sabato 29 agosto 2026

EML – ARTICOLI, APPROFONDIMENTI E FACT-CHECKING



Una raccolta permanente di articoli e approfondimenti pubblicati dalla European Muslims League (EML) su Islam, dialogo interreligioso, società, integrazione e corretta comprensione delle fonti.

Questa pagina viene aggiornata con le nuove pubblicazioni.

ISLAM, CRISTIANESIMO E DIALOGO INTERRELIGIOSO

EML-01 | Il Cristianesimo è amore e l’Islam?

EML-02 | Mosè chiese a Dio il Suo nome: perché non “Allah”?

EML-03 | Ebrei, Cristiani e Musulmani uniti

ISLAM, SOCIETÀ E INTEGRAZIONE

EML-04 | Islam, immigrazione e integrazione

EML-05 | Libero arbitrio e volontà di Allah

EML-06 | Lo specchio: Islam, Occidente e pudore

EML-07 | La fede non si giudica dagli errori

VERIFICA, PREGIUDIZI E DISINFORMAZIONE

EML-08 | Quando la critica diventa falsificazione

EML-09 | Jihad significa davvero guerra?

OLTRE IL VELO

Una serie della European Muslims League dedicata alle domande, ai pregiudizi e alle questioni più frequentemente sollevate sull'Islam e sulla condizione della donna musulmana.

SERIE COMPLETA | Oltre il Velo

OV-01 | La donna musulmana

OV-02 | Hijab, Burqa, Bikini

OV-03 | Afghanistan

OV-04 | Aisha: oltre una narrazione superficiale

OV-05 | Il denaro della donna

OV-06 | La donna

OV-08 | Matrimonio

OV-09 | Si può vivere senza...?

European Muslims League – EML
Dialogo • Conoscenza • Verifica • Convivenza

La raccolta viene aggiornata periodicamente con nuovi articoli e approfondimenti.

"Il cristianesimo è amore". E l'Islam?

Quando si parla del cristianesimo, una parola ritorna continuamente: amore.

"Dio è amore."

"Ama il prossimo."

"Ama i tuoi nemici."

È comprensibile. L'amore occupa un posto centrale nel messaggio cristiano e ha lasciato un'impronta profonda nella cultura europea.

Ma allora nasce una domanda: perché quando si parla dell'Islam la parola "amore" viene pronunciata così raramente?

L'Islam non conosce forse l'amore?

L'Islam non deve togliere amore al cristianesimo

Un musulmano non deve diminuire Gesù* per valorizzare Muhammad* e non deve negare la bellezza del messaggio cristiano sull'amore per spiegare l'Islam.

Gesù*, nell'Islam, è il Messia ed è uno dei grandi messaggeri di Dio.

Possiamo quindi riconoscere serenamente la forza con cui il cristianesimo parla dell'amore.

La domanda è un'altra: che cosa dice l'Islam?

L'amore nel Corano

Il Corano utilizza differenti parole per esprimere dimensioni che nella nostra lingua vengono spesso riunite sotto la parola "amore".

C'è l'amore, c'è l'affetto profondo e soprattutto c'è la misericordia, una delle dimensioni fondamentali attraverso le quali l'Islam descrive il rapporto di Dio con il Creato.

Il Corano afferma:

"Egli li amerà ed essi Lo ameranno." (5:54)

E parlando del rapporto tra gli sposi:

"Ha posto tra voi amore e misericordia." (30:21)

Amore e misericordia non sono quindi concetti estranei all'Islam. Sono dentro il suo messaggio.

Un Dio misericordioso

Quasi ogni capitolo del Corano comincia ricordando Dio come il Compassionevole, il Misericordioso.

Il musulmano ripete queste parole continuamente: nella preghiera e prima di molte azioni della vita quotidiana.

Il Corano afferma:

"La Mia misericordia abbraccia ogni cosa." (7:156)

Questo non significa che nell'Islam esista soltanto misericordia e non esistano responsabilità, giustizia o giudizio.

Significa che non è possibile raccontare correttamente l'Islam cancellando la misericordia.

Muhammad*: misericordia per il Creato

Il Corano dice rivolgendosi a Muhammad*:

"Non ti abbiamo inviato se non come misericordia per i mondi." (21:107)

Ma la misericordia non può rimanere soltanto una parola.

Deve diventare comportamento.

Come ci comportiamo con i genitori?

Con i figli?

Con il coniuge?

Con il vicino?

Con il povero, l'orfano, il malato e chi è più debole?

E persino con gli animali?

La misericordia verso gli animali

La tradizione profetica contiene due racconti particolarmente significativi.

Muhammad* raccontò di una donna punita per aver rinchiuso una gatta senza darle da mangiare e senza lasciarla libera di cercare il proprio nutrimento.

In un'altra celebre narrazione, una prostituta vide un cane che soffriva terribilmente per la sete vicino a un pozzo. Prese dell'acqua servendosi della propria calzatura e gli diede da bere.

Per quell'atto di misericordia, Dio la perdonò.

Da una parte la crudeltà verso un animale viene condannata.

Dall'altra una donna che molti avrebbero giudicato soltanto per la sua vita riceve il perdono di Dio per un gesto di compassione verso un cane assetato.

Il messaggio è semplice: davanti a Dio anche un gesto di misericordia verso una creatura che non potrà restituirci nulla può avere un valore enorme.

Anche un albero ha valore

Questa responsabilità comprende anche la natura.

Muhammad* insegnò che quando una persona pianta un albero o coltiva qualcosa e un essere umano, un uccello o un animale ne mangia, ciò che viene consumato viene considerato una forma di carità.

Esiste inoltre una bellissima immagine nella tradizione islamica: anche se arrivasse l'Ora e una persona avesse tra le mani una piantina, se avesse ancora il tempo di piantarla dovrebbe farlo.

Piantare, nutrire, proteggere, non distruggere inutilmente.

L'uomo non è padrone assoluto del Creato. Ne porta anche la responsabilità.

E chi non è musulmano?

La bontà non può essere riservata soltanto a chi appartiene alla propria religione.

Il Corano afferma:

"Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti verso coloro che non vi hanno combattuto a causa della religione e che non vi hanno espulso dalle vostre case." (60:8)

Essere musulmani non significa quindi considerare automaticamente nemico chi appartiene a un'altra religione.

Cristiani, ebrei, musulmani e persone senza religione possono essere vicini, colleghi, amici e cittadini della stessa comunità.

Forse utilizziamo parole differenti

Cristianesimo e Islam non sono la stessa religione.

Esistono differenze teologiche profonde e sarebbe sbagliato nasconderle in nome del dialogo.

Ma riconoscere le differenze non significa essere incapaci di riconoscere ciò che avvicina gli esseri umani.

Il cristianesimo parla potentemente di amore.

L'Islam parla di amore, misericordia, compassione, perdono, generosità e responsabilità verso il prossimo e il Creato.

Forse, allora, la domanda non dovrebbe essere:

"Quale religione parla di più dell'amore?"

Dovremmo chiederci:

"Quanto amore riusciamo a trasformare in comportamento?"

Perché possiamo pronunciare migliaia di volte la parola "amore".

Ma alla fine saranno il vicino, il povero, l'orfano, il debole, l'animale che dipende da noi e persino la terra sulla quale viviamo a mostrare se quelle parole sono diventate realtà.

Questo è amore.

E anche l'Islam è amore.

European Muslims League

* L'asterisco accanto ai nomi di Gesù e Muhammad indica "la pace sia su di lui".

Islam, immigrazione e integrazione: rispondere alle domande difficili


Il dibattito sull'immigrazione in Europa diventa sempre più spesso anche un dibattito sull'Islam.

Una domanda ricorre frequentemente: una persona profondamente musulmana può integrarsi pienamente nella società europea mantenendo la propria fede?

È una domanda legittima e merita una risposta seria, senza propaganda e senza negare i problemi.

Integrazione non significa rinunciare alla propria identità

La European Muslims League ritiene che chi sceglie di vivere stabilmente in un Paese europeo debba rispettarne le leggi, le istituzioni democratiche, la sicurezza pubblica, la dignità della persona e i diritti degli altri.

La religione non può essere utilizzata per giustificare criminalità, violenza o coercizione.

Questo vale per tutti.

Ma integrazione non significa cancellazione dell'identità religiosa.

Un musulmano può essere pienamente italiano, francese o tedesco senza cessare di essere musulmano, esattamente come un cittadino appartenente a qualsiasi altra religione può conservare la propria fede.

