sabato 22 agosto 2026

Quando la critica diventa falsificazione


Criticare una religione è legittimo. Inventare ciò che dicono i suoi testi sacri non lo è.

Nell'immagine che sta circolando vengono indicati alcuni versetti del Corano accompagnandoli con frasi che, in diversi casi, quei versetti semplicemente non contengono.

Il Corano contiene versetti relativi alla guerra e al combattimento. Negarlo sarebbe intellettualmente scorretto. Ma altrettanto scorretto è trasformare passi riferiti a combattimenti, nemici e circostanze determinate in ordini universali contro tutti i non musulmani.

Corano 9:111 – “72 vergini per chi uccide i non musulmani”

Nel versetto non compaiono né il numero 72 né un ordine di uccidere i non musulmani in cambio di vergini. Il testo parla dei credenti che offrono ad Allah le proprie vite e i propri beni in cambio del Paradiso e menziona il combattimento sulla via di Allah. Attribuirgli la frase pubblicata nell'immagine significa fargli dire qualcosa che non dice.

Corano 2:217 – “Ucciderete chi abbandona l'Islam”

Anche questa frase non compare nel versetto. Il testo parla del combattimento nel mese sacro e afferma che chi abbandona la propria religione e muore nella miscredenza vedrà vanificate le proprie opere. Non contiene l'ordine: “uccidete chi abbandona l'Islam”.

Corano 8:12 e 47:4 – “Decapiterete i non musulmani”

Sono passi con un linguaggio di guerra duro e non abbiamo alcuna necessità di nasconderlo. Ma riguardano il combattimento contro un nemico, non l'esistenza pacifica dei non musulmani. In particolare 47:4 prosegue parlando dei prigionieri e della possibilità di liberarli gratuitamente o dietro riscatto, fino alla cessazione della guerra. Citare soltanto alcune parole e trasformare “il nemico in battaglia” in “tutti i non musulmani” altera il significato.

Corano 8:60 – “Terrorizzerete i non musulmani”

Il versetto parla della preparazione della forza nei confronti del nemico, cioè di deterrenza in un contesto di conflitto. “Nemico” e “non musulmano” non sono sinonimi. Sostituire una categoria con l'altra produce un significato che il testo non contiene.

Corano 3:28 e 16:106 – “Mentirai per rafforzare l'Islam”

Questa frase non esiste nei due versetti. Il secondo, 16:106, riguarda la persona costretta sotto minaccia a pronunciare parole contrarie alla propria fede mentre il suo cuore rimane saldo. Trasformarlo in un'autorizzazione generale a mentire per promuovere l'Islam è una falsificazione del contenuto.

Ma esiste una questione ancora più importante.

Prima di condividere un'accusa contro la religione di milioni di persone, abbiamo il dovere morale di verificarla.

Questo principio non appartiene soltanto all'Islam.

Il Corano ammonisce:

“O voi che credete, se un malvagio vi porta una notizia, verificatela...”
(Corano 49:6)

E ammonisce anche:

“Non seguire ciò di cui non hai conoscenza.”
(Corano 17:36)

La stessa responsabilità morale attraversa anche la tradizione ebraica e quella cristiana. Il comandamento biblico “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo” appartiene al patrimonio religioso condiviso da ebrei e cristiani.

Per un credente, dunque, diffondere consapevolmente una falsità contro un'altra comunità religiosa non è semplicemente un comportamento scorretto sui social: è una responsabilità morale e religiosa davanti a Dio.

E allora una domanda è inevitabile.

Quando qualcuno dedica sistematicamente tempo ed energie a raccogliere e diffondere contenuti contro una determinata religione, senza verificare nemmeno se le frasi attribuite al suo Libro sacro esistano realmente, siamo ancora davanti a una ricerca della verità?

Oppure qualcuno ha interesse a trasformare la paura in ostilità?

Non possiamo conoscere le intenzioni di chi pubblica e non intendiamo attribuirgliene. Possiamo però giudicare ciò che viene pubblicato.

La critica all'Islam è legittima.

La discussione sui versetti difficili del Corano è legittima.

Il confronto storico e teologico è legittimo.

La falsificazione non lo è.

Se vogliamo discutere dell'Islam, discutiamone apertamente. Prendiamo il Corano, leggiamo i versetti integralmente, studiamone il contesto e confrontiamoci anche sui passaggi più difficili.

Combattiamo le idee con le idee.

Non con frasi inventate attribuite a un Libro sacro.

European Muslims League – EML

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