche questo è jihad

Questo esempio dimostra ancora una volta perché jihad non possa essere tradotto automaticamente con guerra perché in questo contesto significa sforzo e lotta contro il proprio ego e non combattimento armato

Il versetto 9:73 mostrato nel video

Il versetto appartiene alla Sura at Tawbah e deve essere letto nel contesto delle tensioni dei conflitti e della situazione degli ipocriti nella comunità di Medina

Il testo arabo dice

يَا أَيُّهَا النَّبِيُّ جَاهِدِ الْكُفَّارَ وَالْمُنَافِقِينَ وَاغْلُظْ عَلَيْهِمْ

Anche qui viene utilizzata la parola jāhid

Alcune traduzioni italiane scelgono di renderla con combatti ma una traduzione rappresenta anche una scelta interpretativa

Non si può quindi prendere la parola italiana combatti scelta da una traduzione e utilizzarla come prova che la parola araba jihad significhi sempre guerra

Taqiyya Kitmān e Tawriya

Anche su questi termini bisogna fare chiarezza perché non sono sinonimi e soprattutto non significano che un musulmano possa mentire liberamente ai non musulmani

Taqiyya تقيّة riguarda la possibilità di dissimulare la propria fede in particolari condizioni di pericolo persecuzione o costrizione ed è un concetto che ha avuto uno sviluppo particolarmente importante nella tradizione sciita

Kitmān كتمان significa nascondere tacere o non rivelare qualcosa e trasformare questa parola in una presunta dottrina islamica dell’inganno verso i non musulmani significa attribuirle un significato che va ben oltre la parola stessa

Tawriya تورية riguarda invece l’utilizzo di un’espressione indiretta che può avere più di un significato e la tradizione giuridica ne discute l’utilizzo in circostanze particolari

Non rappresenta un’autorizzazione generale alla menzogna

Mettere insieme Taqiyya Kitmān Tawriya e Jihad e presentarli come strumenti utilizzati dai musulmani per ingannare sistematicamente chi non appartiene alla loro religione significa mettere sullo stesso piano concetti differenti che hanno significati e contesti differenti

Criticare è legittimo ma bisogna conoscere ciò che si critica

Nessuno deve sostenere che il jihad sia sempre e soltanto uno sforzo spirituale perché la storia e la giurisprudenza islamica conoscono anche il jihad in determinati contesti militari

Ma è altrettanto sbagliato sostenere che jihad significhi guerra e che i musulmani parlino di sforzo per manipolare chi non conosce l’Islam

Criticare una religione è legittimo così come è legittimo discutere il Corano

Ma prima di accusare i musulmani di manipolare il significato della propria religione è necessario conoscere le parole nella loro lingua originale leggere le fonti e soprattutto comprenderne il contesto

Una parola estratta dal suo contesto può essere utilizzata per dimostrare quasi qualsiasi cosa

La conoscenza invece richiede studio correttezza e rispetto

Ed è proprio da qui che dovrebbe iniziare ogni vero dialogo

European Muslims League – EML

Video oggetto dell’analisi

EML: "Ebrei, cristiani e musulmani uniti: nessuno invochi Dio per giustificare le uccisioni"


La European Muslims League richiama le comunità religiose a una voce comune contro antisemitismo, odio anticristiano, islamofobia ed estremismo politico e religioso.

La European Muslims League (EML), intervenendo sulle recenti dichiarazioni del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir riguardanti Gaza riportate dalla stampa internazionale, rivolge un appello alle comunità religiose affinché respingano insieme ogni linguaggio che possa giustificare o normalizzare l’uccisione di esseri umani.

Chiediamo ai nostri fratelli ebrei e cristiani di unirsi a noi in una voce comune. La grande maggioranza dei credenti rifiuta l’odio, l’estremismo e la violenza. Combattiamo insieme l’antisemitismo, l’odio anticristiano e l’islamofobia, così come ogni forma di discriminazione e persecuzione religiosa. Nessun ebreo deve essere perseguitato perché ebreo, nessun cristiano perché cristiano, nessun musulmano perché musulmano. La dignità e la vita umana non cambiano secondo la fede, dichiara Alfredo Maiolese, Presidente della European Muslims League.