Islam e cultura araba, inoltre, non sono sinonimi. L'Islam è nato nella Penisola Arabica e il Corano è in lingua araba, ma la maggioranza dei musulmani del mondo non è araba.

Esistono interpretazioni dell'Islam incompatibili con la democrazia?

Sì.

Negarlo sarebbe sbagliato.

Esistono interpretazioni estremiste e politico-religiose incompatibili con alcuni principi fondamentali delle democrazie contemporanee.

Devono essere riconosciute e contrastate.

Ma dall'esistenza dell'estremismo non deriva che ogni musulmano sia estremista o che l'Islam renda inevitabilmente impossibile l'integrazione.

Un musulmano può rispettare la Costituzione, le leggi dello Stato, la libertà religiosa degli altri e vivere pacificamente con cristiani, ebrei, credenti di altre religioni e non credenti senza rinunciare alla propria fede.

Da'wa: conquista o responsabilità?

Anche la parola da'wa viene talvolta presentata come la prova di un progetto di conquista religiosa.

La da'wa esiste nell'Islam e sarebbe scorretto negarlo. Significa invitare, far conoscere, testimoniare la propria fede.

Ma invitare non significa costringere.

Il Corano afferma: "Non c'è costrizione nella religione" (2:256).

Esiste inoltre una dimensione della da'wa che riguarda innanzitutto gli stessi musulmani.

Prima di pretendere di cambiare gli altri, una comunità dovrebbe migliorare se stessa.

Il Profeta Muhammad ﷺ disse: "Al-din al-nasiha", la religione è sincero consiglio.

Richiamare un musulmano ad abbandonare droga, spaccio, furto, violenza e criminalità e invitarlo all'onestà, alla responsabilità, al rispetto del vicino e delle leggi rappresenta un beneficio per l'intera società.

Se un giovane viene sottratto allo spaccio, ne beneficia anche il suo vicino non musulmano.

Se una persona abbandona la criminalità, ne beneficia la città.

Questa non è una "quinta colonna".

È responsabilità sociale.

Fede e ragione: il caso di Noè

Un'altra obiezione riguarda i racconti religiosi.

Il Corano afferma che Noè rimase presso il suo popolo "mille anni meno cinquanta" (29:14).

Il credente musulmano considera il Corano rivelazione di Dio e accetta ciò che esso afferma. Chi non riconosce l'origine divina del Corano è naturalmente libero di non credervi.

Non sarebbe corretto inventare spiegazioni scientifiche per rendere il versetto più accettabile alla sensibilità contemporanea.

La vera divergenza si trova prima: il Corano è oppure non è rivelazione di Dio?

Questa è una questione teologica e filosofica, non qualcosa che possa essere risolto semplicemente deridendo chi crede.

Corano, hadith e tradizione non sono la stessa cosa

Anche nella critica religiosa è indispensabile distinguere le fonti.

Il Corano parla di Adamo, ma non afferma che sia vissuto 960 o 1000 anni. Una tradizione riportata da al-Tirmidhi parla invece di mille anni attribuiti ad Adamo.

Nella Sura al-Kahf il compagno di Mosè viene descritto come "uno dei Nostri servi". Il Corano non lo chiama al-Khidr; questa identificazione è attestata nella tradizione profetica.

Lo stesso rigore è necessario sulle celebri "72".

L'espressione "72 vergini" non compare nel Corano. Esiste però una tradizione riportata da al-Tirmidhi relativa alla ricompensa del martire nella quale vengono menzionate settantadue mogli tra le hur al-'ayn.

Dire che "le 72 sono nel Corano" è quindi inesatto.

Dire che "nella tradizione islamica non esiste alcun riferimento alle 72" sarebbe altrettanto inesatto.

Una critica seria deve partire da fonti correttamente attribuite.

Islam e cristianesimo

Riconoscere il ruolo fondamentale del cristianesimo nella storia e nella cultura europea non indebolisce l'Islam.

Gesù occupa un posto straordinario anche nella fede islamica, pur esistendo profonde differenze teologiche tra cristianesimo e Islam.

Un musulmano non ha bisogno di denigrare il cristianesimo per professare la propria fede.

Allo stesso modo, essere musulmano non impedisce di rispettare e amare la cultura, la storia e il Paese europeo nel quale si vive.

La reciprocità vale per tutti

Su questo i musulmani devono essere altrettanto chiari.

Non possiamo chiedere libertà religiosa per i musulmani in Europa e dimenticare la libertà dei cristiani e delle altre minoranze nei Paesi a maggioranza musulmana.

Se difendiamo il diritto di un musulmano a praticare pacificamente la propria religione in Europa, dobbiamo difendere con la stessa convinzione il diritto di un cristiano, di un ebreo o di qualsiasi altra persona a praticare la propria fede dove costituisce una minoranza.

La dignità umana non cambia attraversando una frontiera.

Prima di chiedere che cosa l'Islam farà all'Europa

Forse dovremmo porre una domanda più concreta.

Un musulmano che rispetta le leggi, lavora onestamente, educa i propri figli al rispetto degli altri, rifiuta droga, criminalità, violenza e terrorismo, aiuta il proprio vicino e partecipa responsabilmente alla vita della propria città rappresenta una minaccia perché crede nel Corano?

La European Muslims League ritiene di no.

Questo non significa sostenere che ogni musulmano sia virtuoso.

Non lo è.

Non significa sostenere che ogni interpretazione dell'Islam sia compatibile con una società democratica.

Non lo è.

E non significa sottrarre l'Islam alla critica.

La critica è legittima.

Ma una cosa è criticare idee, testi e comportamenti. Un'altra è stabilire in anticipo che milioni di persone siano incapaci di integrarsi semplicemente perché musulmane.

Anche le comunità musulmane hanno una responsabilità fondamentale: prima di chiedersi come gli altri guardino all'Islam, devono domandarsi quale Islam gli altri vedano attraverso il comportamento dei musulmani.

La migliore testimonianza non è conquistare qualcuno.

È migliorare se stessi e contribuire al bene della società nella quale viviamo.

European Muslims League

venerdì 28 agosto 2026

Le Dakarois Quotidien: l’European Muslims League en première page au Sénégal


Le 28 août 2026, le quotidien sénégalais Le Dakarois Quotidien (N°810) consacre en première page un rappel à l’European Muslims League (EML) et au lancement de sa nouvelle unité européenne de veille et de fact-checking.

Sous le titre « Islamophobie en Europe – L’European Muslims League lance une unité de veille et de fact-checking », le journal présente en page 6 l’initiative EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit.

L’article revient sur l’approche adoptée par l’EML : observer, vérifier, documenter et répondre.

Le Président de l’European Muslims League, Dr Alfredo Maiolese, souligne que cette initiative ne vise pas à répondre à la propagande par la contre-propagande, mais à privilégier les faits, la vérification des sources et le dialogue.

Cette publication au Sénégal contribue à donner une dimension internationale à l’initiative et à faire connaître l’engagement de l’EML contre la désinformation, la manipulation des sources, les préjugés et les discours de haine visant l’Islam et les musulmans.

Source : Le Dakarois Quotidien – Sénégal
N°810 – Vendredi 28 août 2026
Article complet : page 6
English 
On 28 August 2026, the Senegalese newspaper Le Dakarois Quotidien (No. 810) featured the European Muslims League (EML) and the launch of its new European monitoring and fact-checking unit on its front page.

Under the headline “Islamophobia in Europe – The European Muslims League launches a monitoring and fact-checking unit”, the newspaper presents the EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit in a full article on page 6.

The article highlights the EML’s approach: Monitor. Verify. Document. Respond.

The President of the European Muslims League, Dr Alfredo Maiolese, stresses that the initiative is not intended to respond to propaganda with counter-propaganda, but rather to promote facts, source verification and dialogue.

This publication in Senegal contributes to the international visibility of the initiative and highlights the EML’s commitment to addressing disinformation, manipulation of sources, prejudice and hate speech targeting Islam and Muslims.

Source: Le Dakarois Quotidien – Senegal
No. 810 – Friday, 28 August 2026
Full article: page 6

giovedì 27 agosto 2026

Senegal: L’Eveil Highlights the Launch of EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

 


L’Eveil del Senegal dedica un articolo alla nuova EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

27 agosto 2026

La European Muslims League (EML) accoglie con soddisfazione la pubblicazione sul quotidiano senegalese L’Eveil di un ampio articolo dedicato alla nascita della EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit, la nuova unità europea di monitoraggio, verifica e fact-checking promossa dalla Lega.

