Circola ancora, soprattutto sui social, l'affermazione secondo cui "il Corano permette al marito di picchiare la moglie".
La European Muslims League ritiene che una questione così delicata debba essere affrontata senza nascondere nulla, ma anche senza estrarre una parola dal suo contesto.
Cosa dice realmente Corano 4:34
Il versetto citato è Corano 4:34. L'espressione araba wa-ḍribūhunna è stata interpretata dalla maggioranza dell'esegesi classica anche nel senso di "colpitele", nell'ambito di una grave crisi coniugale, dopo l'ammonimento e la separazione nel letto e con limiti che escludono il danno.
Negare l'esistenza di questa interpretazione storica sarebbe scorretto.
Ma fermarsi a quella parola e tradurla nello slogan "l'Islam permette agli uomini di picchiare le mogli" è altrettanto scorretto.
Guardiamo la Sunnah e il comportamento del Profeta ﷺ
Āʾisha riferisce in Ṣaḥīḥ Muslim 2328a che il Messaggero di Allah ﷺ non colpì mai con la propria mano né una donna né un servitore.
In Sunan Abī Dāwūd 2146 troviamo inoltre l'esortazione:
"Non colpite le serve di Allah."
Quando alcune donne si lamentarono dei propri mariti, il Profeta ﷺ disse di quegli uomini:
"Non sono i migliori tra voi."
La domanda diventa allora inevitabile: se picchiare la moglie rappresentasse davvero il comportamento che l'Islam propone al marito, perché il Profeta Muhammad ﷺ non lo fece con le proprie mogli e giudicò negativamente gli uomini che si comportavano in quel modo?
Il cammello non vede la propria gobba
Prima di attribuire la violenza a una religione, dovremmo guardare anche ciò che accade nelle nostre società.
Secondo ISTAT, nel 2023 in Italia sono state uccise 117 donne. Di queste, 63 sono state uccise dal partner o dall'ex partner. ISTAT stima inoltre 96 femminicidi secondo il framework statistico adottato.
Fonte ufficiale: ISTAT – "Le vittime di omicidio – Anno 2023", 20 novembre 2024.
Chiunque può verificare direttamente i dati sul sito ufficiale ISTAT.
Questi numeri non dimostrano certamente che il cristianesimo sia responsabile degli omicidi commessi in Italia.
Sarebbe assurdo sostenerlo.
Un uomo italiano che maltratta o uccide la propria moglie non rappresenta automaticamente il cristianesimo, anche se è nato e cresciuto in una società di tradizione cristiana.
Perché utilizzare un criterio differente quando l'uomo violento è musulmano?
Un musulmano che picchia, terrorizza o maltratta la propria moglie non rappresenta automaticamente l'Islam. Può essere un uomo violento, ignorante delle proprie fonti o qualcuno che prende una frase religiosa e la interpreta secondo la propria convenienza.
Una frase isolata non rappresenta una religione
La European Muslims League non sostiene che l'interpretazione classica di Corano 4:34 non sia mai esistita.
Sostiene qualcosa di più preciso:
trasformare Corano 4:34 nella frase "l'Islam autorizza gli uomini a picchiare le mogli" significa eliminare il contesto, i limiti posti dalla tradizione, la Sunnah e soprattutto l'esempio personale del Profeta Muhammad ﷺ.
La violenza domestica non diventa religiosamente giustificabile perché qualcuno prende una parola dal Corano per legittimare il proprio comportamento.
Il Corano descrive il matrimonio attraverso mawadda e raḥma: affetto e misericordia (Corano 30:21), e ordina:
"Comportatevi con loro secondo benevolenza."
(Corano 4:19)
Difendere correttamente l'Islam non significa nascondere i testi difficili.
Significa leggerli tutti: Corano, Sunnah, contesto, tafsīr, fiqh e comportamento del Profeta ﷺ.
E applicare lo stesso criterio a tutti.
La violenza contro le donne deve essere condannata sempre, indipendentemente dalla nazionalità, dalla cultura o dalla religione dell'aggressore.
European Muslims League – EML
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Fonti
ISTAT – Le vittime di omicidio, anno 2023
Ṣaḥīḥ Muslim 2328a – Testimonianza di ʿĀʾisha sulla condotta del Profeta ﷺ
Sunan Abī Dāwūd 2146 – Non colpite le serve di Allah.
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