Conosco e sono amico di molti ebrei, persone di pace che nulla hanno a che vedere con l’estremismo politico. Proprio per questo rifiuto che l’Ebraismo venga identificato con le dichiarazioni di un singolo ministro, così come rifiuto che il Cristianesimo o l’Islam vengano identificati con le azioni di singoli estremisti. I popoli e le religioni non possono essere chiamati a rispondere delle parole o delle azioni dei singoli.

La EML ha sempre condannato terrorismo, uccisioni, odio, intolleranza e persecuzioni, indipendentemente dall’identità, dalla religione o dalla nazionalità delle vittime e dei responsabili.

Non possiamo avere due pesi e due misure. La vita di un bambino palestinese ha lo stesso valore della vita di un bambino israeliano. La sofferenza di una madre non cambia valore secondo la sua religione, nazionalità o provenienza. Lo stesso principio deve valere ovunque nel mondo quando a essere perseguitati sono ebrei, cristiani, musulmani o appartenenti a qualsiasi altra comunità.

Maiolese richiama inoltre la necessità di non confondere immigrazione, criminalità e religione.

Un migrante che commette un reato risponde personalmente davanti alla legge e non rappresenta la propria religione. Allo stesso modo, un cittadino autoctono che commette un crimine risponde delle proprie azioni e non rappresenta una fede o un’intera comunità. Le leggi esistono e devono essere applicate a tutti, senza trasformare una responsabilità individuale in una colpa religiosa o collettiva.

La European Muslims League richiama inoltre la responsabilità della politica, in ogni Paese e senza distinzioni, rispetto al linguaggio utilizzato.

Dobbiamo respingere il linguaggio di quei politici che cercano consenso o visibilità alimentando paura, odio e contrapposizione tra popoli e religioni. Non importa se siano israeliani, palestinesi, europei o di qualsiasi altra nazionalità. Nessuno dovrebbe utilizzare la fede, l’origine di un popolo o la paura dell’altro come strumento politico.

Ebrei, cristiani e musulmani credono nell’unico Dio. Abbiamo differenze nelle nostre fedi, ma queste differenze non possono mai trasformarsi in una giustificazione per perseguitare, discriminare o uccidere.

La European Muslims League invita quindi le comunità ebraiche, cristiane e musulmane, insieme alle istituzioni e alla società civile, a costruire una posizione comune contro l’antisemitismo, l’odio anticristiano e l’islamofobia, e contro ogni forma di persecuzione religiosa.

Non permettiamo agli estremisti di parlare a nome delle nostre fedi.

Non in nome dell’Ebraismo, non in nome del Cristianesimo, non in nome dell’Islam.

Difendere la vita dell’altro significa difendere anche la nostra.

Speaker of the Somali Parliament Publicly Thanks the European Muslims League....Il Presidente del Parlamento somalo ringrazia pubblicamente la European Muslims League

H.E. Abdulkadir Mohamed Nur, Speaker of the House of the People, expresses his appreciation to EML Secretary-General Dr. Yvonne Ridley

The European Muslims League (EML) welcomes with particular appreciation the public message issued by H.E. Abdulkadir Mohamed Nur, Speaker of the House of the People of the Federal Parliament of Somalia, thanking Dr. Yvonne Ridley, Secretary-General of the European Muslims League, for her congratulations on the occasion of his election.

In his public message, the Speaker expressed his sincere appreciation for the thoughtful gesture and the message of congratulations conveyed by the EML Secretary-General.

This recognition represents a further sign of the importance of the institutional dialogue that the European Muslims League continues to promote at the international level, building relationships based on mutual respect, cooperation and the promotion of peace.

Somalia holds a particularly significant position in the Horn of Africa and continues to face important challenges related to security, stability and development. In this context, strengthening institutions and engaging younger generations are fundamental elements in building a future of peace and countering extremism and violence.

The European Muslims League considers dialogue with institutions and civil society to be one of the essential instruments for preventing radicalisation, promoting peaceful coexistence and, above all, offering young people alternatives based on education, responsibility and a culture of peace.