L’articolo, dal titolo “Islamophobie en Europe – L’European Muslims League lance une unité de veille et de fact-checking”, illustra il metodo adottato dalla nuova struttura per individuare e verificare episodi di discriminazione contro i musulmani, disinformazione e manipolazione delle fonti islamiche.

Il quotidiano senegalese richiama anche la posizione del Presidente EML Alfredo Maiolese, sottolineando un principio fondamentale dell’iniziativa: verificare prima di rispondere.

Fonti originali, traduzioni e contesto saranno quindi esaminati prima di assumere una posizione pubblica.

Il metodo operativo della UNIT è sintetizzato nel principio:

“Monitor. Verify. Document. Respond.”

L’obiettivo non è alimentare contrapposizioni, ma contribuire a una comunicazione più corretta, al dialogo interreligioso e alla coesione sociale.

La European Muslims League ringrazia L’Eveil per l’attenzione dedicata all’iniziativa, che dimostra come il tema della corretta informazione e del contrasto alla discriminazione religiosa abbia ormai una dimensione che supera i confini europei.

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 FRANÇAIS

Le quotidien sénégalais L’Eveil consacre un article à la nouvelle EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

27 août 2026

L’European Muslims League (EML) accueille avec satisfaction la publication, dans le quotidien sénégalais L’Eveil, d’un important article consacré au lancement de l’EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit, la nouvelle unité européenne de veille, de vérification et de fact-checking promue par la Ligue.

Publié sous le titre « Islamophobie en Europe – L’European Muslims League lance une unité de veille et de fact-checking », l’article présente la méthode adoptée par la nouvelle structure afin d’identifier et de vérifier les cas de discrimination à l’encontre des musulmans, de désinformation et de manipulation des sources islamiques.

Le quotidien sénégalais rappelle également la position du Président de l’EML, Alfredo Maiolese, en soulignant un principe essentiel de cette initiative : vérifier avant de répondre.

Les sources originales, les traductions et leur contexte seront ainsi examinés avant toute prise de position publique.

La méthode opérationnelle de l’UNIT est résumée par le principe :

« Monitor. Verify. Document. Respond. »

L’objectif n’est pas d’alimenter les confrontations, mais de contribuer à une information plus rigoureuse, au dialogue interreligieux et à la cohésion sociale.

L’European Muslims League remercie L’Eveil pour l’attention accordée à cette initiative, qui démontre que les questions liées à la désinformation et à la discrimination religieuse dépassent désormais largement les frontières européennes.

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ENGLISH

Senegalese Daily L’Eveil Highlights the New EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

27 August 2026

The European Muslims League (EML) welcomes the publication by the Senegalese daily L’Eveil of an extensive article dedicated to the launch of the EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit, the League’s new European monitoring, verification and fact-checking initiative.

Published under the headline “Islamophobie en Europe – L’European Muslims League lance une unité de veille et de fact-checking”, the article presents the methodology adopted by the new Unit to identify and verify cases of anti-Muslim discrimination, misinformation and manipulation of Islamic sources.

The Senegalese newspaper also highlights the position of EML President Alfredo Maiolese, emphasizing one of the initiative’s fundamental principles: verify before responding.

Original sources, translations and context will therefore be examined before any public position is taken.

The UNIT’s operational method is summarized by the principle:

“Monitor. Verify. Document. Respond.”

Its purpose is not to fuel confrontation, but to contribute to accurate information, interreligious dialogue and social cohesion.

The European Muslims League thanks L’Eveil for the attention devoted to this initiative, demonstrating that the issues of misinformation and religious discrimination extend well beyond Europe’s borders.




Mosè chiese a Dio il Suo nome: perché non disse "Io sono Allah"?

Circola sui social una domanda rivolta ai musulmani:

"Quando Mosè chiese il nome di Dio davanti al roveto ardente, perché Dio non disse: “Io sono Allah”?"

La domanda può sembrare provocatoria, ma la risposta si trova direttamente nei testi.

1. L'Esodo è un testo ebraico, non arabo

In Esodo 3:13-15, Mosè domanda a Dio che cosa dovrà dire agli Israeliti quando gli chiederanno il nome di Colui che lo ha mandato.

Il testo ebraico contiene l'espressione Ehyeh Asher Ehyeh e successivamente il Tetragramma YHWH.

Pretendere che un testo ebraico riporti necessariamente la parola araba Allah costituisce quindi un errore linguistico.

Allah (الله) è infatti il termine arabo usato per indicare Dio. Non appartiene esclusivamente al vocabolario dei musulmani: anche i cristiani arabofoni utilizzano normalmente Allah parlando di Dio.

Chiedere perché nell'originale ebraico dell'Esodo non compaia la parola araba Allah sarebbe come chiedere perché non compaiano le parole italiane Dio, inglesi God o francesi Dieu.

2. Ma il Corano racconta l'incontro di Mosè con Dio

Il punto ancora più interessante si trova nel Corano, Sura Ṭā-Hā 20:9-14.

Mosè vede un fuoco e, avvicinandosi, viene chiamato da Dio.

Al versetto 20:14 leggiamo:

إِنَّنِي أَنَا اللَّهُ لَا إِلَٰهَ إِلَّا أَنَا فَاعْبُدْنِي

Innanī anā Allāhu lā ilāha illā anā faʿbudnī.

-In verità, Io sono Allah. Non c'è divinità all'infuori di Me. AdoraMi.-

Pertanto, alla domanda:

Perché Dio non disse a Mosè: "Io sono Allah"?

la risposta dal punto di vista islamico è molto semplice:

Lo disse.

3. Anche la Bibbia araba usa "Allah"

C'è infine un fatto linguistico spesso dimenticato.

Nelle traduzioni arabe della Bibbia, الله – Allah viene utilizzato per indicare Dio.

Questo dimostra perché non sia corretto presentare Allah come se fosse necessariamente il nome di una divinità differente dal Dio di cui parlano ebrei e cristiani.

Verificare prima di condividere

Il confronto religioso è legittimo. Le domande difficili sono legittime. Anche la critica dell'Islam è legittima.

Ma una discussione seria richiede che lingue, testi e contesti vengano verificati prima di trasformare una domanda in una presunta contraddizione.

In questo caso bastava leggere Esodo 3:13-15 e Corano 20:9-14.

La risposta era già lì.



 

EML au Sénégal : solidarité et soutien à la santé à TivaouaneEML in Senegal: Solidarity and Support for Healthcare in Tivaouane


EML au Sénégal : solidarité et soutien à la santé à Tivaouane

Tivaouane, Sénégal – Août 2026

La Ligue Musulmane Européenne (European Muslims League – EML) poursuit ses activités au Sénégal en faveur de la paix, de la fraternité, du dialogue et de la solidarité.

À Tivaouane, Matar Mbaye Aly Lo, Ambassadeur de Paix de l’EML, a effectué une visite dans le cadre des relations avec la communauté religieuse locale et de la mission internationale de l’organisation.

À cette occasion, une action de solidarité a été menée avec des dons remis à l’hôpital Mame Abdou Aziz Sy Dabakh de Tivaouane, afin de contribuer au soutien du secteur de la santé et des personnes qui en ont besoin.

Cette initiative témoigne de la volonté de l’European Muslims League d’accompagner le dialogue et la fraternité par des actions concrètes au service des communautés.

L’EML remercie les autorités religieuses, les représentants et la communauté de Tivaouane pour leur accueil et leur esprit de fraternité.

Servir les communautés, promouvoir la paix et construire des ponts de fraternité demeurent au cœur de la mission de l’EML.

#EuropeanMuslimsLeague #EML #Senegal #Tivaouane #Solidarité #Santé #Paix


EML in Senegal: Solidarity and Support for Healthcare in Tivaouane

Tivaouane, Senegal – August 2026

The European Muslims League (EML) continues its activities in Senegal in support of peace, fraternity, dialogue and solidarity.

In Tivaouane, Matar Mbaye Aly Lo, EML Peace Ambassador, carried out a visit as part of the organisation’s relations with the local religious community and its international mission.

On this occasion, a solidarity initiative was carried out through donations delivered to the Mame Abdou Aziz Sy Dabakh Hospital in Tivaouane, contributing to the support of healthcare and people in need.

This initiative reflects the European Muslims League’s commitment to accompanying dialogue and fraternity with concrete actions in service of communities.

EML expresses its sincere gratitude to the religious authorities, representatives and community of Tivaouane for their warm welcome and spirit of fraternity.

Serving communities, promoting peace and building bridges of fraternity remain at the heart of EML’s mission.

#EuropeanMuslimsLeague #EML #Senegal #Tivaouane #Solidarity #Healthcare #Peace

EML au Sénégal : fraternité et solidarité à NdiassaneEML in Senegal: Fraternity and Solidarity in Ndiassane

EML AU SÉNÉGAL – VISITE À NDIASSANE

Ndiassane, Sénégal – Août 2026

La Ligue Musulmane Européenne (European Muslims League – EML) poursuit son engagement en faveur du dialogue, de la fraternité et de la solidarité au Sénégal.

Lors d’une visite à Ndiassane, Matar Mbaye Aly Lo, Ambassadeur de Paix de l’EML, a rencontré le représentant du Khalif de Ndiassane, également membre de la famille du Khalif.

Cette rencontre a permis de présenter la mission de l’European Muslims League et de renforcer les liens de fraternité, de dialogue et de coopération avec la communauté locale.

À cette occasion, une action de solidarité a également été menée avec des dons destinés aux enfants et aux familles, témoignant de la volonté de l’EML d’accompagner le dialogue par des actions concrètes au service des communautés.

L’European Muslims League remercie chaleureusement les représentants et la communauté de Ndiassane pour leur accueil et leur esprit de fraternité.

Paix, dialogue et solidarité demeurent au cœur de la mission internationale de l’EML.

#EuropeanMuslimsLeague #EML #Senegal #Ndiassane #Solidarité #Paix #Dialogue

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EML IN SENEGAL – VISIT TO NDIASSANE

Ndiassane, Senegal – August 2026

The European Muslims League (EML) continues its commitment to promoting dialogue, fraternity and solidarity in Senegal.

During a visit to Ndiassane, Matar Mbaye Aly Lo, EML Peace Ambassador, met with the representative of the Khalif of Ndiassane, who is also a member of the Khalif’s family.

The meeting provided an opportunity to present the mission of the European Muslims League and to strengthen ties of fraternity, dialogue and cooperation with the local community.

On this occasion, a solidarity initiative was also carried out through donations intended for children and families, reflecting EML’s commitment to accompanying dialogue with concrete actions in support of communities.

The European Muslims League expresses its sincere gratitude to the representatives and the community of Ndiassane for their warm welcome and spirit of fraternity.

Peace, dialogue and solidarity remain at the heart of EML’s international mission.

#EuropeanMuslimsLeague #EML #Senegal #Ndiassane #Solidarity #Peace #Dialogue

mercoledì 26 agosto 2026

Libero arbitrio e volontà di Allah: l’uomo sceglie, ma nulla sfugge al Creatore


Una delle domande più profonde che l'essere umano possa porsi riguarda il rapporto tra la propria libertà e la volontà di Dio.

Se siamo liberi di scegliere, significa forse che alcuni avvenimenti sfuggono al controllo del Creatore? E se tutto avviene secondo la Sua volontà, quale significato hanno allora le nostre decisioni e le nostre responsabilità?

L'Islam mantiene insieme due verità: l'essere umano sceglie ed è responsabile delle proprie azioni, ma nulla esiste al di fuori della conoscenza e della sovranità di Allah, l'Altissimo.

Il Corano utilizza un'immagine di straordinaria semplicità:

«Non cade una foglia senza che Egli lo sappia.»
Corano 6:59

Pensiamo per un momento alla grandezza di questa affermazione.

Una foglia che si stacca da un albero in una foresta lontana, una goccia di pioggia che raggiunge la terra, qualcosa che nasce o qualcosa che termina: nulla è nascosto alla conoscenza di Allah.

Questo, tuttavia, non trasforma l'uomo in una creatura priva di volontà.

L'uomo sceglie e per questo è responsabile

Il Corano riconosce all'essere umano la capacità di scegliere:

«Chi vuole, prenda la via verso il suo Signore.»
Corano 76:29

Se non esistesse alcuna scelta, non avrebbero significato la responsabilità morale, il pentimento, il perdono, la ricompensa e il giudizio.

L'uomo può scegliere il bene oppure il male, la giustizia oppure l'ingiustizia, la fede oppure il rifiuto.

Ma immediatamente dopo il versetto precedente il Corano aggiunge qualcosa di ancora più profondo:

«Ma voi non vorrete se non se Allah vuole.»
Corano 76:30

Ecco il punto nel quale libertà umana e volontà divina si incontrano.

La nostra volontà esiste, ma non è una volontà assoluta.

Possiamo decidere, progettare, costruire, amare, rifiutare, credere o non credere. Possiamo contribuire alle trasformazioni della società e della storia.

Ma non diventiamo per questo padroni dell'universo.

Affidarsi ad Allah non significa essere fatalisti

Credere nel decreto divino non significa sedersi e aspettare che gli eventi accadano.

Il musulmano agisce.

Studia, lavora, cura, costruisce, educa, dialoga, difende la giustizia e cerca la pace. Utilizza le cause e i mezzi che Allah ha posto nel mondo e assume la responsabilità delle proprie decisioni.

Poi, dopo avere fatto quanto è nelle sue possibilità, riconosce che il risultato finale non gli appartiene completamente.

Questa è una delle differenze fondamentali tra fatalismo e tawakkul, l'affidamento ad Allah.

Il fatalista dice: «Non faccio nulla perché tutto è già scritto.»

Il credente dice: «Farò tutto ciò che è giusto e nelle mie possibilità, ma affiderò ad Allah ciò che non posso controllare.»

Un esempio semplice: l'esame

Possiamo comprenderlo attraverso un esempio molto semplice, lo stesso che possiamo spiegare ai nostri figli.

Ho un esame, ma decido di non studiare. Arriva il giorno dell'esame e vengo bocciato.

Posso dire: «È stata la volontà di Allah», per sottrarmi alla mia responsabilità?

No.

Avevo la possibilità di studiare e ho scelto di non farlo. La mia negligenza appartiene alla mia responsabilità e non posso utilizzare il decreto divino come giustificazione per una scelta sbagliata.

Immaginiamo invece una situazione diversa.

Studio seriamente. Mi preparo per settimane, utilizzo tutti i mezzi che Allah mi ha concesso e faccio quanto è nelle mie possibilità. Ma proprio il giorno dell'esame mi ammalo e non posso presentarmi.

La malattia non era una mia scelta.

Il credente riconosce allora che esistono avvenimenti che non controlla e li accoglie nell'ambito del qadar, il decreto di Allah, senza pretendere necessariamente di comprenderne immediatamente la ragione.

Questo è il punto essenziale:

la fede nel decreto di Allah non cancella la responsabilità dell'uomo, e la libertà dell'uomo non cancella la sovranità di Allah.

Un celebre insegnamento profetico lo esprime attraverso un'immagine semplicissima. Un uomo chiese al Profeta Muhammad ﷺ se dovesse lasciare libero il proprio cammello affidandosi ad Allah oppure legarlo.

Il Profeta ﷺ gli rispose:

«Legalo e affidati ad Allah.»

Prima agisci.
Prima utilizza i mezzi.
Prima assumiti le tue responsabilità.

Poi, ciò che non è nelle tue mani, affidalo ad Allah.

È questo l'equilibrio tra libero arbitrio e tawakkul: fare tutto ciò che dipende da noi, senza credere che tutto dipenda da noi.

Anche la storia passa attraverso le azioni degli uomini

Migrazioni, nascite, guerre, pace, trasformazioni culturali, crescita e declino delle civiltà possono essere spiegati attraverso cause storiche, politiche, economiche e demografiche.

Riconoscere queste cause non contraddice la fede.

Sono precisamente le azioni degli uomini a costituire una parte della storia.

Ma il credente aggiunge una dimensione ulteriore: le cause non possiedono un potere assoluto e indipendente dal Creatore.

Nessun governante, maggioranza, esercito, movimento politico o fenomeno demografico possiede una volontà assoluta capace di sottrarsi alla sovranità di Allah.

Il Corano dice:

«Voi non vorrete se non se Allah vuole, Signore dei mondi.»
Corano 81:29

Questo non elimina la storia umana né la responsabilità dell'uomo.

Significa semplicemente riconoscere che l'uomo agisce dentro la Creazione, non al di sopra del Creatore.

Ciò che accadrà domani appartiene ad Allah

L'essere umano può fare previsioni.

Può osservare statistiche, demografia, politica e trasformazioni sociali e immaginare come sarà una nazione tra cinquanta o cento anni.

Ma una previsione non è conoscenza dell'invisibile.

Il futuro appartiene ad Allah.