The President of the EML, Amb. Alfredo Maiolese, expressed his appreciation for the Speaker’s message:

«“We warmly welcome this gesture by H.E. Abdulkadir Mohamed Nur. The EML will continue to build bridges of dialogue with institutions and communities, convinced that preventing violence and extremism also requires respect, education and the ability to offer young people a perspective of peace.”»

The European Muslims League will continue to develop its international relations and initiatives dedicated to intercultural and interreligious dialogue, conflict prevention and the building of a culture of peace, with particular attention to younger generations.

European Muslims League – EML

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Italian

Il Presidente della Camera del Popolo, H.E. Abdulkadir Mohamed Nur, ha espresso il proprio apprezzamento alla Segretaria Generale EML, Dr. Yvonne Ridley

La European Muslims League (EML) accoglie con particolare soddisfazione il messaggio pubblico con il quale H.E. Abdulkadir Mohamed Nur, Speaker della House of the People del Parlamento Federale della Somalia, ha ringraziato la Dr. Yvonne Ridley, Segretaria Generale della European Muslims League, per le congratulazioni ricevute in occasione della sua elezione.

Nel suo messaggio pubblico, lo Speaker ha espresso il proprio sincero apprezzamento per il gesto e per le parole di congratulazioni rivoltegli dalla Segretaria Generale EML.

Il riconoscimento rappresenta un ulteriore segnale dell'importanza del dialogo istituzionale che la European Muslims League porta avanti a livello internazionale, costruendo relazioni fondate sul rispetto reciproco, sulla cooperazione e sulla promozione della pace.

La Somalia occupa una posizione particolarmente significativa nel Corno d'Africa e continua ad affrontare importanti sfide legate alla sicurezza, alla stabilità e allo sviluppo. In questo contesto, il rafforzamento delle istituzioni e il coinvolgimento delle nuove generazioni rappresentano elementi fondamentali per costruire un futuro di pace e contrastare l'estremismo e la violenza.

La European Muslims League considera il dialogo con le istituzioni e con la società civile uno degli strumenti essenziali per prevenire la radicalizzazione, promuovere la convivenza e offrire soprattutto ai giovani alternative fondate sull'educazione, sulla responsabilità e sulla cultura della pace.

Il Presidente della EML, Amb. Alfredo Maiolese, ha espresso soddisfazione per il messaggio dello Speaker:

«“Accogliamo con grande piacere questo gesto di H.E. Abdulkadir Mohamed Nur. La EML continuerà a costruire ponti di dialogo con le istituzioni e con le comunità, nella convinzione che la prevenzione della violenza e dell'estremismo passi anche attraverso il rispetto, l'educazione e la capacità di offrire ai giovani una prospettiva di pace.”»

La European Muslims League continuerà a sviluppare le proprie relazioni internazionali e le iniziative dedicate al dialogo interculturale e interreligioso, alla prevenzione dei conflitti e alla costruzione di una cultura di pace, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

European Muslims League – EML

sabato 15 agosto 2026

OLTRE IL VELO – LA SERIE COMPLETA

NOVE APPROFONDIMENTI. UN UNICO PERCORSO.

La European Muslims League (EML) presenta “Oltre il velo”, una serie di nove approfondimenti nata da una domanda apparentemente semplice:

La donna musulmana è realmente sottomessa e quella occidentale realmente emancipata?

Da questa domanda siamo arrivati molto più lontano.

Abbiamo parlato di libertà e dignità, hijab e burkini, Afghanistan e Indonesia, matrimoni precoci e mutilazioni genitali femminili, ʿĀʾisha, lavoro e indipendenza economica, condizione della donna occidentale, matrimonio, adulterio, convivenza, poligamia e responsabilità.

Fino ad arrivare alla domanda conclusiva:

Si può vivere senza Dio?

Non abbiamo cercato di contrapporre Islam e Occidente, né la donna musulmana alla donna occidentale.

Abbiamo cercato di andare oltre gli stereotipi.

Perché conoscere significa anche avere il coraggio di affrontare le domande più difficili.