Per questo il musulmano pronuncia spesso parole semplicissime:

In shāʾ Allāh — se Allah vuole.

Non è una formula di rassegnazione. È il riconoscimento del limite umano.

Io posso desiderare qualcosa.
Posso lavorare perché accada.
Posso pregare perché accada.

Ma non posso conoscere con certezza ciò che Allah ha decretato per il futuro.

Il Corano ricorda:

«Non dire mai di una cosa: “Certamente domani farò questo”, senza dire: “Se Allah vuole”.»
Corano 18:23-24

La conoscenza dell'Ora

Lo stesso principio raggiunge la sua espressione più grande quando il Corano parla del Giorno del Giudizio:

«In verità, presso Allah è la conoscenza dell'Ora.»
Corano 31:34

L'umanità può sviluppare tecnologie straordinarie, esplorare l'universo e comprendere sempre meglio le leggi della natura.

Eppure rimane una creatura.

La conoscenza assoluta appartiene al Creatore.

Ed è forse proprio qui che libero arbitrio e fede trovano il loro equilibrio più bello:

l'uomo non è una marionetta, ma neppure è Dio.

Gli è stata concessa la possibilità di scegliere, e proprio per questo sarà responsabile delle sue scelte.

Ma sopra le nostre decisioni, sopra le nostre previsioni e sopra il corso stesso della storia rimangono la conoscenza e la sovranità di Allah, l'Altissimo.

Una foglia cade.

Una goccia raggiunge la terra.

Un uomo compie una scelta.

Una generazione lascia il posto alla successiva.

Noi vediamo soltanto una piccola parte del cammino.

Allah conosce l'intero percorso.

Al credente spetta quindi agire con responsabilità, scegliere il bene, cercare la giustizia e la pace, utilizzare tutti i mezzi leciti che gli sono stati concessi e, dopo aver fatto tutto ciò che è nelle proprie possibilità, affidarsi con serenità ad Allah.

Perché affidarsi ad Allah non significa rinunciare ad agire. Significa agire sapendo che non siamo noi ad avere l'ultima parola.

Amb. Alfredo Maiolese
President, European Muslims League (EML)

Lo specchio: Islam, Occidente e pudore

Immaginiamo uno specchio.

Una donna occidentale che camminasse per le strade di Kabul vestita secondo le normali consuetudini europee potrebbe essere percepita come estranea ai codici sociali locali. Allo stesso modo, una donna afghana completamente coperta che cammina per Milano, Parigi o Londra può attirare sguardi, curiosità e talvolta diffidenza.

Ogni società tende a considerare normale ciò a cui è abituata e strano ciò che appartiene agli altri.

Ma cultura, religione e libertà personale non sono la stessa cosa.

Il burqa non è il pudore

In Europa si confondono spesso burqa, niqab, hijab e principio religioso del pudore.

Il burqa afghano è una specifica forma storica e culturale di copertura integrale e non viene indicato dal Corano come capo obbligatorio.

Il pudore, invece, è un principio religioso chiaramente presente nell'Islam e riguarda entrambi i sessi.

È significativo che il Corano, prima ancora di rivolgersi alle donne, dica agli uomini credenti di abbassare lo sguardo e custodire la propria castità (Corano 24:30), per poi rivolgersi alle donne (24:31).

La responsabilità, quindi, non viene posta soltanto sul corpo della donna. Anche l'uomo deve governare il proprio sguardo e i propri desideri.

Ma questo è davvero così estraneo all'Occidente?

Il pudore non appartiene soltanto all'Islam.

Nel Vangelo, Gesù richiama l'uomo alla responsabilità persino rispetto allo sguardo desiderante (Matteo 5:27-28). Nel cristianesimo troviamo inoltre richiami alla modestia e alla castità.

Nell'ebraismo esiste il concetto di tzniut, che riguarda modestia, comportamento e dignità della persona.

Le tre religioni non hanno regole identiche e sarebbe sbagliato sostenere il contrario. Ma presentare il pudore come qualcosa di esclusivamente islamico significa dimenticare una parte importante della storia religiosa dell'Occidente.

Basta osservare una fotografia dell'Ottocento o dei primi decenni del Novecento. L'abbigliamento, i rapporti tra uomini e donne, la famiglia e la sessualità erano regolati da codici molto diversi da quelli attuali.

Questo non significa idealizzare il passato. Le donne hanno conquistato diritti fondamentali che devono essere difesi.

Significa semplicemente riconoscere che l'Occidente è cambiato.

Ma che cos'è, allora, l'Occidente?

Qui nasce forse l'equivoco più grande.

L'Islam è una religione. L'Occidente non lo è.

L'Occidente è il risultato di molte eredità: cristianesimo ed ebraismo, cultura greco-romana, umanesimo, Illuminismo, democrazia liberale, sviluppo scientifico e, soprattutto negli ultimi secoli, crescente secolarizzazione.

Per questo dire semplicemente “Islam contro Occidente” significa confrontare due categorie differenti.

Molto spesso il vero confronto non è tra Islam e Occidente, ma tra una visione religiosa dell'essere umano e una visione contemporanea fortemente fondata sull'autonomia individuale.

La prima domanda:

“Che cosa è giusto davanti a Dio?”

La seconda tende maggiormente a chiedere:

“Che cosa sono libero di fare, purché non danneggi gli altri?”

Sono due modi differenti di concepire la libertà.

Per la religione, infatti, non tutto ciò che desideriamo o che avviene consensualmente diventa automaticamente moralmente giusto. Esistono anche responsabilità verso Dio, verso noi stessi, verso la famiglia e verso la società.

Chi critica una donna musulmana coperta?

Dovremmo allora porre una domanda che raramente viene formulata.

Quando qualcuno critica una donna perché sceglie di coprirsi, parla in quanto cristiano oppure in quanto occidentale contemporaneo?

Non è la stessa cosa.

Un cristiano può certamente discutere la teologia islamica. Ma se considera il pudore in sé qualcosa di arretrato, entra in contrasto anche con una parte importante della propria tradizione religiosa.

Il confronto, quindi, non dovrebbe essere costruito artificialmente come Islam contro cristianesimo o Islam contro Occidente.

La questione più profonda riguarda il posto che una società attribuisce a Dio, al desiderio, alla disciplina personale e alla libertà.

Mettiamoci nei suoi panni

Una donna afghana o musulmana non deve essere costretta a coprirsi. Su questo non dovrebbe esserci alcuna ambiguità.

Ma proviamo anche, per un momento, a metterci nei suoi panni.

Una donna nata e cresciuta in una società nella quale coprirsi rappresenta normalità, educazione, pudore o convinzione religiosa non necessariamente si sentirà più libera semplicemente togliendo il velo o indossando gli stessi abiti delle altre donne occidentali.

Ciò che per una donna europea può apparire normale, per lei potrebbe significare esporsi in un modo che le provoca disagio.

Esattamente come una donna occidentale potrebbe sentirsi profondamente a disagio se, trasferendosi altrove, qualcuno pretendesse improvvisamente che coprisse il proprio corpo secondo consuetudini che non sente proprie.

È qui che lo specchio diventa veramente utile.

Non possiamo condannare l'imposizione di coprirsi e, contemporaneamente, considerare emancipata una donna soltanto quando decide di scoprirsi.

La libertà deve funzionare in entrambe le direzioni.

Naturalmente cultura, educazione e religione influenzano profondamente le nostre scelte. Accade alla donna afghana come alla donna europea.

Ma proprio per questo la domanda non dovrebbe essere:

“Quanto è coperta?”

La domanda dovrebbe essere:

“È stata rispettata nella sua dignità e nella sua scelta?”

Lo specchio

Forse, prima di domandarci perché “l'Islam” sia diverso “dall'Occidente”, dovremmo formulare meglio la domanda.

Non Islam contro Occidente.

Perché l'Occidente non è una religione.

Il vero confronto riguarda differenti concezioni della persona, della libertà, del desiderio, della famiglia, della responsabilità e del rapporto con Dio.

Né scoprirsi né coprirsi rende automaticamente una donna libera.

E forse la libertà comincia proprio quando smettiamo di pretendere che l'altro debba assomigliarci per essere considerato libero.

European Muslims League (EML)
Dialogo, conoscenza reciproca e rispetto della libertà religiosa.

martedì 25 agosto 2026

Alfredo Maiolese – International Press, Media and Public Activities Archive

English
Explore the documentary archive dedicated to the international press coverage, interviews and public and institutional activities of Alfredo Maiolese, with references to media sources from different countries.