TUTTI GLI EPISODI


1 DI 9 – LA DONNA MUSULMANA È DAVVERO SOTTOMESSA?

Libertà, dignità, fede e condizione femminile tra percezioni e realtà.



2 DI 9 – HIJAB, BURQA, BIKINI E BURKINI: CHI DECIDE COME DEVE VESTIRSI UNA DONNA?

La libertà non dovrebbe essere misurata semplicemente dalla quantità di corpo che una donna decide di mostrare o di coprire.



3 DI 9 – AFGHANISTAN, MATRIMONI PRECOCI E INFIBULAZIONE: ISLAM O CULTURA?

Quando religione, tradizioni tribali, storia, politica e condizioni sociali vengono confuse. Distinguere è indispensabile per comprendere.



4 DI 9 – ʿĀʾISHA: OLTRE UNA POLEMICA DI QUATTORDICI SECOLI

Il matrimonio con il Profeta Muhammad ﷺ, il contesto storico e la donna che sarebbe diventata una delle più importanti autorità intellettuali della prima comunità musulmana.



5 DI 9 – IL DENARO DELLA DONNA MUSULMANA: CHI MANTIENE CHI?

Lavoro, patrimonio personale, matrimonio e responsabilità economiche: che cosa stabilisce realmente la tradizione islamica?



6 DI 9 – LA DONNA OCCIDENTALE È DAVVERO COMPLETAMENTE EMANCIPATA?

Diritti, lavoro, violenza, famiglia e corpo: dopo avere osservato criticamente le società musulmane, applichiamo all’Occidente lo stesso metro.



7 DI 9 – NÉ PROPRIETÀ DELL’UOMO NÉ OGGETTO DELLA SOCIETÀ

Dignità, libertà e responsabilità: andare oltre gli stereotipi sulla donna musulmana e sulla donna occidentale.



8 DI 9 – MATRIMONIO, ADULTERIO E CONVIVENZA: LIBERTÀ O RESPONSABILITÀ?

Matrimonio, fedeltà, coppie di fatto, unioni tra persone dello stesso sesso e poligamia. Differenti concezioni della libertà affettiva e della responsabilità.



9 DI 9 – SI PUÒ VIVERE SENZA DIO?

Due prospettive sulla vita, sulla morale, sulla morte e sull’Aldilà.

Dopo aver discusso per otto episodi di come dovremmo vivere, arriviamo alla domanda più difficile:

Perché viviamo?



PERCHÉ “OLTRE IL VELO”?

Alla fine di questo percorso abbiamo compreso che il velo del titolo non è soltanto quello indossato da alcune donne musulmane.

Esistono molti veli.

Il velo del pregiudizio.

Il velo dell’ignoranza.

Il velo dello stereotipo.

Il velo della propaganda.

Sono forse questi i veli più difficili da rimuovere.

Perché spesso non coprono il volto di chi abbiamo davanti.

Coprono i nostri occhi.


DA UNA DONNA CON IL VELO ALLA DOMANDA SU DIO

Siamo partiti chiedendoci se una donna coperta fosse veramente libera.

Per rispondere abbiamo dovuto parlare della libertà.

Parlando della libertà abbiamo incontrato la scelta.

Parlando della scelta abbiamo incontrato la responsabilità.

Parlando della responsabilità abbiamo incontrato la coscienza.

E parlando della coscienza siamo arrivati alla domanda su Dio.

Forse questo è stato il vero viaggio di “Oltre il velo”.


NOVE ARTICOLI, UNA SOLA CONCLUSIONE

Non dobbiamo difendere la donna musulmana contro quella occidentale.

Dobbiamo difendere la donna.

Non dobbiamo giudicare una persona semplicemente da ciò che indossa.

Dobbiamo imparare a conoscerla.

E non dobbiamo avere paura delle domande difficili.

Perché il dialogo autentico non nasce quando tutti pensiamo allo stesso modo.

Nasce quando possiamo confrontare idee differenti senza perdere il rispetto reciproco.

Andare “oltre il velo” significa allora andare oltre l’apparenza, oltre il pregiudizio e oltre le etichette.

Per incontrare la persona.

Alfredo Maiolese
Presidente – European Muslims League (EML)