Italiano
Consulta l’archivio documentale dedicato alla presenza di Alfredo Maiolese sulla stampa internazionale, alle interviste e alle attività pubbliche e istituzionali, con riferimenti a fonti mediatiche di diversi Paesi.

العربية
اطّلع على الأرشيف التوثيقي المخصص للتغطية الصحفية الدولية والمقابلات والأنشطة العامة والمؤسسية لألفريدو مايوليزي، مع مراجع لمصادر إعلامية من مختلف دول العالم.

Français
Consultez les archives documentaires consacrées à la couverture d’Alfredo Maiolese dans la presse internationale, à ses interviews et à ses activités publiques et institutionnelles, avec des références à des sources médiatiques de différents pays.

Español
Consulte el archivo documental dedicado a la presencia de Alfredo Maiolese en la prensa internacional, sus entrevistas y sus actividades públicas e institucionales, con referencias a fuentes de comunicación de diferentes países.

Explore the International Documentary Archive:

lunedì 24 agosto 2026

Il Corano permette al marito di picchiare la moglie? Leggiamo tutte le fonti

Circola ancora, soprattutto sui social, l'affermazione secondo cui "il Corano permette al marito di picchiare la moglie".

La European Muslims League ritiene che una questione così delicata debba essere affrontata senza nascondere nulla, ma anche senza estrarre una parola dal suo contesto.

Cosa dice realmente Corano 4:34

Il versetto citato è Corano 4:34. L'espressione araba wa-ḍribūhunna è stata interpretata dalla maggioranza dell'esegesi classica anche nel senso di "colpitele", nell'ambito di una grave crisi coniugale, dopo l'ammonimento e la separazione nel letto e con limiti che escludono il danno.

Negare l'esistenza di questa interpretazione storica sarebbe scorretto.

Ma fermarsi a quella parola e tradurla nello slogan "l'Islam permette agli uomini di picchiare le mogli" è altrettanto scorretto.

Guardiamo la Sunnah e il comportamento del Profeta ﷺ

Āʾisha riferisce in Ṣaḥīḥ Muslim 2328a che il Messaggero di Allah ﷺ non colpì mai con la propria mano né una donna né un servitore.

In Sunan Abī Dāwūd 2146 troviamo inoltre l'esortazione:

"Non colpite le serve di Allah."

Quando alcune donne si lamentarono dei propri mariti, il Profeta ﷺ disse di quegli uomini:

"Non sono i migliori tra voi."

La domanda diventa allora inevitabile: se picchiare la moglie rappresentasse davvero il comportamento che l'Islam propone al marito, perché il Profeta Muhammad ﷺ non lo fece con le proprie mogli e giudicò negativamente gli uomini che si comportavano in quel modo?

Il cammello non vede la propria gobba

Prima di attribuire la violenza a una religione, dovremmo guardare anche ciò che accade nelle nostre società.

Secondo ISTAT, nel 2023 in Italia sono state uccise 117 donne. Di queste, 63 sono state uccise dal partner o dall'ex partner. ISTAT stima inoltre 96 femminicidi secondo il framework statistico adottato.

Fonte ufficiale: ISTAT – "Le vittime di omicidio – Anno 2023", 20 novembre 2024.

Chiunque può verificare direttamente i dati sul sito ufficiale ISTAT.

Questi numeri non dimostrano certamente che il cristianesimo sia responsabile degli omicidi commessi in Italia.

Sarebbe assurdo sostenerlo.

Un uomo italiano che maltratta o uccide la propria moglie non rappresenta automaticamente il cristianesimo, anche se è nato e cresciuto in una società di tradizione cristiana.

Perché utilizzare un criterio differente quando l'uomo violento è musulmano?

Un musulmano che picchia, terrorizza o maltratta la propria moglie non rappresenta automaticamente l'Islam. Può essere un uomo violento, ignorante delle proprie fonti o qualcuno che prende una frase religiosa e la interpreta secondo la propria convenienza.

Una frase isolata non rappresenta una religione

La European Muslims League non sostiene che l'interpretazione classica di Corano 4:34 non sia mai esistita.

Sostiene qualcosa di più preciso:

trasformare Corano 4:34 nella frase "l'Islam autorizza gli uomini a picchiare le mogli" significa eliminare il contesto, i limiti posti dalla tradizione, la Sunnah e soprattutto l'esempio personale del Profeta Muhammad ﷺ.

La violenza domestica non diventa religiosamente giustificabile perché qualcuno prende una parola dal Corano per legittimare il proprio comportamento.

Il Corano descrive il matrimonio attraverso mawadda e raḥma: affetto e misericordia (Corano 30:21), e ordina:

"Comportatevi con loro secondo benevolenza."
(Corano 4:19)

Difendere correttamente l'Islam non significa nascondere i testi difficili.

Significa leggerli tutti: Corano, Sunnah, contesto, tafsīr, fiqh e comportamento del Profeta ﷺ.

E applicare lo stesso criterio a tutti.

La violenza contro le donne deve essere condannata sempre, indipendentemente dalla nazionalità, dalla cultura o dalla religione dell'aggressore.

European Muslims League – EML
Monitor. Verify. Document. Respond.

Fonti

ISTAT – Le vittime di omicidio, anno 2023

Ṣaḥīḥ Muslim 2328a – Testimonianza di ʿĀʾisha sulla condotta del Profeta ﷺ

Sunan Abī Dāwūd 2146 – Non colpite le serve di Allah.


domenica 23 agosto 2026

Europe’s Muslims Fight Back Against the Hate WaveAs anti-Muslim incidents rise across Europe, Dr Yvonne Ridley reflects on why organisation, dialogue and institutional engagement may offer a stronger response than anger and division


Dr Yvonne Ridley – Journalist, author and European Muslims League Secretary-General. 

There was a time when the word “Islamophobia” could be dismissed by some European politicians as a term invented by activists, a convenient label for silencing criticism of Islam.

Those days are becoming increasingly difficult to sustain.

Across Europe, Muslims are reporting discrimination, harassment, threats and violence at levels that should concern anyone who takes equality and democratic citizenship seriously.

The figures emerging from Germany, France and Britain are disturbing, while research by the European Union Agency for Fundamental Rights suggests that the problem extends far beyond individual countries.

Almost one in two Muslim respondents in the FRA survey reported experiencing racial discrimination during the previous five years.

Germany documented more than 4,000 anti-Muslim incidents during 2025 — more than 11 every day.

France recorded a dramatic increase in anti-Muslim acts, while Britain also saw religious hate crimes targeting Muslims rise.

These are not simply arguments taking place on social media.

They involve discrimination, threats, harassment, physical violence and attacks affecting Muslim communities and their places of worship.

Yet the question facing Europe's Muslims is not only how to expose Islamophobia.

It is how to respond to it.

This is where the approach being developed by the European Muslims League (EML) deserves attention.

Its President, Ambassador Alfredo Maiolese, is advocating a response based not on isolation or retaliation, but on organisation, institutional engagement and responsibility.

His message can be summarised simply:

“We cannot fight hatred with more hatred.”

That principle matters.

Muslims should have the confidence to defend their rights while simultaneously defending the principles of the societies in which they live: the rule of law, democratic participation, education, social responsibility and peaceful coexistence.

Being Muslim and being European are not competing identities.

Millions of Muslims were born in Europe. They raise their children here, work here, study here, build businesses here, pay taxes here and contribute every day to European society.

They are not temporary visitors.

They are part of Europe.

And yet Muslims are still too often spoken about rather than spoken with.

Governments develop policies concerning Muslims. Politicians debate Muslims. Newspapers discuss Muslims. Security agencies monitor issues involving Muslim communities.

But the voices of those actually living the European Muslim experience are not always present when those conversations take place.

The European Muslims League is attempting to change that.

Not by asking for special privileges.

Not by demanding immunity from criticism.

And certainly not by defending criminal behaviour simply because the perpetrator happens to be Muslim.

The principle should be straightforward.

If a Muslim commits a crime, that individual is responsible.

If a Christian commits a crime, that individual is responsible.

If an atheist commits a crime, that individual is responsible.

Religion should never become a collective criminal record.

That principle also explains why confronting disinformation is becoming increasingly important.

Criticism of Islam is legitimate and belongs within freedom of expression.

Deliberately spreading false information, manipulating Islamic texts, removing quotations from their historical or theological context or portraying an entire religious community as collectively dangerous is something different.

The answer, however, must still be facts rather than counter-propaganda.

That is why the EML's emerging approach — documenting incidents, verifying information, engaging journalists and institutions and responding through evidence — could prove important.

There is also a wider lesson.

Islamophobia is not exclusively a Muslim problem.

Once a society becomes comfortable with collective blame, religious prejudice and the idea that millions of people can be judged according to the actions of individuals, something much larger begins to erode.

Equality before the law cannot depend upon someone's religion.

Nor can human dignity.

Europe's Muslims therefore have every right to organise themselves and demand that their security and dignity be protected.

But rights also bring responsibilities.

The strongest answer to those who portray Muslims as incapable of integrating into European society may ultimately be Muslims themselves: doctors, teachers, workers, entrepreneurs, students, parents and citizens participating openly and confidently in the societies they call home.

That is why the European Muslims League's initiative is worth watching.

At a moment when Europe's political debate is increasingly polarised, it is offering something less dramatic but potentially much more effective:

dialogue, responsibility, institutional engagement and equality before the law.

The statistics tell us that the problem is real.

The next question is whether Europe is prepared to confront it without creating new divisions in the process.

Dr Yvonne Ridley

European Muslims League

sabato 22 agosto 2026

EML Launches Islamophobia Watch: Monitoring, Verifying and Responding with Facts


The European Muslims League (EML) has launched EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit, a new initiative dedicated to monitoring Islamophobia, disinformation and the manipulation of information concerning Islam and Muslims across media, websites, blogs and social networks.

The digital environment has dramatically accelerated the circulation of information. A misleading headline, an inaccurate quotation or a religious text taken out of context can reach thousands — sometimes millions — of people within hours.

This is why monitoring alone is not enough.

Information must be verified.

EML Islamophobia Watch will identify significant cases and examine the sources behind them.

When the Qur’an is quoted, the original text, translation and context will be checked.

When a hadith — a narration reporting words, actions or teachings attributed to the Prophet Muhammad — is used, its authenticity and context will be examined.

When reference is made to the Sunnah — the Prophetic tradition that constitutes, together with the Qur’an, a fundamental reference in Islam —, the relevant sources will be verified.

Historical claims, statistics and public statements will likewise be compared with available evidence.

Not every criticism is Islamophobia

The purpose of this initiative is not to label every disagreement or criticism concerning Islam as Islamophobia.

Nor is it intended to create lists of enemies or restrict freedom of expression.

If a statement is correct, we will acknowledge it.
If it is false or manipulated, we will show the sources.

The same principle applies internally: EML will continue to oppose those who misuse Islam to justify extremism, terrorism, religious hatred or the rejection of peaceful coexistence.

Credibility requires consistency.

Monitor. Verify. Document. Respond.

The work of EML Islamophobia Watch will be based on four principles:

MONITOR — observe media, websites, blogs and social networks.

VERIFY — examine facts, religious texts, translations, historical context and original sources.

DOCUMENT — preserve evidence and provide transparent references.

RESPOND — answer misinformation through facts, knowledge, culture and dialogue.

The European Muslims League has worked since 2010 in intercultural and interreligious dialogue and conflict prevention. Today, that commitment extends more strongly into the digital sphere.

Islamophobia is not solely a Muslim issue.

When misinformation and generalisations target a religious community, what is at stake is also the quality of public information, social cohesion and our ability to live together without fear of one another.

For this reason, EML Islamophobia Watch welcomes cooperation with institutions, universities, researchers, journalists, religious organisations and civil society — Muslim and non-Muslim alike.

We do not intend to answer propaganda with propaganda.

We will monitor.
We will verify.
We will document.
We will respond.

Not with hatred. With sources.

We counter ideas with ideas.

European Muslims League – EML
EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

Read the official announcement

The full presentation of the initiative is available on the official European Muslims League website:

EML Islamophobia Watch – European Monitoring & Response Unit

https://www.eml.fm/eml-islamophobia-watch-is-launched/?utm_source=chatgpt.com

Quando la critica diventa falsificazione


Criticare una religione è legittimo. Inventare ciò che dicono i suoi testi sacri non lo è.

Nell'immagine che sta circolando vengono indicati alcuni versetti del Corano accompagnandoli con frasi che, in diversi casi, quei versetti semplicemente non contengono.

Il Corano contiene versetti relativi alla guerra e al combattimento. Negarlo sarebbe intellettualmente scorretto. Ma altrettanto scorretto è trasformare passi riferiti a combattimenti, nemici e circostanze determinate in ordini universali contro tutti i non musulmani.

Corano 9:111 – “72 vergini per chi uccide i non musulmani”

Nel versetto non compaiono né il numero 72 né un ordine di uccidere i non musulmani in cambio di vergini. Il testo parla dei credenti che offrono ad Allah le proprie vite e i propri beni in cambio del Paradiso e menziona il combattimento sulla via di Allah. Attribuirgli la frase pubblicata nell'immagine significa fargli dire qualcosa che non dice.

Corano 2:217 – “Ucciderete chi abbandona l'Islam”

Anche questa frase non compare nel versetto. Il testo parla del combattimento nel mese sacro e afferma che chi abbandona la propria religione e muore nella miscredenza vedrà vanificate le proprie opere. Non contiene l'ordine: “uccidete chi abbandona l'Islam”.

Corano 8:12 e 47:4 – “Decapiterete i non musulmani”

Sono passi con un linguaggio di guerra duro e non abbiamo alcuna necessità di nasconderlo. Ma riguardano il combattimento contro un nemico, non l'esistenza pacifica dei non musulmani. In particolare 47:4 prosegue parlando dei prigionieri e della possibilità di liberarli gratuitamente o dietro riscatto, fino alla cessazione della guerra. Citare soltanto alcune parole e trasformare “il nemico in battaglia” in “tutti i non musulmani” altera il significato.

Corano 8:60 – “Terrorizzerete i non musulmani”

Il versetto parla della preparazione della forza nei confronti del nemico, cioè di deterrenza in un contesto di conflitto. “Nemico” e “non musulmano” non sono sinonimi. Sostituire una categoria con l'altra produce un significato che il testo non contiene.

Corano 3:28 e 16:106 – “Mentirai per rafforzare l'Islam”

Questa frase non esiste nei due versetti. Il secondo, 16:106, riguarda la persona costretta sotto minaccia a pronunciare parole contrarie alla propria fede mentre il suo cuore rimane saldo. Trasformarlo in un'autorizzazione generale a mentire per promuovere l'Islam è una falsificazione del contenuto.

Ma esiste una questione ancora più importante.

Prima di condividere un'accusa contro la religione di milioni di persone, abbiamo il dovere morale di verificarla.

Questo principio non appartiene soltanto all'Islam.

Il Corano ammonisce:

“O voi che credete, se un malvagio vi porta una notizia, verificatela...”
(Corano 49:6)

E ammonisce anche:

“Non seguire ciò di cui non hai conoscenza.”
(Corano 17:36)

La stessa responsabilità morale attraversa anche la tradizione ebraica e quella cristiana. Il comandamento biblico “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” appartiene al patrimonio religioso condiviso da ebrei e cristiani.

Per un credente, dunque, diffondere consapevolmente una falsità contro un'altra comunità religiosa non è semplicemente un comportamento scorretto sui social: è una responsabilità morale e religiosa davanti a Dio.

E allora una domanda è inevitabile.

Quando qualcuno dedica sistematicamente tempo ed energie a raccogliere e diffondere contenuti contro una determinata religione, senza verificare nemmeno se le frasi attribuite al suo Libro sacro esistano realmente, siamo ancora davanti a una ricerca della verità?

Oppure qualcuno ha interesse a trasformare la paura in ostilità?

Non possiamo conoscere le intenzioni di chi pubblica e non intendiamo attribuirgliene. Possiamo però giudicare ciò che viene pubblicato.

La critica all'Islam è legittima.

La discussione sui versetti difficili del Corano è legittima.

Il confronto storico e teologico è legittimo.

La falsificazione non lo è.

Se vogliamo discutere dell'Islam, discutiamone apertamente. Prendiamo il Corano, leggiamo i versetti integralmente, studiamone il contesto e confrontiamoci anche sui passaggi più difficili.

Combattiamo le idee con le idee.

Non con frasi inventate attribuite a un Libro sacro.

European Muslims League – EML

#EuropeanMuslimsLeague #Islam #Corano #FakeNews #DialogoInterreligioso #LibertàReligiosa #ControLaDisinformazione

giovedì 20 agosto 2026

La fede non si giudica dagli errori degli uomini.



Cristiani e musulmani davanti alla storia senza paura della verità

La storia delle religioni è anche una storia di uomini e gli uomini possono sbagliare persino quando affermano di agire nel nome di Dio

La storia dei cristiani copti d Egitto ne è un esempio importante

Dopo il Concilio di Calcedonia del 451 le divergenze tra la Chiesa copta e Costantinopoli provocarono anche persecuzioni e forti pressioni da parte del potere cristiano bizantino contro i cristiani egiziani non calcedoniani

Quando nel settimo secolo le forze arabe musulmane guidate da Amr ibn al As conquistarono l Egitto trovarono quindi una società già profondamente divisa sul piano religioso e politico

Sotto il nuovo governo i cristiani conservarono la propria fede le proprie comunità e i propri luoghi di culto all interno dello status di dhimmi

Tra gli obblighi vi era la jizya una forma di imposizione fiscale prevista per determinate categorie di non musulmani

È importante collocarla nel sistema dell epoca e non presentarla semplicemente come una punizione per essere cristiani

Ogni organizzazione statale necessita di entrate per sostenere l amministrazione la sicurezza e i servizi e anche i musulmani erano soggetti a propri obblighi economici e religiosi tra cui la zakat

Ciò non significa che quel sistema garantisse l uguaglianza giuridica nel significato moderno del termine ma neppure che il pagamento della jizya equivalesse automaticamente a una conversione forzata

Nel corso dei secoli l Egitto conobbe una progressiva arabizzazione e islamizzazione e vi furono anche periodi nei quali i cristiani subirono discriminazioni pressioni e persecuzioni sotto governanti musulmani

Un musulmano non deve avere paura di riconoscerlo

Ma lo stesso criterio deve essere applicato alla storia cristiana

L Europa cristiana conobbe l Inquisizione persecuzioni religiose e condanne per eresia

Giovanna d Arco fu processata da un tribunale ecclesiastico condannata come eretica e bruciata sul rogo nel 1431 mentre Galileo Galilei fu processato dall Inquisizione e costretto all abiura

Sarebbe però profondamente ingiusto utilizzare questi avvenimenti per affermare che questo sia il Cristianesimo o il messaggio di Gesù Cristo

Allo stesso modo non possiamo attribuire all Islam ogni ingiustizia commessa nei secoli da sovrani o governi musulmani

Esiste inoltre un errore da evitare

Non è corretto rappresentare i copti come gli unici discendenti degli antichi egiziani e gli egiziani musulmani come semplici discendenti degli invasori arabi

La conquista fu araba ma arabizzazione e islamizzazione furono processi durati secoli durante i quali una grande parte della popolazione egiziana cambiò progressivamente lingua cultura e religione

Copti e musulmani condividono quindi una parte profonda della stessa storia egiziana

Oggi il principio deve essere ancora più semplice

Un musulmano che chiede rispetto per una moschea in Europa deve difendere con la stessa forza il diritto di un cristiano ad avere una chiesa in un Paese musulmano

E un cristiano che difende la propria libertà religiosa deve riconoscere quella del musulmano

La European Muslims League ritiene che la libertà religiosa sia indivisibile

Difendere un musulmano discriminato in Europa e un cristiano discriminato in Medio Oriente significa difendere lo stesso principio

La dignità della persona e il diritto di professare liberamente la propria fede

La storia non deve diventare un arma per dividerci

Deve diventare una lezione per non ripetere gli errori degli uomini

European Muslims League – EML

Jihad significa davvero guerra?

Sui social circola un video pubblicato da Ciro Principe nel quale si sostiene che nell’Islam alcuni termini verrebbero presentati ai non musulmani con un significato diverso da quello reale

Nel video vengono citati Taqiyya Kitmān e Tawriya parlando di una presunta manipolazione nell’Islam e viene utilizzato anche il termine jihad sostenendo che significherebbe guerra mentre i musulmani lo presenterebbero come sforzo

È necessario fare chiarezza partendo prima di tutto dalla lingua araba dal Corano e dal contesto

Cosa significa jihad

Nel versetto 9:73 mostrato nel video compare la parola

جَاهِدِ – jāhid

Il termine deriva dalla radice araba ج هـ د – j-h-d che esprime il concetto di sforzarsi impegnarsi lottare

La parola araba per guerra è invece حرب – ḥarb mentre قتال – qitāl indica il combattimento

Questo non significa negare che il jihad possa comprendere in determinate circostanze anche una dimensione armata ma significa riconoscere una cosa molto semplice

Jihad non è sinonimo di guerra

È lo stesso Corano a dimostrarlo

In Corano 25:52 Allah dice

فَلَا تُطِعِ الْكَافِرِينَ وَجَاهِدْهُم بِهِ جِهَادًا كَبِيرًا

Non obbedire dunque ai miscredenti e compi contro di loro per mezzo di esso un grande jihad

L’espressione per mezzo di esso viene tradizionalmente riferita al Corano e quindi alla Rivelazione

Allah ordina al Profeta Muhammad ﷺ di compiere un grande jihad attraverso il Corano attraverso la parola l’argomentazione e la fermezza nella fede

La Sura al Furqān è inoltre generalmente considerata meccana quindi precedente alle battaglie della comunità musulmana

Qui il jihad viene quindi compiuto attraverso la Rivelazione e non attraverso le armi

È lo stesso Corano a dimostrare che jihad non significa automaticamente guerra

Lo sforzo contro il proprio ego

Nella tradizione islamica troviamo anche la mujāhadat al-nafs cioè lo sforzo e la lotta interiore contro il proprio nafs il proprio ego

È l’impegno quotidiano del credente nel controllare egoismo ira passioni tentazioni e tutto ciò che lo allontana dal bene e da Allah

Anche questo è jihad

Questo esempio dimostra ancora una volta perché jihad non possa essere tradotto automaticamente con guerra perché in questo contesto significa sforzo e lotta contro il proprio ego e non combattimento armato

Il versetto 9:73 mostrato nel video

Il versetto appartiene alla Sura at Tawbah e deve essere letto nel contesto delle tensioni dei conflitti e della situazione degli ipocriti nella comunità di Medina

Il testo arabo dice

يَا أَيُّهَا النَّبِيُّ جَاهِدِ الْكُفَّارَ وَالْمُنَافِقِينَ وَاغْلُظْ عَلَيْهِمْ

Anche qui viene utilizzata la parola jāhid

Alcune traduzioni italiane scelgono di renderla con combatti ma una traduzione rappresenta anche una scelta interpretativa

Non si può quindi prendere la parola italiana combatti scelta da una traduzione e utilizzarla come prova che la parola araba jihad significhi sempre guerra

Taqiyya Kitmān e Tawriya

Anche su questi termini bisogna fare chiarezza perché non sono sinonimi e soprattutto non significano che un musulmano possa mentire liberamente ai non musulmani

Taqiyya تقيّة riguarda la possibilità di dissimulare la propria fede in particolari condizioni di pericolo persecuzione o costrizione ed è un concetto che ha avuto uno sviluppo particolarmente importante nella tradizione sciita

Kitmān كتمان significa nascondere tacere o non rivelare qualcosa e trasformare questa parola in una presunta dottrina islamica dell’inganno verso i non musulmani significa attribuirle un significato che va ben oltre la parola stessa

Tawriya تورية riguarda invece l’utilizzo di un’espressione indiretta che può avere più di un significato e la tradizione giuridica ne discute l’utilizzo in circostanze particolari

Non rappresenta un’autorizzazione generale alla menzogna

Mettere insieme Taqiyya Kitmān Tawriya e Jihad e presentarli come strumenti utilizzati dai musulmani per ingannare sistematicamente chi non appartiene alla loro religione significa mettere sullo stesso piano concetti differenti che hanno significati e contesti differenti

Criticare è legittimo ma bisogna conoscere ciò che si critica

Nessuno deve sostenere che il jihad sia sempre e soltanto uno sforzo spirituale perché la storia e la giurisprudenza islamica conoscono anche il jihad in determinati contesti militari

Ma è altrettanto sbagliato sostenere che jihad significhi guerra e che i musulmani parlino di sforzo per manipolare chi non conosce l’Islam

Criticare una religione è legittimo così come è legittimo discutere il Corano

Ma prima di accusare i musulmani di manipolare il significato della propria religione è necessario conoscere le parole nella loro lingua originale leggere le fonti e soprattutto comprenderne il contesto

Una parola estratta dal suo contesto può essere utilizzata per dimostrare quasi qualsiasi cosa

La conoscenza invece richiede studio correttezza e rispetto

Ed è proprio da qui che dovrebbe iniziare ogni vero dialogo

European Muslims League – EML

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